Pensieri del giorno

Uscire dalla logica dello scontro di civiltà

"I fatti orrendi di Parigi dovrebbero imporre a tutti noi di ragionare alla grande, ma in questo clima sono in pochi a ragionare, soprattutto in Italia. Il livello del dibattito è deprimente". Lo dice il filosofo Massimo Cacciari.

E quale sarebbe, professore, la prima riflessione da fare?
"Negli ultimi venti-trent’anni abbiamo vissuto tutti nell’illusione che la storia potesse in qualche modo cancellare la propria dimensione tragica. Che la nostra Penisola potesse restare fuori dalle trasformazioni epocali che hanno rivoluzionato la geopolitica e prodotto una serie di conflitti (Afghanistan, Iraq, la questione irrisolta dei rapporti tra Israele e palestinesi) che anche per colpa dell’Occidente restano pesantemente irrisolti".

Ma è la guerra la soluzione?

Ugo Morelli

Di fronte ai terribili eventi francesi e alla distruttività del terrorismo, che ci riguardano direttamente, le reazioni, nella maggior parte dei casi, sono improntate alla esibizione di superiorità della nostra cultura che chiamiamo civiltà in modo unilaterale, e alla guerra come risposta. A parte la considerazione sull’inefficacia di ogni guerra organizzata per combattere il terrorismo, viene da chiedersi se non sia il caso di mettersi almeno in una certa misura in discussione e di assumere una posizione che non neghi il conflitto ma provi ad elaborarlo. Distinguere tra conflitto e guerra è quanto mai necessario proprio di fronte a situazioni come quella che stiamo considerando. Il conflitto è la ricerca della convivenza delle differenze, di tutte le differenze. La guerra è antagonismo; è “mors tua vita mea”. 

Il cammino di Politica Responsabile si conclude oggi. O meglio prosegue, aggiornando le rotte di navigazione e provando a spingersi in mare aperto. Contribuiamo alla creazione dell'Associazione Territoriali#Europei, trovando nuovi compagni di viaggio alla ricerca - come noi - di un luogo che abbia l'obiettivo di leggere il contesto politico nelle sue innumerevoli sfumature e che sappia offrire a tutti coloro che lo vorranno uno spazio adatto per il dialogo, curioso nei confronti delle differenze, ambizioso nel sapersi fare interprete di una visione di futuro. Non cambieranno le azioni che proporremo (momenti d'incontro, formazione, approfondimento culturale) così come non cambia il nostro approccio alla politica, che continuiamo a ritenere il luogo privilegiato dell'elaborazione e della produzione di pensiero. In attesa di incontrarci nei prossimi appuntamenti (il primo il 14 marzo prossimo, nella cornice di Sanbapolis) vi invitiamo a seguirci sulla nuova pagina Facebook dell'Associazione Territoriali#Europei e al sito www.territorialieuropei.it.

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