La democrazia al cinema

di Giovanni Rizzoni (Meltemi, Roma, 2007)

Un tempo, per gli antichi greci, era la tragedia il luogo in cui si usava affrontare questioni difficili come la violenza, la verità, i valori morali. Oggi è il cinema a rispondere in gran parte al nostro bisogno di rielaborare sul piano dell'immaginario collettivo le istanze che stanno alla base della convivenza civile. Per questo il cinema non solo, al momento, è la più politica delle arti, ma anche quella che più si presta alla trattazione di temi costituzionali. Le vicende narrate dalle grandi opere filmiche ci confermano spesso come le costituzioni aprano una tensione essenziale fra valori in conflitto e costantemente alla ricerca di nuovi equilibri. È da questa prospettiva che il libro affronta alcuni classici, recenti e meno recenti, del cinema contemporaneo. Il percorso si articola in tre momenti, ciascuno incentrato su alcuni grandi temi del diritto costituzionale: nel primo si discutono le vicende della nascita dello Stato e della sovranità con i film Amistad di Steven Spielberg (1998) e A History of Violence di David Cronenberg (2005); nel secondo i film Twelve Angry Men di Sidney Lumet (1957) e Advise and Consent di Otto Preminger (1962) ci mostrano come il problema etico e filosofico della verità venga trattato attraverso le modalità di decisione di una giuria popolare e nelle procedure di controllo di un'assemblea parlamentare; il terzo è infine dedicato al film The Queen di Steven Frears (2006) e alla questione dei difficili rapporti fra principio democratico e principio rappresentativo che quest'opera così mirabilmente solleva.