La comunità che viene

di Giorgio Agamben (Bollati Boringhieri, Torino, 2001)
Giorgio Agamben La comunità che viene«L'essere che viene: né individuale né universale, ma qualunque. Singolare, ma senza identità. Definito, ma solo nello spazio vuoto dell'esempio. E, tuttavia, non generico né indifferente: al contrario, tale che comunque importa, oggetto proprio dell'amore. La sua logica-, i paradossi della teoria degli insiemi, l'indiscernibilità di una classe e dei suoi elementi, di una cosa e del suo nome. La sua etica-, essere soltanto la propria maniera di essere, potere unicamente la propria possibilità o potenza, far esperienza del linguaggio come tale. La sua politica: fare comunità senza più presupposti né condizioni di appartenenza (l'essere italiano, rosso, musulmano, comunista), esodo irrevocabile dallo Stato, costruzione di un corpo comunicabile». Così veniva presentata nel 1990 la prima edizione (Einaudi) di questo libro, che ben si può considerare anticipatore, di Giorgio Agamben. Anticipatore, in particolare, di quella uscita da una politica sempre più astratta e indifferente (alle persone e per le persone) che si riassume nella volontà sempre più diffusa e praticata di «fare comunità». Nella Postilla 2001 aggiunta a questa edizione, l'autore non può che constatare che ciò che all'inizio era solo un'ipotesi - l'assenza d'opera, la singolarità qualunque, il bloom - è diventato realtà. Diretto a questo non-soggetto, a questa «vita senza forma», il libro non ha perso nulla della sua inattualità.