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Etica della comunicazione
Apel illustra la problematica all'interno della quale ha
elaborato un'"etica della comunicazione", di cui è considerato il
fondatore; egli nota come la scienza, da un lato, con le sue
applicazioni tecniche, mette in campo questioni morali circa la
valutazione delle conseguenze di azioni collettive, dall'altro lato, in
quanto sapere avalutativo, esclude una fondazione razionale dell'etica.
Nella situazione attuale, secondo Apel, di fronte alle sfide della
crisi ecologica ed economica una macroetica che sappia fondare la
responsabilità delle azioni si rende ancora più auspicabile. Se il
singolo, oggi, è impotente di fronte ai problemi dell'umanità e si
impone un'etica del discorso che sappia rendere consapevole la
corresponsabilità degli uomini; se è necessario organizzare in discorsi
le divergenze di opinione, per approssimarsi all'interesse generale e
mettere a frutto il sapere degli esperti, diventa decisivo il ruolo dei
mezzi di comunicazione di massa, che sottopongono all'attenzione
dell'opinione pubblica soluzioni e idee, sviluppando in essa una
coscienza critica mondiale. Apel non ignora l'uso distorto e
strumentale dei mezzi di informazione, che, tra l'altro, esercitano
un'influenza negativa sui paesi del Terzo mondo esaltando la violenza o
il consumismo. Oggi la fondazione razionale di una "macroetica"
universale è respinta non dal positivismo e dall'esistenzialismo ma da
pensatori che si sono fatti fautori di un'etica particolare e storica,
secondo la quale le norme sono sempre criteri storicamente determinati,
che si inscrivono in tradizioni e culture particolari.
Tratto da Filosofico.net