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Con i soldi degli altri
di Luciano Gallino (Einaudi, 2009)
Una massa di risparmio equivalente al Pil del mondo viene gestita, a
loro esclusiva discrezione, da enti finanziari quali fondi pensione,
fondi di investimento, assicurazioni e vari tipi di fondi speculativi.
La maggior parte è controllata da grandi banche. Il loro mestiere
consiste nell'investire quotidianamente soldi degli altri: per questo
sono chiamati investitori istituzionali. In appena vent'anni il peso di
questo "capitalismo per procura" nell'economia mondiale è diventato
formidabile: gli investitori istituzionali hanno oggi in portafoglio
oltre la metà del capitale delle imprese quotate. Nel tutelare gli
interessi dei risparmiatori, sono in genere indifferenti alle
conseguenze sociali degli investimenti che effettuano. Il loro unico
criterio guida è la massimizzazione a breve termine del rendimento
finanziario. Dalla crisi esplosa nel 2008, che ha coinvolto in diversi
modi anche gli investitori istituzionali, si potrà stabilmente uscire
soltanto con nuove forme di regolazione dell'economia. Posto che
controllano la metà di essa, le riforme dovranno necessariamente
coinvolgere anche questi enti: se i loro capitali fossero investiti in
infrastrutture, scuole, trasporti, ambiente, l'economia del mondo ne
trarrebbe sicuro vantaggio. A tale scopo occorrerebbe anche ridare
voce, nelle loro strategie di investimento, ai milioni di persone che a
essi affidano i loro soldi.