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La globalizzazione e i suoi oppositori
di Joseph E. Stiglitz (Torino, Einaudi,
2002, p. 276)
In questo libro, Joseph E. Stiglitz, forte dell'esperienza maturata
alla Casa Bianca e presso la Banca mondiale, lancia un atto d'accusa
contro le molte deficienze della politica economica internazionale,
descrivendo con sorprendente efficacia le tante, troppe, occasioni in
cui l'fmi, il wto e il Tesoro statunitense sono venuti meno ai loro
doveri nei confronti di paesi che invece avrebbero dovuto aiutare. Con
parole dure e prove inconfutabili, Stiglitz sostiene che le politiche
economiche promosse dalle principali istituzioni della globalizzazione
non sradicano la povertà ma fanno l'esatto contrario, e indeboliscono,
anziché rafforzare, le nuove democrazie. E questo non perché il
processo della globalizzazione sia sbagliato, ma perché le sue regole
sono dettate da organismi che stabiliscono il gioco sulla base di una
perversa miscela di ideologia e politica, imponendo ai paesi in via di
sviluppo "soluzioni standard sorpassate e inadeguate", che invece di
risolvere i problemi favoriscono gli interessi dei paesi
industrializzati piú avanzati.Un libro coraggioso che, raccontando le dirette esperienze di un protagonista d'eccezione, apre al lettore nuovi orizzonti della politica economica mondiale. Una denuncia che nasce con lo scopo di suscitare un confronto anche aspro, dimostrando come, per i paesi del Terzo mondo, le carte del gioco economico siano sempre truccate a sfavore. "La ragione per cui ho scritto questo libro è che, mentre mi trovavo alla Banca mondiale, ho preso atto in prima persona degli effetti devastanti che la globalizzazione può avere sui paesi in via di sviluppo e, in particolare, sui poveri che vi abitano. Ritengo che la globalizzazione, ossia l'eliminazione delle barriere al libero commercio e la maggiore integrazione tra le economie nazionali, possa essere una forza positiva e che abbia tutte le potenzialità per arricchire chiunque nel mondo, in particolare i poveri. Ma perché ciò avvenga, è necessario un ripensamento attento del modo in cui essa è stata gestita, degli accordi commerciali internazionali che tanto hanno fatto per eliminare quelle barriere e delle politiche che sono state imposte ai paesi in via di sviluppo durante il processo di globalizzazione". |
In questo libro, Joseph E. Stiglitz, forte dell'esperienza maturata
alla Casa Bianca e presso la Banca mondiale, lancia un atto d'accusa
contro le molte deficienze della politica economica internazionale,
descrivendo con sorprendente efficacia le tante, troppe, occasioni in
cui l'fmi, il wto e il Tesoro statunitense sono venuti meno ai loro
doveri nei confronti di paesi che invece avrebbero dovuto aiutare. Con
parole dure e prove inconfutabili, Stiglitz sostiene che le politiche
economiche promosse dalle principali istituzioni della globalizzazione
non sradicano la povertà ma fanno l'esatto contrario, e indeboliscono,
anziché rafforzare, le nuove democrazie. E questo non perché il
processo della globalizzazione sia sbagliato, ma perché le sue regole
sono dettate da organismi che stabiliscono il gioco sulla base di una
perversa miscela di ideologia e politica, imponendo ai paesi in via di
sviluppo "soluzioni standard sorpassate e inadeguate", che invece di
risolvere i problemi favoriscono gli interessi dei paesi
industrializzati piú avanzati.