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Lo scettro senza il re. Partecipazione e rappresentanza nelle democrazie moderne
«La
rappresentanza mette in moto un processo politico complesso che attiva "il
popolo sovrano" ben al di là dell'autorizzazione elettorale, che rende il luogo
del sovrano vuoto. Essa ha il potere di connettere le unità atomistiche della
società civile (gli elettori) e di tenere il sovrano perpetuamente attivo
mentre ne trasforma la presenza da un atto formale di sanzione e ratifica (il
voto) a un processo politico che si protrae oltre l'attimo del voto. Infine,
conferisce alla politica una dimensione ideologica: dà alle idee una casa
legittima, cosicché esse possano rappresentare le identità sociali e le
richieste o le proteste dei cittadini»
In questo breve saggio, che anticipa in italiano i temi fondamentali di un ampio lavoro del 2006 (Representative Democracy. Principles and Genealogy, Chicago University Press), ancora in corso di traduzione, l'autrice, a partire dalla rilettura di alcuni grandi classici del pensiero politico (Rousseau, Kant, Sieyès, Paine e Condorcet), affronta la questione della rappresentanza, ponendosi la domanda fondamentale se il governo rappresentativo sia davvero democratico.
Le opinioni dei teorici della politica in proposito si dividono. Da un lato la scuola "realista" contrappone "rappresentanza" e "democrazia", facendo leva sulle elezioni come procedura di tipo selettivo, finalizzata a permettere al popolo di scegliere e legittimare un governo (in un contesto, però, in cui il popolo rinuncia di fatto ad esercitare la funzione di controllo e vigilanza); dall'altro i teorici della "democrazia partecipativa" contrappongono anch'essi "rappresentanza" e "democrazia", nel nome però della "partecipazione" e della diretta capacità di autogoverno popolare. Per gli uni la democrazia è semplicemente elettorale e la rappresentanza ne è l'esito istituzionale, per gli altri la democrazia è partecipazione diretta e la rappresentanza ne è una violazione.
Ebbene: Nadia Urbinati critica entrambe queste impostazioni e mette in discussione la polarizzazione che ne deriva. In realtà non solo la "la rappresentanza è democratica", ma la democrazia rappresentativa si qualifica come una forma unica di governo democratico, peculiare delle società moderne: non costituisce un'alternativa alla partecipazione, né tuttavia limita la democrazia al momento elettorale o alla conta dei voti. E' invece una forma complessa di partecipazione, un processo politico che genera e si sostiene su un continuo flusso di influenza, controllo e comunicazione tra cittadini e rappresentanti.
Nadia Urbinati insegna Teoria politica alla Columbia University