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Società liquida, partito solido
Le società occidentali contemporanee sarebbero diventate,
sostengono alcuni sociologi, «liquide». Dunque, tentare di organizzarle, in
maniera duratura, nell'ambito di strutture politiche permanenti, sarebbe
buttare tempo, risorse, energie in una missione impossibile.
Quanto ai loro elettorati, sarebbero, con un'affermazione che contraddice le
frequenti vittorie degli incumbents, ovvero di candidati, partiti, coalizioni,
già in carica, diventati preda di volubilità e "volatilità". Non li si potrebbe
più conquistare durevolmente intorno alla visione complessiva di società che un
partito riesce ad elaborare. Pertanto, bisognerebbe accontentarsi di offrire a
questi esigenti e mutevoli elettorati un progetto destinato a durare lo spazio
di un'elezione, al massimo di un mandato. Eppure, secondo un'altra corrente di
studi, che mi pare alquanto più rigorosa, convincente e dotata di radici più
profonde nel pensiero democratico, risalenti almeno fino a Tocqueville, una
caratteristica cruciale delle società che hanno dato vita a regimi democratici
consiste in special modo nella esistenza di una molteplicità di associazioni di
lunga durata. Anzi, più numerose e compatte sono le associazioni più denso è il
capitale sociale tanto migliore è la qualità della vita democratica. Fra le
associazioni si collocano naturalmente anche i partiti politici che, in qualche
caso, si collocano in posizione di preminenza. Se si ha addirittura una
situazione di loro dominio il rischio è, però, di scivolare nella
partitocrazia.
In occasione delle primarie del 16 ottobre 2005, per la scelta del candidato
del centro sinistra alla carica di Presidente del Consiglio, troppi analisti e
commentatori politici furono colti di sorpresa dall'altissimo numero di
partecipanti. Con qualche ritardo si scoprì che esisteva una relazione
piuttosto stretta fra la presenza dei partiti e la densità delle associazioni,
da un lato, e la numerosità degli elettori, dall'altro. Una simile, ma forse
anche meno giustificabile, sorpresa ha fatto la sua ricomparsa in occasione
della recente elezione diretta del Segretario nazionale e dei segretari
regionali del Partito Democratico. Anche in questo caso, i dati suggeriscono
che la forza organizzata dei due partiti che si sono fusi e la densità del
tessuto associativo che fa loro più o meno indirettamente riferimento sono
positivamente responsabili dell'afflusso degli elettori. Dunque, la società
italiana è molto meno liquida di quanto si pensi. Ciò rilevato, non bisogna
dimenticare che esistono anche molti indicatori che suggeriscono l'esistenza di
un problema italiano alquanto serio: quello della frammentazione sociale. Un
partito a vocazione maggioritaria deve porsi il molto importante compito di
come organizzare la società, al tempo stesso, riducendone la frammentazione.
Mi pare francamente sorprendente che si pensi ad un partito leggero, che
interpreto come non interessato agli iscritti, tale forse per galleggiare sulla
società liquida, che non abbia una ampia base territoriale e che non sia dotato
di luoghi e sedi precise e certe che garantiscano partecipazione influente alla
grande maggioranza di coloro che il 14 ottobre 2007 sono andati a votare e, se
ricordo bene il regolamento, si sono "pre-iscritti" al Partito democratico.
Vogliamo lasciarli "fluttuare"? Pensiamo che saranno soddisfatti dalla promessa
di partecipazione alle primarie prossime venture per le cariche elettive, non
soltanto di governo, ma anche di rappresentanza (ricordo che è l'esistenza dei
collegi uninominali che può migliorare la qualità del ceto politico e favorire
partecipazione prolungata e incisiva) e anche per le cariche nelle, certamente
divenute molto meno importanti, strutture di un partito leggerino (ma dotato,
sarà opportuno ricordarlo, di un leader a possente legittimazione popolare)?
Crediamo che i "pre-iscritti" al Partito democratico accetteranno allegramente
di essere in qualche modo "ghettizzati" in forum tematici dove,
inevitabilmente, avranno la parola gli esperti e gli operatori, ma di politica
si finirà per discutere poco e, se non su quella specifica tematica, si finirà
anche per contare poco? Credo, invece, che tenendo conto delle molte esperienze
europee, nelle quali i partiti, non soltanto quelli di sinistra, fanno tesoro
di un preciso radicamento sul territorio e offrono rappresentanza a quanto
esiste di rilevante su quel territorio, non si possa e non si debba fare a meno
delle iscrizioni. Non parliamo di tessere e di eventuali (possessori di) pacchetti
di quelle tessere, ma teniamo nella massima considerazione le donne e gli
uomini che vorranno iscriversi perché desiderano partecipare, non soltanto alla
scelta dei dirigenti, ma alla elaborazione della linea politica del partito,
alla sua pubblicizzazione, alla sua attuazione concreta, a partire dal basso.
Non tanto incidentalmente, è proprio in questo modo, con il radicamento sul
territorio, che un partito a vocazione maggioritaria definisce e trova la sua
base sociale, le dà organizzazione e coerenza e da quella base ottiene stimoli,
suggerimenti e sostegno continuativo. Allora, se si vuole sfuggire alla
malposta alternativa fra un partito leggero e un partito solido, che i critici,
ovvero coloro che preferiscono un partito del leader, sminuiscono come
"pesante", non elaboriamo proposte fumose. La risposta a quei tre milioni e più
di cittadine e cittadini che si sono recati a votare per il segretario
nazionale e per i segretari regionali del Partito Democratico consiste nella
creazione di sedi e luoghi di partecipazione continuativa e incisiva alla vita
di un'organizzazione radicata sul territorio, basata su iscrizioni formali e
sulla circolazione delle cariche direttive, aperta a tutti coloro che si
identifichino come elettori potenziali del partito (in altri tempi li avrei
definiti "simpatizzanti"), disposta in maniera tale da garantire il massimo di
democrazia decisionale. Gli iscritti, in special modo se partecipanti, debbono
potere effettivamente contare, tutte le volte che lo vorranno.
In PDF:
http://archivio2.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2007&mese=11&file=05PRI01a
(prima pagina)
http://archivio2.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2007&mese=11&file=05COM24a (continuazione pagine interne)