Società liquida, partito solido

di Gianfranco Pasquino (l'Unità, 5 novembre 2007)

Le società occidentali contemporanee sarebbero diventate, sostengono alcuni sociologi, «liquide». Dunque, tentare di organizzarle, in maniera duratura, nell'ambito di strutture politiche permanenti, sarebbe buttare tempo, risorse, energie in una missione impossibile.

Quanto ai loro elettorati, sarebbero, con un'affermazione che contraddice le frequenti vittorie degli incumbents, ovvero di candidati, partiti, coalizioni, già in carica, diventati preda di volubilità e "volatilità". Non li si potrebbe più conquistare durevolmente intorno alla visione complessiva di società che un partito riesce ad elaborare. Pertanto, bisognerebbe accontentarsi di offrire a questi esigenti e mutevoli elettorati un progetto destinato a durare lo spazio di un'elezione, al massimo di un mandato. Eppure, secondo un'altra corrente di studi, che mi pare alquanto più rigorosa, convincente e dotata di radici più profonde nel pensiero democratico, risalenti almeno fino a Tocqueville, una caratteristica cruciale delle società che hanno dato vita a regimi democratici consiste in special modo nella esistenza di una molteplicità di associazioni di lunga durata. Anzi, più numerose e compatte sono le associazioni più denso è il capitale sociale tanto migliore è la qualità della vita democratica. Fra le associazioni si collocano naturalmente anche i partiti politici che, in qualche caso, si collocano in posizione di preminenza. Se si ha addirittura una situazione di loro dominio il rischio è, però, di scivolare nella partitocrazia.

In occasione delle primarie del 16 ottobre 2005, per la scelta del candidato del centro sinistra alla carica di Presidente del Consiglio, troppi analisti e commentatori politici furono colti di sorpresa dall'altissimo numero di partecipanti. Con qualche ritardo si scoprì che esisteva una relazione piuttosto stretta fra la presenza dei partiti e la densità delle associazioni, da un lato, e la numerosità degli elettori, dall'altro. Una simile, ma forse anche meno giustificabile, sorpresa ha fatto la sua ricomparsa in occasione della recente elezione diretta del Segretario nazionale e dei segretari regionali del Partito Democratico. Anche in questo caso, i dati suggeriscono che la forza organizzata dei due partiti che si sono fusi e la densità del tessuto associativo che fa loro più o meno indirettamente riferimento sono positivamente responsabili dell'afflusso degli elettori. Dunque, la società italiana è molto meno liquida di quanto si pensi. Ciò rilevato, non bisogna dimenticare che esistono anche molti indicatori che suggeriscono l'esistenza di un problema italiano alquanto serio: quello della frammentazione sociale. Un partito a vocazione maggioritaria deve porsi il molto importante compito di come organizzare la società, al tempo stesso, riducendone la frammentazione.

Mi pare francamente sorprendente che si pensi ad un partito leggero, che interpreto come non interessato agli iscritti, tale forse per galleggiare sulla società liquida, che non abbia una ampia base territoriale e che non sia dotato di luoghi e sedi precise e certe che garantiscano partecipazione influente alla grande maggioranza di coloro che il 14 ottobre 2007 sono andati a votare e, se ricordo bene il regolamento, si sono "pre-iscritti" al Partito democratico. Vogliamo lasciarli "fluttuare"? Pensiamo che saranno soddisfatti dalla promessa di partecipazione alle primarie prossime venture per le cariche elettive, non soltanto di governo, ma anche di rappresentanza (ricordo che è l'esistenza dei collegi uninominali che può migliorare la qualità del ceto politico e favorire partecipazione prolungata e incisiva) e anche per le cariche nelle, certamente divenute molto meno importanti, strutture di un partito leggerino (ma dotato, sarà opportuno ricordarlo, di un leader a possente legittimazione popolare)? Crediamo che i "pre-iscritti" al Partito democratico accetteranno allegramente di essere in qualche modo "ghettizzati" in forum tematici dove, inevitabilmente, avranno la parola gli esperti e gli operatori, ma di politica si finirà per discutere poco e, se non su quella specifica tematica, si finirà anche per contare poco? Credo, invece, che tenendo conto delle molte esperienze europee, nelle quali i partiti, non soltanto quelli di sinistra, fanno tesoro di un preciso radicamento sul territorio e offrono rappresentanza a quanto esiste di rilevante su quel territorio, non si possa e non si debba fare a meno delle iscrizioni. Non parliamo di tessere e di eventuali (possessori di) pacchetti di quelle tessere, ma teniamo nella massima considerazione le donne e gli uomini che vorranno iscriversi perché desiderano partecipare, non soltanto alla scelta dei dirigenti, ma alla elaborazione della linea politica del partito, alla sua pubblicizzazione, alla sua attuazione concreta, a partire dal basso.

Non tanto incidentalmente, è proprio in questo modo, con il radicamento sul territorio, che un partito a vocazione maggioritaria definisce e trova la sua base sociale, le dà organizzazione e coerenza e da quella base ottiene stimoli, suggerimenti e sostegno continuativo. Allora, se si vuole sfuggire alla malposta alternativa fra un partito leggero e un partito solido, che i critici, ovvero coloro che preferiscono un partito del leader, sminuiscono come "pesante", non elaboriamo proposte fumose. La risposta a quei tre milioni e più di cittadine e cittadini che si sono recati a votare per il segretario nazionale e per i segretari regionali del Partito Democratico consiste nella creazione di sedi e luoghi di partecipazione continuativa e incisiva alla vita di un'organizzazione radicata sul territorio, basata su iscrizioni formali e sulla circolazione delle cariche direttive, aperta a tutti coloro che si identifichino come elettori potenziali del partito (in altri tempi li avrei definiti "simpatizzanti"), disposta in maniera tale da garantire il massimo di democrazia decisionale. Gli iscritti, in special modo se partecipanti, debbono potere effettivamente contare, tutte le volte che lo vorranno.



 

In PDF:

 

http://archivio2.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2007&mese=11&file=05PRI01a  

(prima pagina)

 

http://archivio2.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2007&mese=11&file=05COM24a  (continuazione pagine interne)