La nuova vita delle Alpi

Enrico Camanni (Bollati Boringhieri, 2002)

Una terza via da seguire per dare un futuro alle comunità alpine, è la proposta avanzata nelle pagine del suo nuovo libro da Enrico Camanni, giornalista e alpinista torinese da sempre appassionato studioso delle vicende che coinvolgono il territorio delle Alpi. Una nuova prospettiva di sviluppo capace di uscire dallo sterile contrapporsi di due visioni radicali oggi condivise da molti di coloro che operano a vario titolo nelle valli alpine: da una parte l'ideologia "tradizionalista", orientata ad una "museificazione dell'ambiente alpino e della sua civiltà tradizionale, a scopo conservativo e a beneficio turistico... quasi un voler far tornare indietro la ruota della storia"; dall'altra la spinta "modernista", l'idea di un progresso continuo che soddisfi una sempre crescente domanda turistica portatrice di sviluppo illimitato, un'idea ormai fallimentare testimoniata dagli esempi concreti riportati dall'autore di comunità sospinte a rincorrere ricchezze credute per sempre accumulabili, e rivelatesi in seguito illusorie, quando la curva degli afflussi turistici è cominciata rapidamente a scendere, lasciando in eredità un territorio segnato per sempre. Camanni, nel solco di una tradizione secolare oggi dimenticata (la prima parte del libro è, non a caso, un'efficace sintesi della storia alpina e dei rapporti tra montanari e cittadini), sostiene la necessità di promuovere uno scambio creativo tra la cultura di montagna e quella di pianura che assuma le forme di progetti condivisi, la cui base di partenza deve essere la consapevolezza di agire in un territorio riconosciuto come esauribile, la cui vera ricchezza è l'ambiente naturale. L'autore riconosce come ormai molte comunità alpine abbiano fatto propria l'urgenza di uno sviluppo sostenibile, adottando decisioni di controllo del traffico, abbandonando "la monocultura dello sci che uccide ogni altro sviluppo possibile", rivalutando la gastronomia del luogo contro l'omologazione dei supermercati. Iniziative giuste ma pur sempre slegate le une dalle altre, incapaci di aggregare comuni e valli vicine, lontane da un progetto complessivo e ragionato.. Altro punto importante affrontato, è quello di smettere di considerare la montagna luogo di rifugio per le genti di città, abbandonando la rincorsa ad un'idealizzazione che non ha più nessuna ragione d'essere, per cominciare invece "a costruire una vita autonoma e duratura per le Alpi" attraverso il recupero della diversità naturale e ed umana dei territori alpini. Tra gli snodi cruciali per lo sviluppo futuro delle Alpi, quello dei trasporti. L'autore pone l'accento sulla "verità dei costi" del trasporto su gomma (tre milioni e mezzo di camion transitano ogni anno oltre le Alpi, da Ventimiglia a Tarvisio): "L'attuale scambio delle merci è vincente perché le spese (i "costi veri") relative all'uso delle infrastrutture stradali, ai danni dell'inquinamento sulle persone e sull'ambiente, ai costi sociosanitari imputabili agli incidenti stradali, non vengono pagati dagli autotrasportatori ma dalla collettività". Risolvere questo e gli altri problemi riguardanti i territori montani (ad esempio, nel caso specifico, introdurre pedaggi stradali proporzionati ai chilometri e alle effettive emissioni e impiegare il denaro per le infrastrutture ferroviarie) necessita di decisioni politiche capaci di realizzare quelle importanti indicazioni venute dalla Convenzione delle Alpi (sottoscritta da tutti i paesi alpini e dall'Unione Europea), indirizzi in grado di garantire un futuro nel quale le enormi risorse ambientali delle Alpi siano utilizzate in maniera responsabile e durevole, secondo principi di prevenzione, cooperazione e responsabilità.

(infolibro.it)