Gianluca Briguglia
(Il Post)
Monti dice: «I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia. È bello cambiare e accettare delle sfide, purché in condizioni accettabili».
Il posto fisso come unica opzione è stato abbandonato dal 1996. Questo vuol dire che ci sono praticamente i primi "precari nativi" al lavoro. E anche chi è nato diciamo nel 1980, e oggi ha 32 anni e quindi lavora da tempo, fa cognitivamente parte della prima generazione di persone che non si pone il problema della "pretesa" di un posto fisso.
Bruno Dorigatti
Capisco che in politica spesso si cerchi la frase ad effetto, per conquistare l’attenzione con poche, incisive parole. Ma con le parole bisogna stare attenti: bisogna averne cura, perché se la democrazia è convivenza basata sul dialogo, lo strumento che permette questo dialogo sono proprio le parole. Vanno quindi usate con attenzione e un po’ di sobrietà, tanto più se si ricoprono importanti ruoli istituzionali e di governo.
Un leghismo del Sud?
"La scorsa settimana è stata segnata da un’esplosione di protesta che dalla Sicilia è risalita verso il Nord. Protagonisti indiscussi gli autotrasportatori, ma nell’Isola ad essi si sono affiancati altri lavoratori autonomi: agricoltori e pescatori che animano il "movimento dei forconi". Le principali rivendicazioni riguardano la riduzione del prezzo della benzina e del gasolio, esenzioni fiscali e rateizzazioni dei pagamenti richiesti dal fisco, protezione dei prodotti agricoli con misure più severe sulla tracciabilità e la contraffazione, modifica di regolamenti Ue sulla pesca ritenuti troppo penalizzanti." Una nota di Carlo Trigilia, sulla Rivista on line Il Mulino.
Car pooling contro il caro-benzina
"Sulla prima pagina del Wall Street Journal Europe, questa mattina è apparso il seguente titolo: “Off the rails: Car Pools are booming”. A pagina 29 si racconta di come in Europa la gente si difenda dal caro-benzina: dividendo gli oneri del viaggio casa-ufficio utilizzando lo stesso veicolo. Il car pooling, insomma, è una risposta alla crisi e da questa crisi potrebbe ricevere anzi una bella spinta." Di Francesco Paternò, ilmanifesto blog.
La speranza di migliorare la politica con la rete [dialogo non immaginario su wikitalia]
"Nei giorni scorsi in tanti mi hanno chiesto cosa fosse questa wikitalia di cui ero divenuto presidente. Quello che segue è un dialogo fra i tanti che ho avuto nel provare a rispondere su chi siamo, da dove veniamo e dove vorremmo arrivare." di Riccardo Luna, sul Post.
I disegni della memoria
"L´autore è ignoto, sappiamo solo che si firmava «MM». La mano è ferma e il tratto sicuro, attento a cogliere ogni dettaglio e a registrarlo sulla carta ruvida di un taccuino. Lo immaginiamo intento a disegnare nella penombra, nelle ore di riposo tra un turno e l´altro, con il capo chino e la schiena curva, il blocchetto di fogli poggiato sulle ginocchia irrigidite, il mozzicone di matita stretto tra le mani nere e incallite dalla fatica. I suoi schizzi furono ritrovati nel 1947 dentro una bottiglia, occultati nelle fondamenta di una baracca del campo di sterminio polacco di Birkenau, non lontano dai forni crematori IV e V. Il fatto che l´ultimo disegno sia incompleto lascia pensare che quello poteva essere un nascondiglio quotidiano, un anfratto tra i tavolacci di legno, per sfuggire alla sorveglianza dei Kapò." Di Miguel Gotor, dal suo blog.
» La memoria fragile
- martedì, 24 gennaio 2012
- di Tommaso Iori
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Giovedì 26 gennaio: partenza con centinaia di giovani trentini e sudtirolesi per raggiungere Cracovia. Il Treno della Memoria ci condurrà sui luoghi simbolo dell'Olocausto. Prima di partire, metto nero su bianco alcune riflessioni che porto avanti da tempo su un tema, quello della memoria, che ho sempre considerato urgente. Il cuore di questo contributo è il valore del ricordare non come ossequio alla storia, ma come necessità imposta dall'agire politico nel presente. Lo sguardo storico non si accontenta di una rapida rotazione del capo: presuppone profondità e pazienza. La complessità del presente ci pone di fronte la sfida della comprensione del passato. Questo articolo si pone come spunto per le riflessioni che nasceranno nel corso di questa esperienza collettiva, e che condividerò nello spazio dei commenti.
L'Europa, la costruzione sovranazionale, sembra non essere stata in grado di resistere al suo primo vero scossone economico. L'economia doveva fare l'Europa, l'economia la affonderà, potremmo affermare. La crisi dell'Unione Europea viene in realtà da molto più lontano. Viene dalla creazione dell'Euro, e fin qui nulla di nuovo, ma soprattutto viene da oltre 20 anni di inerzia politica, tentennamenti e compromessi. Fanno quasi sorridere i politici europei che ora sostengono che si è perso tempo nel creare un'unione fiscale: dov'erano questi stessi politici fino ad un paio di anni fa?
» Stili di vita e giustizia globale
L'attuale crisi economica è uno degli aspetti della "crisi di civiltà" dentro cui ci troviamo, ma la mancanza di equità e giustizia nella distribuzione della ricchezza a livello mondiale è un aspetto ancora più importante. Serve un ripensamento radicale del nostro modello di sviluppo. Bisognerà mettersi nell'ordine di idee di "perdere" qualcosa in termini di benessere per condividerlo. Servono donne e uomini che improntino la loro esistenza all'equità, alla solidarietà, alla sobrietà. Non è la crisi economica a costringerci a limitare i nostri "bisogni" ma è la volontà di ridurre la nostra impronta ecologica, la decisione di farci carico delle difficoltà di chi fa fatica, la determinazione di entrare in dialogo con chi è diverso da noi.
» Democrazia, mercati, leadership
Per uscire dalla crisi abbiamo tre questioni da decifrare e coordinare: quale democrazia, quali mercati, quali leadership. Il rischio è quello di diventare spettatori impotenti di processi che vedranno le democrazie trasformarsi in regimi tecnico-politici, con l'obiettivo di risanare debiti provocati irresponsabilmente dai mercati, anziché preoccuparsi di garantire quella base socio-economica minima necessaria affinchè le prossime generazioni possano costruirsi un futuro. Da qui può ripartire la democrazia.I giovani oggi sentono il diritto di prendersi cura di loro stessi, direttamente e non per interposta persona. Sono stanchi perfino dei soliti ritornelli sul ricambio generazionale. Sono in cerca di una rifondazione della Politica e di una nuova socialità, in collegamento con i valori fondanti della Repubblica e nella distinzione etica dalla classe dirigente attuale, stanca e malata. Cercano un rinnovamento e allo stesso tempo il recupero di ciò che di civile c'è nel nostro paese, anche attraverso le nuove forme di partecipazione su internet e i social media tanto temuti, chissà perchè, da chi oggi ci governa.
Il movimento degli Indignados è stato per lo più descritto attraverso cronache giornalistiche che si limitano spesso a esaltare l'immagine della piazza e il clamore della partecipazione di massa.
Vogliamo qui analizzarne quattro aspetti molto importanti, ovvero l'organizzazione, l'ideologia, il linguaggio e la passione. La considerazione di queste dimensioni, accompagnate da alcune domande di fondo, permettono forse di svelare la complessità del fenomeno Indignados e più in generale i cambiamenti in atto nei sistemi politici di riferimento.