Pensieri del giorno

Cosa succede in Spagna? Lettera da Barcellona (VI)

Steven Forti

In questa sesta e ultima lettera da Barcellona vorrei cercare di rispondere a una domanda chiave per capire qualsiasi movimento politico: cosa si è detto? Una questione, quella del discorso e del linguaggio politico, che va mano nella mano con un'altra domanda: cosa si è proposto? Alla breve storia del movimento del 15-M che si è fatto nell'ultima di queste lettere barcellonesi vorrei affiancare dunque una, per forza di cose breve, spiegazione del messaggio che il movimento ha lanciato, con i suoi vizi e con le sue virtù. Dopo l'azione, insomma, vorrei ora affrontare la questione del pensiero.

In un recente articolo uscito su Internazionale (2 settembre 2011, pp. 88-91), Slavoj Zizek ha proposto una prima interessante riflessione sul movimento spagnolo del 15-M, all’interno di alcune considerazioni su quelle che definisce “rivolte” nell’attuale “deserto postideologico”. Il filosofo sloveno giudica la serie di richieste rivolte dagli indignados alla società spagnola come l’espressione di uno “spirito di rivolta senza rivoluzione”. Nel contare ghandianamente solo su se stessi come possibile forza capace di mettere in moto il cambiamento e la realizzazione stessa di quelle richieste e nel “non vedere” il popolo e la società nella sua interezza come possibile agente del cambio, gli indignados, secondo Zizek, “esprimono una rabbia autentica che però non riesce a trasformarsi in un programma positivo minimo di cambiamento sociopolitico”.

Ebbene, quali sono le richieste lanciate dal movimento del 15-M? Vediamole in dettaglio. Le possiamo trovare in due documenti dei primissimi giorni delle mobilitazioni: sarebbe a dire, il Manifesto del movimento Democracia Real Ya del 19 maggio e le proposte approvate dall’assemblea generale della Puerta del Sol di Madrid la sera del 20 maggio. Per quanto nei quattro mesi che sono seguiti il dibattito sia continuato e si sia approfondito, portando ad interessanti risultati come il I Forum Sociale del 15-M e la marcha indignada che raggiungerà Bruxelles in ottobre, unendosi ad altre “colonne” provenienti da diversi paesi europei, direi che il messaggio (ed il linguaggio) politico del movimento si trovi già ben esposto in questi primi documenti-manifesto resi pubblici dagli indignados.

A livello più prettamente politico, il movimento del 15-M chiede un cambio della legge elettorale (più proporzionale rispetto all’attualità, con liste aperte e con l’elezione dei candidati attraverso delle primarie aperte a tutta la società, oltre alla possibilità di revocare un mandato) e una maggiore facilità per promuovere referendum o altri tipi di iniziative popolari, oltre a una generale richiesta di una democrazia partecipativa e diretta in cui la cittadinanza prenda parte attiva.

Grande importanza è data ai diritti definiti “fondamentali”, come il diritto alla casa (mediante una riforma della legge sulle ipoteche, secondo la quale la riconsegna della casa cancella l’ipoteca e il debito con la banca); il diritto ad una sanità pubblica, gratuita ed universale; il diritto ad un’istruzione pubblica e laica ed il diritto alla libera circolazione delle persone. Si richiede perciò l’abolizione di alcune leggi considerate discriminatorie come la Ley de Extranjería, la Ley Sinde (che vieta il download di materiali con copyright da internet) o la legge che ha riformato la scuola e l’università secondo i parametri europei, conosciuta come Plan Bolonia.

Da un punto di vista più prettamente economico, centrale è la richiesta di una riforma fiscale attenta ai redditi più bassi (recuperando le cosiddette tasse sui ricchi e la tassa di successione), l’introduzione della Tobin Tax e la soppressione dei paradisi fiscali, ma anche la riduzione del potere del FMI e della BCE, la nazionalizzazione immediata delle entità bancarie riscattate dallo Stato e l’irrigidimento dei controlli sulle operazioni finanziarie al fine di evitare possibili abusi.

Vi sono poi una serie di punti maggiormente orientati ad una riforma etica della politica e della società, se così la possiamo definire, come la diminuzione dei costi della politica, l'abolizione dei vitalizi, la pubblicazione dei redditi dei politici, l'impossibilità che i parlamentari possano gestire un'attività economica privata, il carattere vincolante dei programmi e delle proposte politiche e una decisa condanna della corruzione, per risolvere la quale si propone il divieto di presentare degli imputati o condannati per corruzione nelle liste elettorali, l'abolizione della prescrizione della pena nei delitti di corruzione e un'assoluta trasparenza dei finanziamenti ai partiti. A tutte queste richieste se ne aggiungono altre, come la definitiva e completa separazione della Chiesa dallo Stato, una regolarizzazione delle condizioni lavorative controllata scrupolosamente dalle istituzioni statali, la chiusura di tutte le centrali nucleari e la promozione di energie rinnovabili e gratuite, la riduzione delle spese militari e il recupero della memoria storica e dei valori democratici.

Una serie di richieste - o un vero e proprio programma - che tocca molte questioni all'ordine del giorno. Si può criticarlo per essere troppo generalizzante? Forse sì. Ma anche no, se pensiamo ad un paio di cose. Al contesto, in primo luogo. E all'apatia generale che ha conquistato gran parte delle società del mondo occidentale negli ultimi anni. Quello che voglio dire con questo è che possiamo criticare le proposte fatte e il messaggio lanciato da parte del movimento del 15-M perché troppo radicale (per alcuni riformisti) o perché troppo riformista e, in fin dei conti, piccolo borghese (per alcuni rivoluzionari) o, appunto, perché troppo generalizzante nel suo intento di tenere insieme settori così diversi della società, ma, al di là delle critiche, non possiamo non riconoscerne l'importanza. E, di conseguenza, apprezzarne lo sforzo, con tutti i se e con tutti i ma necessari. Perché, a differenza di tante esperienze politiche contestatarie e di tanti movimenti del passato recente, il movimento 15-M non si è fermato alla sola pars destruens della critica - il cosiddetto "non vogliamo questo, non vogliamo quello" -, né si è limitato ad una lotta legata ad un problema e ad una questione concreta e per forza di cose limitata e limitante (movimento in difesa di... o movimento in appoggio a...), ma ha cercato e sta continuando a cercare di costruire qualcosa che abbia a che fare con l'intera società nell'incertezza di quello che appunto Zizek non ha sbagliato a definire "deserto postideologico" (e postorganizzativo, aggiungerei). Insomma, la prima virtù di questo movimento, che molti hanno presto dimenticato o messo in secondo piano, è stato passare dal particolare di molte lotte concrete (per una casa; contro la legge sulle ipoteche; ecc.) al generale di una lotta condivisa che sta cercando di ripensare la società nella quale viviamo: dalla politica all'economia, dal sistema bancario alle leggi migratorie, dalla corruzione nella politica ad una riforma fiscale più giusta. Mentre la seconda virtù di questo movimento, che credo sarà il lascito maggiore per il futuro vicino e lontano, è l'aver ridestato in un numero affatto esiguo di giovani e non tanto giovani l'interesse per la politica e per la res publica. In un'espressione: la politicizzazione di una nuova generazione. Un fatto evidente in quei caldi mesi di maggio e di giugno, quando migliaia di persone decidevano di passare giornate o serate intere a partecipare in gruppi di lavoro o ad ascoltare assemblee in cui si discuteva di crisi finanziaria, di ecologia, di immigrazione, di riforma della legge elettorale, delle misure prese in Islanda dopo la bancarotta del 2008 o della disoccupazione e del precariato. L'avreste mai detto qualche anno fa che un sabato sera ad un aperitivo in spiaggia, una cena tra amici, un concerto rock o un qualsiasi botellón migliaia di giovani preferivano assistere ad un'assemblea sulla crisi finanziaria seduti in una piazza del centro? Io no. Beh, non mi sembra poco, come inizio.

 

Vedi anche le prime cinque lettere:

Cosa succede in Spagna? Lettera da Barcellona (I)

Cosa succede in Spagna? Lettera da Barcellona (II)

Cosa succede in Spagna? Lettera da Barcellona (III)

Cosa succede in Spagna? Lettera da Barcellona (IV)

Cosa succede in Spagna? Lettera da Barcellona (V)