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Le Comunità di Valle vengono da lontano
Nicola Zoller
Su "l'Adige" del 14 gennaio scorso Annibale Salsa, antropologo e già presidente del Cai, asserisce che "la tenuta economica, sociale, ambientale della montagna richiede, ancora oggi, il riconoscimento di modelli di ‘governance' specifici per le terre alte, non omologabili a quelli delle contigue pianure", facendo uno specifico riferimento anche alle "nuove Comunità di Valle istituite dalla Provincia Autonoma di Trento".
In effetti l''idea delle Comunità come ente "intermedio" tra centro e periferia in ambito montano, non è un'invenzione dell'ultima stagione. I primi "Distretti" risalgono addirittura al 1200, costituiti da Mainardo II conte del Tirolo per garantire "un minimo di efficienza" nella realizzazione di strade, fortificazioni, edifici e lavori pubblici in generale, oltre che nelle attività amministrative e nell'esercizio della giustizia. Da lì i "Distretti" si sono insediati nel territorio trentino prendendo il nome delle nostre Valli, costruendo -come rammenta lo storico Joseph Kögl- "un modo di sentire e di concepire l'amministrazione... per diventare dati di fatto, esperienze di ogni giorno, elementi del costume delle popolazioni", fino a giungere nel 1800 ai "Cantoni" del governo Italico dei tempi napoleonici e ai "Capitanati distrettuali/Bezirke" dell'amministrazione austriaca. Non a caso Giampaolo Andreatta - sempre su "l'Adige" del 19 gennaio, parla di una organizzazione istituzionale "storicamente organica al Trentino, almeno da quando, dopo la rivoluzione francese -ma quasi allo stesso modo aveva pensato anche Mainardo II, aggiunge Andreatta- si è cominciato a ragionare di istituzioni pubbliche non legate al casato o al clero".
Dunque aspetti di innovazione e razionalizzazione si sono saldati nella storia per affrontare il problema di un territorio come il nostro, che non è una spianata padana raggruppante i suoi 530.000 abitanti in un quartiere metropolitano. No, qui la natura alpina e prealpina sparge le popolazioni e i suoi centri medio-piccoli e piccolissimi tra l'asta dell'Adige e le Valli montane: attualmente i Comuni trentini sono ben 217, ma erano stati ancor di più in epoche precedenti. Inevitabilmente c'era e c'è un'esigenza di ottimizzazione dell'amministrazione, per fornire servizi e programmazioni che solo un ambito sovrastante i singoli campanili può offrire: da qui nasceva allora e rinasce oggi l'esigenza di organizzare una dimensione prima "distrettuale", poi &l dquo;comprensoriale" e infine "comunitaria" per fornire programmazione urbanistica ed economica, servizi socio-assistenziali, di edilizia abitativa, di diritto allo studio e numerosi altri servizi di area vasta. Obiettivo: "unificare i servizi per sfruttare economie di scala e garantire standard di prestazioni più specializzati ed elevati".
Esigenze dunque di efficienza e di risparmio si uniscono al tentativo di rendere più partecipata e democratica la vita delle Comunità, tentativo che è stato faticosamente sperimentato con l'elezione diretta dei Presidenti e delle Assemblee delle Comunità lo scorso ottobre 2010. Un'elezione purtroppo caduta subito a ridosso delle elezioni comunali del maggio 2010 -anziché in contemporanea con quest'ultime, come previsto inizialmente dalla legge- e tra una disinformazione sbrigativa che presentava le Comunità come un organismo aggiuntivo ai precedenti Comprensori, anziché come più qualificato organo atto a sostituire i Comprensori. Comunque nonostante la limitata partecipazione elettorale (complice anche la disaffezione per la politica che porta a colpire situazioni che -a torto o a ragione- vengono erette a simbolo da colpire: ad esempio alle ultime elezioni europee solo il 43% degli elettori ha votato, tuttavia dell'Unione europea -magari più forte ed autorevole- c'è tanto bisogno e solo dei risentiti nazionalisti vorrebbero buttarla a mare), dunque nonostante questo, un "piccolo" passo democratico è stato fatto con le prime elezioni delle nuove 16 Comunità e anche la razionalizzazione degli organismi ha portato a sostituire i precedenti 830 consiglieri comprensoriali con i 533 attuali delle Comunità.
Uno "snellimento" di un certo spessore, dunque. E' anche auspicabile che si proceda ad altri "snellimenti" istituzionali. Molti propongono di unificare i Comuni trentini, che sotto i 1.000 abitanti sono ben 107 sui 217 totali: c'è chi pensa ad una riduzione dei Comuni alla metà degli attuali, insomma ad un centinaio, chi ad una riduzione ancor più drastica. Bene, tuttavia i tempi saranno necessariamente lunghi, viste le complesse procedure previste e tenuto conto dei sentimenti affettivi nutriti dalla gente per il proprio Comune originario: d'altronde riuscì solo alla dittatura fascista l'obiettivo congiunto di imporre dall'alto unificazioni comunali forzate as sieme alla distruzione dei "Capitanati distrettuali" nel Trentino-Alto Adige.
E nel frattempo, che fare? Porto spesso l'esempio dell'Alto Adige: qui i Comuni - nonostante la popolazione provinciale sia quasi uguale a quella trentina - sono 116, circa la metà dei nostri in Trentino, e i Comuni sotto i 1.000 abitanti sono solo 17, contro i nostri 107. Ebbene in Alto Adige, nonostante queste dimensioni molto più contenute, è stata avvertita la necessità di mantenere gli organismi intermedi tra Comuni e Provincia, le "Comunità Comprensoriali/Bezirksgemainschaften" per promuovere e coordinare iniziative di sviluppo economico, sociale, culturale, ambientale dei vari territori, riecheggiando per quanto possibile le esperienze della vicina Repubblica austriaca dove i Bezirke "costituiscono con i Comuni, la vera base dello Stato federale". Pur con metà dei nostri Comuni, in Alto Adige sono dunque operative ben 8 Comunità Comprensoriali: anche in Trentino -con procedure democratico-partecipative- potremmo arrivare in prospettiva a Comuni più accorpati ed anche a Comunità con dimensioni più compatte, l'opposto della loro abolizione. Come i Comuni sono enti originari, preesistenti allo Stato e alla Costituzione repubblicana, anche le Comunità fanno riferimento ad esperienze risalenti nei secoli a dimostrazione che quest'ambito intermedio resta naturale nella nostra Regione, rie ntrando -direbbero i giuristi- nella "Costituzione materiale" delle nostre "Terre Alte" alpine e prealpine.
7 febbraio 2012