Pensieri del giorno

Articolo 18: totem e tabù

Mattia Civico

Per alcuni innominabile, pena la sospensione del dialogo. Per altri un simbolo del proprio coraggio e determinazione politica; l'articolo 18, totem e tabù, pare stia diventando terreno di scontro non tanto nel merito, ma in quanto luogo, indirizzo preciso in cui darsi appuntamento, per un duello simbolico che con il merito temo abbia poco a che fare.

Possiamo forse discutere della necessità di togliere il reintegro del lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa? Non è evidentemente questa semplicemente una norma di civiltà? Se hai subìto un torto, il diritto pone rimedio e ripristina le condizioni precedenti.

Non ha senso porre la questione nei termini in cui leggiamo anche in questi giorni anche sui giornali locali: non c'è vero nesso logico tra nuove occasioni di lavoro per i giovani e articolo 18.

In effetti, in tempo di crisi e di gestione dell'emergenza, si confrontano due visioni: quella per la quale dalle difficoltà si esce mediante una riduzione dei diritti, presunti veri colpevoli dello stato attuale delle cose e quella per cui dalla crisi si esce mediante una nuova stagione di diritti e di cittadinanza. Ecco: quando sento parlare di articolo 18 penso che il vero scontro oggi sia in realtà su altro piano, quello della libertà e del diritto.

Sta dunque emergendo una tendenza preoccupante, nella stagione della politica in mano alla tecnica: per affermare la propria autorevolezza e determinazione, pare sia quasi inevitabile proporre una qualche costrizione dei diritti, come segno di rigore e di disponibilità al sacrificio. Contrastare tale prospettiva, difendere e cercare di estendere diritti e tutele a chi oggi ne ha di meno,  rischia di essere giudicato un comportamento un po' conservatore, se non irresponsabile, e comunque senza visione di futuro e progresso.

Non è così. Non è mai stato così. Neppure nel '46, quando nell'immediato dopoguerra con una Italia da ricostruire, si riconobbe il diritto di voto alle donne. E' solo mediante il riconoscimento della dignità di ogni persona che si costruisce un futuro di progresso: non certo negando sicurezza e diritti.

Combattiamo il precariato: facciamo in modo che un contratto precario costi di più, molto di più, di un contratto a tempo indeterminato, attacchiamo il lavoro nero e riconosciamo l'esistenza di chi vive sul nostro terriroio.

Creiamo occasioni di buon lavoro: sosteniamo la creazione d'impresa e in particolar modo dell'impresa cooperativa tra giovani, dimostriamo nei fatti di avere fiducia in chi si affaccia al mondo del lavoro, dando responsabilità, investendo, pensando anche che l'esperienza e la maturità non sono sempre i criteri più importanti. Ripartiamo da "competenza e passione", da capacità di gioco di squadra.

Apriamo una riflessione sul pubblico impiego: permettiamo assunzioni decorose nella pubblica amministrazione, ragioniamo sul reclutamento degli insegnanti.

Apriamo ad una nuova stagione dei diritti e dei doveri: mi pare preciso e puntuale il tempo in cui il Presidente della Repubblica ha posto il tema dello "ius soli", del diritto di cittadinanza di chi nasce e cresce nel nostro Paese, anche se da genitori stranieri. Ed è importante estendere il diritto di voto amministrativo agli stranieri regolarmente residenti in Italia. Come nel '46, anche oggi si esce dalla crisi con una nuova stagione di riconoscimento e di piena cittadinanza.

Mi pare dunque che di temi sul tavolo ce ne possano essere a sufficienza, senza volersi dare appuntamento per forza in via "articolo 18″, all'alba, per un duello un po' fuori dal tempo e che rischia di lasciare entrambi i contendenti per terra, nella polvere.

 

10 febbraio 2012

Mattia Civico.it