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Appunti post primarie
Norma Micheli e Cristina Casagrande
E' davvero una sconfitta del PD la scelta di un candidato non iscritto PD ma votato dai cittadini che si riconoscono nel PD? La nostra partecipazione e il nostro attivismo di partito spesso ci conducono ad esaminare il detto ed il sottaciuto interno al partito. Meno frequentemente ci consentono di guardare al di là di noi stessi, tra i cittadini, tra i lavoratori e nella società.
In questo senso le primarie rappresentano per noi un sano ed equilibrato
strumento di partito. Per scegliere. Per dare valore alle figure che la
società, in quel luogo e in quel momento, si dimostra capace di
esprimere anche se sotto una sigla di partito diversa.
Questa non è e non può essere letta, a nostro avviso, come una sconfitta
per un partito a cui preme la democrazia e la partecipazione. Anzi è
uno strumento a cui attingere per valorizzare risorse umane e per
valorizzare i cittadini, anche quelli che non intendono associarsi ad un
partito ma coltivano valori e aspettative, in parte diversi e in parte
comuni, che sono disponibili a perseguire insieme ad altri. Non possiamo
trascurare, poi, che l'astensionismo è un male diffusosi lentamente sul
quale tutti siamo chiamati a fare la nostra parte: come il calo
dell'affluenza al voto è stato lento così sarà graduato il recupero del
non voto. Lavoriamoci anche attraverso le primarie.
Ci convince anche poco l'affermazione secondo cui i candidati del PD
potrebbero essere meno meritevoli di altri solo perché individuati dal
partito.
Abbiamo piuttosto l'impressione che il nostro partito soffra di un senso
di responsabilità elevato che talvolta ci porta a non esprimere quei
valori e quegli interessi diffusi che invece i cittadini della nostra
area sempre più coltivano e sempre meno sono disposti a nascondere.
In questo momento in cui l'antipolitica è davvero su un picco, noi dobbiamo mettere in evidenza e apprezzare questi valori.
Due valori appaiono poco comprimibili.
Intorno all'insperato apprezzamento alla fiscalità generale, non ci sono
solo i cittadini che sollecitano la lotta all'evasione. Vi sono i
(molti) cittadini che alla fiscalità generale hanno sempre creduto quale
momento di redistribuzione del reddito tra generazioni e tra classi,
quale modalità di finanziamento di servizi e opere pubbliche. Cittadini
forse silenti ma reali. Noi dobbiamo valorizzare questa propensione e
non quella del sanzionare l'evasore. Muoviamoci con risolutezza e senza
se e senza ma. Facciamolo verso tutti. E dobbiamo usare le risorse per
servizi e opere che siano davvero di interesse dei cittadini e per le
generazioni e i generi meno tutelati. Come spiegare altrimenti il senso
di questa fiscalità ossessiva (e fors'anche depressiva) che molti ma non
tutti i cittadini si ritrovano?
Il nostro pensiero va a coloro ai quali non è consentito sottrarsi dalla
fiscalità diretta e indiretta sui quali si è scelto di continuare a
chiedere (per primi) anche in termini di vivibilità della propria storia
e di godibilità dei propri diritti: il tema del rapporto degli anni
lavoro sugli anni di vita è un tema civile e non solo economico. E' un
tema collettivo sul quale porre la lente di ingrandimento per tutte le
categorie, non solo per i lavoratori subordinati (o almeno quelli che
ancora sono rimasti tali).
Il PD soffre di questa forte responsabilità che, a ragion veduta, si è
assunto appoggiando il governo Monti. Per chi ha cariche nel partito è
più facile incontrare diffidenza su temi della fiscalità e del lavoro
che non incontrare entusiasmi e applausi.
Non ci va bene leggere sui giornali che dopo Monti, ci potrebbe stare un
altro Monti. No, pensiamo ci possa essere un governo rappresentativo e
capace. Un parlamento scelto ed eletto dai cittadini. Favoriamo un
governo nazionale e governi locali capaci di volare oltre la regolazione
degli interessi di categoria. Dobbiamo tornare a ragionare in termini
di interessi generali, prima che di tutela di interessi specifici. Ma
dobbiamo anche vederne il ritorno con servizi ai cittadini seri, con
opere sobrie e utili, con un territorio governato e protetto.
Abbiamo bisogno di lavorare ad un nuovo statuto dei lavoratori e del
lavoro che riconosca e tuteli il lavoro di oggi. Questo è un tema
civile, non solo un tema delle cosiddette parti sociali. Un tema
prioritario e politico che attiene al reddito e alla socialità dei
cittadini prima che allo statuto delle imprese.
Abbiamo coccolato in tutti questi anni il favore per questa o quella
categoria. Tutto legittimo sì, ma alla fine ci stiamo confrontando con
una realtà del lavoro che ha oramai accettato il dato di fatto che
dentro il medesimo luogo di lavoro possono legittimamente sopravvivere
trattamenti giuridici ed economici differenti verso uguali prestatori di
lavoro. Può essere questo il ns. obiettivo?
Noi crediamo che la società civile si aspetti più coraggio dal PD sui
temi della fiscalità e del lavoro e per questo pur ritrovandosi nel
nostro cammino, talvolta sceglie chi, meglio o più dei nostri iscritti,
può esprimere le aspettative della società.
18 febbraio 2012