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Il martirio di Atene
Moni Ovadia
(L'Unità)
La Grecia viene martirizzata con gli odierni strumenti del martirio: gli strumenti finanziari. Ma noi europei, sul piano simbolico-culturale abbiamo consapevolezza di quale sia la posta in gioco nello scempio a cui viene sottoposto il popolo greco?
Non fino in fondo. La conoscenza che abbiamo della Grecia oscilla fra
una abborracciata cultura classica fatta di mozziconi di frasi
ridicolmente insulse da esibire nelle stagioni vacanziere e le vacanze
stesse programmate sul consumo gastronomico di risorse naturali e
vestigia archeologiche.
A parte questo, poco altro, forse la musica di Zorba e il «fiume amaro»
del grandissimo Mikis Thodorakis fruito però come easy listening e
sottratto alla sua intrinseca bellezza.
Ma la Grecia e i greci sono ben altro pur con tutte le responsabilità
che si vogliano attribuire alla parte imbelle e corrotta della sua
classe dirigente. La Grecia ha dato al mondo lingua, concetti,
espressioni che hanno forgiato il nostro sapere filosofico e
scientifico, estetico e tecnologico con l’energia dell’Ellenismo ed ha
attraversato una storia particolarmente travagliata con il fuoco
interiore della Grecità.
Io come europeo sono solidale con la Grecia per tutto il debito che ho
con il suo genio che ci ha colmato di doni inestimabili. E piango con i
greci per i loro dolori come piangi con la tua gente perché, nei miei
limiti, ho cercato di ascoltarne l’intimità imparando il neo ellenico,
leggendo i suoi poeti, ascoltando le memorie dei suoi vecchi, cantando
le sue canzoni.
E come Cassandra grido fermiamo il martirio dei greci perché è il nostro martirio.
18 febbraio 2012