Pensieri del giorno

Una legge sui partiti

Alessandro Branz

Il recente caso di Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita alla quale avrebbe sottratto oltre 13 milioni di euro, ha reso impellente e improcrastinabile una legge sui partiti, in grado, come si evince dai commenti giornalistici, di dare attuazione all'art. 49 della Costituzione.

Per il vero su questo specifico tema si sono confrontate sin dai tempi della Costituente due diverse posizioni, e, perlomeno fino a qualche anno fa, quella prevalente escludeva che il "metodo democratico" previsto dalla Carta si riferisse alla vita interna dei partiti, che perciò non correvano il rischio di un intervento legislativo. Il clima però, sull'abbrivio degli scandali e di una crescente delegittimazione dei partiti, è cambiato ed ora si parla esplicitamente della necessità di normative che regolino i rimborsi elettorali e garantiscano la trasparenza di patrimoni, bilanci, donazioni ed eventuali contribuzioni a società e fondazioni.

Il terreno operativo è quindi, com'è giusto, prevalentemente di tipo finanziario. Ma alcuni recenti studi, sia di ordine costituzionalistico che politologico, hanno focalizzato l'attenzione su un altro, altrettanto importante, aspetto. Ad esempio Enzo Cheli, in un bell'articolo comparso sull'ultimo numero de il Mulino del 2011, ha individuato uno "stretto legame (...) tra la «qualità» di una democrazia e la funzionalità interna dei partiti politici", nel senso che si possono ritenere di "buona qualità" quelle democrazie in cui i partiti filtrano gli interessi e gli orientamenti della società "attraverso processi che muovono dal basso verso l'alto"; mentre al contrario sono di "cattiva qualità" quei regimi democratici in cui i partiti, sulla base di processi che vanno dall'alto verso il basso, favoriscono gli interessi di oligarchie ristrette o di leadership personali, frapponendosi come "diaframmi" tra la società e le istituzioni.

La cosa interessante è che questa lettura ripropone in tutta la sua pregnanza il tema del "partito" e della sua organizzazione, con particolare riferimento a quel modello, affermatosi soprattutto in Italia negli ultimi vent'anni, che Antonio Floridia identifica come "élitario" ed "elettoralistico", in quanto tende a chiudersi nelle roccaforti istituzionali del potere e ad agire quasi esclusivamente in funzione del momento elettorale. Non a caso, proprio per contrastare questa deriva, Cheli avanza l'ipotesi di una legge-quadro che, nel rispetto dell'autonomia statutaria dei partiti (soprattutto in tema di "primarie"), condizioni la concessione dei benefici pubblici all'inserimento negli stessi statuti di "standard minimi di democraticità", che attengono alle modalità di adesione al partito, alla partecipazione da parte di iscritti, elettori e simpatizzanti, nonché alla "circolazione interna delle informazioni". Così come, in modo non dissimile, in un saggio del 2010, due studiosi attenti al tema della "qualità della democrazia", come Marco Almagisti e Leonardo Morlino, vincolavano l'assegnazione di fondi pubblici alla creazione all'interno dei partiti di "autentiche arene deliberative" ai vari livelli, con l'obiettivo di stimolare la discussione ed il confronto fra idee ed opinioni diverse, favorire una più intensa "democratizzazione" dei partiti e quindi stimolare rapporti più stretti e reciproci fra governanti e governati.

Indubbiamente in tal modo il discorso si arricchisce, passando dalla mera "forma" normativa di una legge sui partiti alla "sostanza" di quale modello di partito sia auspicabile, nella consapevolezza che comunque le classiche funzioni di rappresentanza, integrazione sociale e partecipazione politica esercitate dai partiti nell'«epoca d'oro» conservano una loro attualità. Qualcuno osserva che ciò significa guardarsi allo specchio e focalizzare l'attenzione sul passato. Ma, a parte che guardarsi allo specchio di tanto in tanto è una buona pratica, a costoro rispondo che a volte indietreggiare aiuta a spiccare meglio il volo in avanti. A meno che dell'«innovazione» non si abbia una concezione ideologica e del tutto unilaterale.


19 febbraio 2012


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