I Balcani di Alexander Langer

di Mauro Cereghini (Osservatorio Balcani e Caucaso)

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Il Piano B 4.0 Mobilitarsi per salvare la civiltà

consultabile integralmente online su indipendenzaenergetica.it

Biografia di Lester R. Brown

Earth Policy Institute (in inglese)

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Alexander Langer raccontato da Adriano Sofri

(da Youtube, ripresa povera, ma audio buono; il ricordo di Sofri è denso e articolato)

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Reinhold Messner ricorda Langer

(da Youtube, in italiano; intervista breve ma significativa)

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Saltare i muri. Il viaggio di Alex Langer

Podcast delle puntate della trasmissione di Radio3 "Passioni" dedicate ad Alexander Langer il 22-23 e il 29-30 maggio scorso

L'introduzione di Adriano Sofri

al libro di Langer "Il viaggiatore leggero. Scritti (1961-1995)" pubblicato da Sellerio

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Minima personalia

La toccante, arguta e a tratti poetica - nella sua sincerità - autobiografia di Langer scritta nel 1986

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Fondazione Alexander Langer Stiftung

dove è possibile consultare online molti scritti e articoli di Langer

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Le Alpi. Una regione unica al centro dell'Europa

di Werner Bätzing, Bollati Boringhieri

Breve trattato sulla decrescita serena

di Serge Latouche (2008, Bollati Boringhieri)

State of the world 2010. Trasformare la cultura del consumo

Rapporto sul progresso verso una società sostenibile (Edizioni Ambiente)

In viaggio con Alex. La vita e gli incontri di Alexander Langer (1946-1995)

Il libro di Fabio Levi edito da Feltrinelli

Tutti i temi

Lento profondo soave

Il 3 luglio di quindici anni fa moriva Alexander Langer lasciandoci il dolore di una perdita, ma anche un'eredità e una ricchezza di idee e progetti allora così lungimiranti da risultare oggi particolarmente urgenti. Sapremo seguirne almeno in parte le orme?
autore Enrico Rossi - inserito venerdì, 2 luglio 2010

L'attualità delle idee di Langer stava forse in uno dei suoi tratti caratteriali più tipici: quello di non disgiungere mai la teoria dalla pratica, i proclami politici - e magari ideali - dai comportamenti. Alla sua concezione anche etica della politica, alla sua moralità pubblica, corrispondeva  per esempio una cura assidua nella rendicontazione alla lira (allora) di tutte le spese sostenute per lavoro. Molti hanno parlato di "maniacalità"; per lui, era serietà. Anche nel suo modo di vedere e di affrontare le politiche e i problemi ambientali, aveva lo stesso approccio: avere ben chiare le idee di fondo mettendole in pratica nella vita quotidiana ogni volta che fosse possibile.

Nel modo di vedere l'ecologia e la protezione dell'ambiente di Langer alcuni temi importanti erano ricorrenti. Così, il fatto che si dovesse cominciare a "privilegiare la sussistenza rispetto al profitto, al mercato" faceva il paio con una virtù che riteneva particolarmente importante, quella di preferire "il valore d'uso al valore di scambio". Per dare un valore a tutto quello che usiamo, non solo dal punto di vista del riciclaggio, ma proprio come cose dotate di un loro valore a priori, come l'acqua potabile o l'aria respirabile. Perché, diceva, "proprio la riduzione a puro valore di scambio (l'acqua per ora costa poco)" fa si che "ad esempio l'acqua si può anche lasciarla correre e buttarla via". Oppure, altra virtù che considerava importante, era la cosidetta consapevolezza del limite, quando per esempio parlava degli animali creati per avere molta carne o con crescita precoce e resi per questo brevettabili. Di fronte a  fatti di questo tipo auspicava un'auto-limitazione che facesse rinunciare a "tutto ciò che in qualche modo provoca conseguenze irreversibili generali".

Ma a questa coscienza della necessità di un ritorno a un equilibrio, Langer univa la consapevolezza che la civiltà Occidentale "non può far finta semplicemente di tornare alla natura e sicuramente non può neanche arrestare di colpo la logica di sviluppo e di crescita", cose queste fattibili solo da singoli individui o comunità ristrette. Ma, diceva, "è possibile forse un atterraggio morbido, rispetto al quale c'è molto da lavorare". Anche il suo intervento ai Colloqui di Dobbiaco del 1994 aveva un titolo significativo, "La conversione ecologica potrà affermarsi solo se apparirà socialmente desiderabile".

Nell'approccio così pragmatico di Langer ai problemi, niente di tutto questo avrebbe potuto essere realizzato senza la consapevolezza individuale di ciascuna persona. Lui per primo. Che si spostava in macchina solo quando l'urgenza e l'incalzare dei suoi impegni non permettevano altrimenti. Che apprezzava gli alberghi dove per colazione si evitavano le confezioni monodose di burro e marmellate ("un non senso ecologico"), e che perfino negli interventi al Parlamento Europeo puntualizzava orgogliosamente queste cose.

Quando se ne va una persona così - scelta o destino che sia - rimane un grande vuoto, pieno di tutto ciò che quella persona ha fatto, ha seminato. E che forse sta a noi continuare (era questo anche il suo ultimo invito, "continuate in ciò che era giusto") per il bene nostro e dei nostri figli. Sapremo seguirne almeno in parte le orme? Saremo capaci di creare uno spazio, uno stile, un modo di sviluppo realmente sostenibile che faccia del Trentino un modello esportabile?

Gli strumenti ci sono, chi ha avuto la fortuna di seguire l'incontro con Lester R. Brown poche settimane fa qui a Trento, se n'è potuto fare un'idea precisa. Il decano degli ambientalisti, fondatore nel 1974 del World Watch Institute e ora presidente e fondatore dell'Earth Policy Institute, ha dato qualche spunto del suo cosiddetto "Plan B", giunto ormai al quarto aggiornamento. Un poderoso insieme di analisi dello stato di salute ambientale del pianeta e di pratiche possibili per un rientro in tempo utile, prima della scomparsa della nostra specie. Un piano e un metodo, un approccio che tiene conto tanto delle peculiarità locali quanto delle esigenze globali del pianeta. Riusciremo ad essere tra i primi a dare corpo e a realizzare concretamente idee di questo tipo?

E ancora: sapremo collegare tutto questo all'unitarietà dello spazio alpino e alle sue esigenze comuni? E di lì all'Europa? Uno spazio comune e unitario di sperimentazione, prima; di attuazione, di scelte di vita quotidiana, poi? Uno spazio unitario trentino, uno spazio unitario delle Alpi, uno spazio unitario europeo. Sapremo essere il germe della diffusione anche in Europa di quella green economy che sembra essere l'unico business (e che business!) sensato del nostro prossimo futuro? Certo, sotto alcuni aspetti qualcosa è stato fatto e si sta facendo, ma sapremo cogliere l'urgenza di tutto ciò? L'urgenza ambientale, biologica, di sopravvivenza; culturale. Quale più nobile cultura di quella che ha a cuore il tenere da conto il mondo in cui vive?
inviato da Mario il 13.06.2011 12:36
Una volta Alexander Langer, uno che sui nemici-amici e sul gettare ponti aveva costruito la sua politica, propose a un'amica un esercizio talmudico: sostenere un’opinione X di fronte a un antagonista che diceva Y; e dopo pochi minuti scambiare le posizioni: dire tu Y e lui X. Decisamente istruttivo, pare.
inviato da Enrico Rossi il 12.07.2010 12:19
Grazie a tutti per i commenti giunti finora, per fortuna molto vari ed espressione di punti di vista diversificati. Qualche piccola nota al riguardo, per intanto.
Il pensiero di Langer è articolato e complesso, apposta s'è scelto un unico tema tralasciando la questione della convivenza interetnica altoatesino-sudtirolese che richiederebbe perlomeno un intero intervento: magari, Paolo G., sarà per un'altra occasione.
Sono complesse anche le questioni sollevate, sia pur di passata. Affrontarle dalla 'certezza' di un'unica variabile, per esempio l'iniquità socio-economica, si rivela sempre miope e - soprattutto - profondamente sterile, improduttivo. Così come estrapolare un'unica proposta da un progetto organico che ne contiene centinaia, difficilmente permette di comprendere il progetto stesso. Il "Piano B" di Lester Brown è attento in maniera quasi maniacale alla ricerca di soluzioni che siano praticabili e democratiche insieme, che permettano di evitare i conflitti di qualunque tipo. Anzi, spesso nascono proprio da esigenze di questo tipo prima ancora che di carattere ambientale, come per esempio tutte le proposte per la salvaguardia dell'acqua e dunque del cibo, proprio per permetterne l'accesso a tutti (= anche a chi ora non ne dispone).
Per brevità ho solo accennato il concetto di "socialmente desiderabile" espresso da Langer riguardo a quella che chiamava la "conversione ecologica". La sua accezione non ha davvero nulla di seminariale, tutt'al più qualche accenno francescano, com'era a volte nel suo stile. Riguardava in realtà ciò che economicamente e socialmente è possibile fare (e magari anche conveniente, a lunga scadenza), soprattutto considerando i costi reali, comprensivi anche di quelli ambientali, delle nostre attività. Proprio in questa ricerca del possibile, come usa dire, stava parte della capacità dell'agire politico di Langer, come ben puntualizza Mauro Cereghini. Che con la sua domanda finale evidenzia come in realtà alla base del nostro agire quotidiano non stiano questioni di lana caprina o di massimi sistemi, ma difficili scelte - anche culturali - di fondo.
Di nuovo, sapremo tracciarne di possibili e valide e magari "desiderabilmente" imitabili?
inviato da Mauro Cereghini il 11.07.2010 19:27
Intanto un saluto perché è la prima volta che intervengo sui forum del sito, anche se li ho seguiti e alcune volte ero tentato. Complimenti dunque in ritardo per il progetto.
Due commenti poi al testo e ai ragionamenti successivi:
1. il dibattito catastrofisti o no mi appassiona poco. Se anche l'insieme degli attuali stili di vita non porterà all'estinzione globale e contemporanea della vita sul pianeta (ci sarà sempre chi ha risorse e armi per difendersi), mi pare indubitabile che accentui disparità e polarizzazioni tra luoghi e gruppi sociali differenti. E pertanto si mantenga l'urgenza di cambiamenti. Il contributo di Langer ci dice che non basta la tecnocrazia dall'alto ma nemmeno l'ambientalismo dei buoni sentimenti. E però l'aspetto collettivo, del volere comune, il "socialmente auspicabile" è determinante per dare sostenibilità ai cambiamenti. Altrimenti ho il timore che i soli interessi economici vadano dove gli pare e, per rispondere a Fabio, se questa volta hanno portato stabilizzazione in Kenya, la prossima potrebbero fare l'esatto opposto. E di quante guerre per interessi esterni è piena l'Africa...
2. la lezione di Langer sul senso del limite, per come la leggo io dai suoi scritti, è duplice. Ovviamente operare e convincere la società dell'opulenza (gli anni '80 della Milano da bere allora, il nostro tempo del benessere non negoziabile oggi) sul fatto che le risorse ambientali sono limitate e si riproducono molto lentamente. E quindi occorre una "conversione". Ma dall'altro anche un richiamo al senso del limite verso l'estremismo di qualunque genere, compreso l'estremismo ambientalista. Il suo realismo pragmatico (pacifismo concreto lo chiamerà per gli aspetti legati a guerre e armi) lo portava a costruire alleanze anche improbabili, a cercare vie seconde se le prime erano chiuse, a mediare insomma, come dovrebbe la buona politica. Ci penso spesso quando vedo certe campagne "oltranziste", senza se e senza ma. Ad esempio nel caso degli inceneritori. Ovviamente non ne sono uno sponsor, sono anzi per la massima riduzione possibile dei rifiuti e tutti i trattamenti di riciclaggio esistenti. Però so anche che non esiste una società del tutto esente dai rifiuti, e che perciò un qualche trattamento andrà fatto, specie se nel frattempo - come a Trento - si sono accumulati i rifiuti di anni semplicemente imballandoli... E poi so che a poche centinaia di chilometri dall'Italia il trattamento unico per i rifiuti è bruciarli all'aperto, in discarica o direttamente nei cassonetti (mai passati per l'Albania o la Bosnia Erzegovina?). Fino a quanto dunque ha senso spingersi nelle battaglie contro emissioni inquinanti dello 0,...% , se poi l'aria ce ne porta molte di più da fuori? Non ho risposte, ovviamente. Ma la bussola del senso del limite credo vada orientata anche su noi stessi.
Siamo pur sempre in situazioni di conoscenza imperfetta, quindi mediare e accettare compromessi è una necessità. Il mio negozio di vicinato (in Sudtirolo) vende latte Mila in bottiglia di vetro a rendere, latte Merano biologico ma in tetrapack e un latte biologico in vuoto a rendere che però arriva dalla Baviera, quindi con filiera lunga. Quale compero per essere consumatore responsabile?
inviato da stefano fait il 07.07.2010 17:29
Se riccardo è in grado di spiegare:
a) come intende ridurre le emissioni di anidride carbonica dell'80% entro il 2020 senza sopprimere lo stato di diritto e le libertà civili;
b) perchè dovrei farlo se il fenomeno del riscaldamento globale riguarda settori del sistema solare non interessati da alcun tipo di antropizzazione;
Allora sarò pronto a considerare la possibilità che il mio pensiero possa essere pericoloso e deresponsabilizzante. In caso contrario tenderò a continuare a considerare il mio pensiero come informato, assennato e civilmente responsabile (nello spirito langeriano, peraltro).
@Fabio Pipinato: "Alcuno, credo, desidera la rivisitazione dei propri stili di vita se non i novizi nei conventi in età seminariale".
Non credo che a nessuno di noi sia rimasta alcuna scelta. Lo schema Ponzi che ha governato l'economia mondiale è al capolinea.
Come in ogni schema piramidale il 90% di perdenti si trova alla base della piramide ed il 10% di vincenti controlla le risorse del pianeta. Tuttavia la promessa di guadagni futuri per i perdenti non regge più; ogni pio desiderio è stato vanificato.
Debito insostenibile, sfruttamento risorse insostenibile, demografia insostenibile, mercato del lavoro insostenibile (precariato, outsourcing, disoccupazione in età matura, ecc.), stato sociale insostenibile, voracità del sistema bancario-assicurativo-finanziario illimitata.
Le banche prestano soldi che non hanno, le banche centrali stampano denaro senza controvalore, si specula su prodotti finanziari che non esisteranno mai, si invadono nazioni dichiarando che possiedono armi di distruzione di massa, si guadagnano voti con le menzogne più sfacciate, si vende ai cittadini un'oligarchia fingendo che sia una democrazia, si genera una massa enorme di debito privato e pubblico per conservare lo status quo, ecc.
Uno schema Ponzi/Amway funziona solo finché il numero di complici più o meno consapevoli e più o meno in buona fede continua a crescere. Ma se l'economia si contrae, le valute di riferimento vanno in crisi per eccesso di liquidità, i mercati si saturano e l'incremento demografico s'indebolisce, allora la faraonica piramide crolla.
Tutti si credevano venditori nati, nessuno si immaginava di finire alla base della piramide. La "festa" del capitalismo corporativo è finita e neanche il visionario e lungimirante Langer avrebbe saputo dire cosa ci attende.
inviato da riccardo il 07.07.2010 13:04
Il ragionamento di Fait mi pare pericoloso e deresponsabilizzante. Procedure democratiche e responsabilità collettive verso il pianeta devono e possono andare alla stessa velocità!
inviato da Paolo G. il 07.07.2010 12:55
Mi piace l'analisi di Enrico Rossi, perché lega bene il valore delle idee di Langer alla sua esperienza di vita, che è in primo luogo un'esperienza politica di prim'ordine, coraggiosa e visionaria per lungimiranza (e attualità). Analizzerei però anche il portato della sua esperienza nel tessuto sociale e politico altoatesino. Ecologia a parte, si è mosso qualcosa in Alto Adige / Sudtirol nelle relazioni tra i due gruppi linguistici? O siamo sempre daccapo?
inviato da Fabio Pipinato il 05.07.2010 21:27
Proviamo a ritornare sulla terra. Già Obama vorrebbe andar su Marte e nel nostro Bel paese si vorrebbero 131 bombardieri (citius - altius -fortius) per sorvolare la terra e non certo per abitarla. Il problema è rimanere; soprattutto quando non riusciamo nemmeno a tappare un buco in fondo al mare. Francamente non credo molto al "socialmente desiderabile" di Alex. Alcuno, credo, desidera la rivisitazione dei propri stili di vita se non i novizi nei conventi in età seminariale.
Forse è meglio auspicare e, quindi, incentivare coloro che hanno stili di vita meno predatori.
A riguardo le democrazie di Fait si sono sempre dimostrate poco coraggiose. E le mafie che governano alterttanto affatto interessate. Anche davanti alle catastrofi.
Dovremo, quindi, fare i conti con gli altri "portatori d'interesse" anche perchè quello sanno fare. Il petrolio riversato in mare ha fatto disdire prenotazioni alberghiere, crociere, investimenti.
Insomma, anch'io non credo, per dirla con A.Smith, alla bontà del birraio ed auspico una risposta da parte delle lobby degli albergatori del golfo del messico per aver la meglio sulla BP (British Petroleum)ora, pretendendo la pulizia della costa atlantica domani, un piano per la messa in sicurezza dei pozzi dopodomani e tutt'altre energie a seguire.
Se loro non saranno i veri ecologisti, pur per necessità, non arriveremo lontano con le nostre pur lodevoli WWF, Greenpeace e Legambiente.
Ho vissuto una simil cosa in Kenya. Il disordine politico post elettorale che portò migliaia di morti amazzati ritrovò un suo equilibrio grazie soprattutto alle multinazionali del turismo ed alle compagnie aree più che alle straordinarie azioni nonviolente.
A riguardo Alex aveva le idee chiare. Sin troppo, purtroppo.
inviato da stefano fait il 03.07.2010 21:06
Nulla da eccepire, tranne quanto segue: "prima della scomparsa della nostra specie".
7 miliardi e rotti di esseri viventi non scompaiono, a meno che non si estingua la vita sul pianeta.
Quest'idea bizzarra è però servita a diffondere un robusto scetticismo nei confronti dei tempi della democrazia.
Il già citato Lester R. Brown propone di ridurre le emissioni di anidride carbonica dell'80% entro il 2020. C'è da augurarsi che si tratti di una provocazione, visto che nessun paese potrebbe mai raggiungere quella quota rimanendo democratico. Lo chiama "Piano B", definendolo una mobilitazione da tempo di guerra, una risposta radicale ma proporzionata alla misura della minaccia rappresentata dal riscadalmento globale.
Non è il primo "esperto" di riscaldamento globale che delinea progetti che minano alla base le procedure democratiche. C'è chi elogia il dispotismo di Singapore, chi favoleggia di un futuro regime platonico governato da un'élite di esperti.
Langer sarebbe inorridito. Ma l'alternativa è l'estinzione dell'umanità, si insiste, con tono allarmato.
Ebbene, quando qualcuno mi avrà spiegato quale sia il ruolo umano nel simultaneo riscaldamento di Terra, Marte, Tritone, Giove, Nettuno e Plutone, allora mi preoccuperò di che cosa si possa fare. Fino a quel momento dovrò concludere che si tratta di un fenomeno ciclico di natura extra-solare (visto che l'attività solare non era e non è eccezionale) del tutto incontrollabile.
Il terrorismo psicologico basato su ipotesi quasi certamente infondate non serve certamente ad educare l'opinione pubblica, operazione che stava molto a cuore a Langer stesso.
Il modello di civilizzazione che prevale oggi fa schifo e va abbandonato perché è iniquo ed insostenibile, non perché causerà la nostra estinzione (finite le risorse terrestri ci sposteremmo su altri pianeti).
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