Per un Trentino più collegiale

Editoriale Mattia Civico - Il Trentino, 15 dicembre 2010

Il nuovo modello di finanza provinciale in attuazione del federalismo fiscale

A cura di Ivano Dalmonego (presentate alla conferenza di informazione del Consiglio provinciale sul federalismo fiscale, novembre 2010).
Scarica il documento

Norma di coordinamento della finanza della Regione Trentino Alto Adige- Sudtirol e delle province autonome di Trento e di Bolzano

Scarica il documento

Relazione programmatico-finanziaria relativa al Bilancio 2011

Scarica il documento

Intervento del presidente della Provincia Autonoma di Trento reso al Consiglio provinciale

in occasione dell'illustrazione della manovra finanziaria 2011-2013
di Lorenzo Dellai (Trento, 10 dicembre 2010)

Vai al sito

Tutti i temi

Un’Autonomia più condivisa

condivisioneSi sta aprendo una nuova stagione dell'Autonomia. Non possiamo più guardare al governo del territorio con gli stessi occhi di un decennio fa. Il ruolo delle parti sociali si fa centrale. Non più elementi accessori, in un ruolo di ascolto e consultazione con lo scopo di integrare quanto deciso dalla politica, ma attori protagonisti nella definizione delle strategie di governo locale.
autore Bruno Dorigatti - inserito domenica, 20 marzo 2011

Sono in atto mutamenti profondi negli assetti sociali, economici e politici della società, a ogni livello: dalle più alte sfere dell'economia mondiale alle traiettorie di sviluppo territoriale, dai sistemi di governo degli equilibri internazionali fino alle forme di rappresentanza delle comunità locali. Mutamenti che non cominciano certo ieri: sono processi lunghi, dei quali si avvertivano segnali da tempo e sui quali si è già cominciato a riflettere, ma che, a mio avviso, sono stati drasticamente accelerati dall'esplosione della crisi economica e dalle conseguenze che questa ha avuto a livello mondiale, nelle singole nazioni e sui sistemi economici territoriali.

Le cause della crisi sono globali, ma gli effetti della stessa si abbattono sulle comunità locali. In Italia questo appare in tutta la sua chiarezza: di fronte alla necessità di risanare le finanze pubbliche, il Governo ha infatti scaricato buona parte della responsabilità sugli enti locali. Le autonomie speciali sono state messe sul banco degli imputati e sottoposte a tanto duri quanto superficiali attacchi politici. A questo la Provincia di Trento ha risposto con grande senso di responsabilità, da un lato compartecipando alla riduzione della spesa, dall'altro assumendosi nuove funzioni di governo: ammortizzatori sociali e università. È stato un atto di coraggio: assumersi l'onere di regolare e gestire direttamente l'ormai quasi totalità dei settori del governo del territorio significa in primo luogo accettare la responsabilità non solo dell'utilizzo delle risorse, ma del reperimento delle stesse. Non solo le spese, ma anche le entrate diventano elementi prioritari dell'azione di governo: dal più piccolo dei comuni fino alla Provincia, passando per le Comunità di valle, nel quadro che si andrà sempre più delineando, "amministrare" non significherà più soltanto definire le politiche di spesa, ma raggiungere un equilibrio tra la crescita economica del territorio, la coesione sociale e il benessere della comunità.

In questa prospettiva, il ruolo delle parti sociali si fa centrale. Non più marginalizzate come elementi accessori, in un ruolo di ascolto e consultazione con lo scopo di integrare quanto deciso dalla politica, ma attori protagonisti nella definizione delle strategie di governo locale. Non penso solo ai sindacati e alle categorie economiche: la coprogettazione di un nuovo modello dell'Autonomia passa attraverso il coinvolgimento della società in tutte le sue espressioni, più o meno organizzate, più o meno formalizzate. È un principio di cooperazione democratica, di partecipazione allargata, quello che va sancito: questo significa valorizzare quella vastissima rete di soggetti che, come ha scritto Mattia Civico, "assume su di sé le questioni generali, i problemi o parte di essi". Una rete che in Trentino è solidamente e capillarmente radicata.

Se c'è una critica che si può fare, a posteriori, alla gestione della seconda fase dell'Autonomia, è proprio l'eccessiva invadenza della politica in tutte le sfere della vita sociale: una politica tendenzialmente accentratrice anche quando decentrata, che talvolta si è trasformata in amministrazione burocratica, spesso in un ruolo di supplenza, talvolta inibendo lo sviluppo di forme di organizzazione più orizzontali e responsabilizzanti. La fase della Provincia del "chiedi e ti sarà dato" è finita: lo ha capito il presidente Dellai, parlando della fine di "mamma Provincia", lo hanno capito i tanti consiglieri che in vario modo hanno espresso la necessità di "fare meglio con meno", ma lo hanno capito in primo luogo i soggetti sociali che propongono un nuovo metodo di cogestione della cosa pubblica. Se le comunità locali si devono assumere nuove responsabilità, è il caso che siano le comunità nel loro insieme a farsene carico, non solo i vertici della democrazia rappresentativa.
inviato da Bruno Dorigatti il 01.04.2011 17:02
Ringrazio le amiche e gli amici che hanno letto le mie riflessioni e in particolare quelli che hanno espresso il loro parere. Concordo pienamente con Elena quando dice che in Trentino manca una forte spinta competitiva: è un problema non solo nostro, se anche il direttore della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni ha recentemente criticato le elite dirigenti che hanno perso il gusto della sfida, determinando un modello economico dove si preferisce perseguire l’accumulo privato che l’investimento per migliorare qualità e dimensioni delle produzioni. Ma in Trentino soffriamo più di altri territori (a partire dal vicino Sudtirolo) di una scarsa capacità di crescita. Per questo è importante che istituzioni e parti sociali mettano al centro la qualità delle produzioni, lo sviluppo, la formazione: dobbiamo cominciare a creare valore, soprattutto in vista di una territorializzazione del fisco. In questa prospettiva non possiamo pensare che il sistema cooperativo rappresenti un freno, un ostacolo alla crescita, ma al contrario deve mettere al servizio di tutto il sistema economico le sue competenze e quegli ideali di cui ha scritto Giovanni. I temi proposti da Mirco sono tutti ottimi esempi di quello che dovrebbe essere valorizzato: energie rinnovabili, iniziativa privata- soprattutto giovanile-, strumenti di protezione sociale, ricerca e formazione. Su questi ultimi punti, la delega alla PAT sull’Università potrà essere davvero una grande occasione, a patto che garantisca davvero una partecipazione il più ampia possibile alla costruzione di un'Università solidamente piantata nella società e nel sistema economico trentino, pur con lo sguardo sempre rivolto verso il resto d’Europa e del mondo. Accolgo l'invito alla sintesi fatto da diversi utenti nei precedenti forum e non mi dilungo ulteriormente, anche perchè sono certo che questi temi verranno affrontati nuovamente e ci saranno altre occasioni per un bel confronto collettivo.
inviato da Giacomo il 25.03.2011 14:38
D'accordo con Dorigatti, ma cosa si può fare contro l'eccessiva invadenza della politica, salvo continuare a denunciarla? Da quanti anni in Italia (e in Trentino) si parla di riforma della politica?
inviato da Jacopo Zannini il 24.03.2011 09:38
Condivido l'analisi e la riflessione.
Il nostro territorio deve uscire dalla dipendenza da mamma Provincia, serve uno scatto partecipativo che metta a valore una sussidiarietà orizzontale e verticale.
inviato da Mirco Tomasi il 23.03.2011 17:07
Premesso che osservo il mio territorio da lontano per questioni lavorative, mi sento però coinvolto da questa discussione e vorrei fornire alcuni spunti di riflessione. Si tratta di alcune priorità politiche che ritengo sarebbe importante perseguire, lascio tuttavia il punto di domanda in fondo a molte delle questioni che sollevo perché non conosco nel dettaglio gli ingranaggi della nostra amministrazione.
Io proverei a sfruttare l’Autonomia di cui il Trentino dispone per fare scelte strategiche lungimiranti ed in netta controtendenza rispetto alle attuali scelte politiche nazionali. Il Trentino che io auspico è un Trentino che sappia fare breccia nei settori economici più innovativi e sostenibili, come diceva la signora Beltrami, la green economy. Auspico un Trentino che dia spazio alle energie giovani, attraverso soprattutto ampi progetti di Ricerca e Sviluppo. Auspico infine un Trentino che preservi la coesione sociale e che si impegni a limitare le disuguaglianze.
Green Economy: è un settore dove il Trentino vanta enormi vantaggi comparati rispetto ad altre regioni. Abbiamo un territorio di dimensioni limitate, estremamente ricco di risorse naturali, abbiamo una cittadinanza attenta e ricettiva sui temi ambientali, abbiamo un’amministrazione pubblica capace e generalmente efficace. Dobbiamo solo essere ambiziosi, investire massicciamente senza timore in efficienza energetica, energie rinnovabili e riduzione dei rifiuti. Questi “nuovi” settori economici potrebbero dare impulso all’imprenditorialità trentina come vorrebbe anche la signora Beltrami. La Pubblica Amministrazione ha il compito di fornire gli incentivi, di indicare la strada. Sfruttiamo fino in fondo tutti gli strumenti a nostra disposizione. Ad esempio, fra gli altri, quelli che ci fornisce l’Unione Europea. Il primo che mi viene in mente: il programma di scambio Erasmus per giovani imprenditori (http://www.erasmus-entrepreneurs.eu/) che funziona in modo simile all’erasmus per l’Università solo rivolto ai neoimprenditori che possono ospitare o essere ospiti di altre imprese europee per confrontarsi su modelli produttivi e tecnologie. In Trentino si partecipa a questo programma? Possiamo promuoverlo di più nelle scuole professionali o nelle piccole imprese?
L’efficienza energetica è un altro settore dove si possono creare sinergie pubblico-privato. Iniziamo dei progetti di rinnovamento radicale degli edifici pubblici? Proviamo a farlo con le nostre forze ma anche attraverso i fondi che mette a disposizione l’UE? La progettazione europea andrebbe sfruttata fino all’ultimo centesimo a mio parere. Penso ad un ruolo molto attivo della Provincia per esempio nell’incentivare l’assunzione di giovani “progettisti” in ogni impresa. L’Italia ha pessimi record di “recepimento” dei fondi europei, facciamo del Trentino un esempio appunto in controtendenza?
A breve inizierà la Settimana Europea dell’Energia Sostenibile, ho notato che in Trentino sono in programma solo due o tre eventi. Perché non sfruttare maggiormente quest’occasione in futuro? Per raccogliere le idee migliori, per mettere in contatto le imprese fra loro e con la PA, etc.
E qui mi allaccio alla Ricerca. Il Trentino ha fatto giustamente dell’Università un suo fiore all’occhiello. Facciamo di più. Cerchiamo di attirare ancora più Ricercatori. Mettiamo a disposizione borse che integrino i magri compensi che ricevono oggi i Ricercatori in Italia. Diamo loro prospettive meno precarie. In modo che un giovane possa scegliere se fare il Ricercatore in America o in Trentino! Rientra questa possibilità nella nuova delega della Provincia? La Ricerca oggi in Italia viene mortificata, proprio quando tutti gli indicatori ci dicono che senza innovazione siamo destinati ad un inesorabile declino. Proviamo ancora una volta ad andare in controtendenza. La nostra Università è già piuttosto “brava” nella partecipazione a progetti comunitari, sosteniamola in tutti i modi perché diventi ancora più brava.
Sulla coesione sociale infine si potrebbero estrarre dal cappello milioni di idee. Una su tutte: l’integrazione dei migranti. In Italia i migranti soffrono una situazione drammatica a causa soprattutto di una legislazione decisamente miope. Essi sono però un’enorme risorsa, portano energie fresche e nutrono grandi speranze nell’avvenire. Anche qui spero che il Trentino sia in grado di remare controcorrente.
inviato da Elena Baiguera Beltrami il 22.03.2011 16:14
Ciò che spesso, a mio avviso, è mancato alla nostra Autonomia non è certo l'applicazione del principio di sussidiarietà. Le innumerevoli associazioni di volontariato e tutto il comparto cooperativo hanno goduto di mezzi e risorse pubbliche che non hanno eguali nel panorama regionale italiano. La grande assente all'appuntamento con un'Autonomia dinamica, capace di reinventarsi, di rigerenerarsi e riconvertirsi, è stata l'imprenditorialità, con annessi e connessi nell'incapacità del confronto con altre realtà del nord europa, le quali, a parità di risorse, è dal 1970 che sperimentano sempre nuovi sistemi di organizzazione socio-assistenziale e politiche del welfare effienti e innovative.
La nostra Autonomia, intesa come sistema produttivo, oltre che risultare spesso asfittica, perchè vittima di una massiccia pervasività della politica, è stata sempre auoreferenziale, poco incline a impegnarsi a fondo in un processo evolutivo progressivo, a confrontarsi con realtà più dinamiche, magari anche del vicino nord est. Il problema parte da lontano, da molto prima che la crisi globale sbarcasse in Trentino. Non siamo mai stati in grado di competere a livello sistemico con Veneto e Lombardia, ma non soltanto per una questione di dimensioni, ma per l'eccessiva dipendenza da un'economia assistita. Le pmi trentine, tranne qualche rara eccezione, sono sempre state caratterizzate da poca capitalizzazione, scarsissimo livello tecnologico, bassi livelli occupazionali, bassa inclinazione all'export.
Mentre i grandi marchi della cooperazione (Melinda, Cavit e altri) sono cresciuti e si sono strutturati, grazie alla rete protettiva del sistema cooperativo (pur con qualche deragliamento), alle piccole e piccolissime imprese del manufatturiero della trasformazione, dell'agricoltura di montagna, dei servizi, spesso sono mancati ossigeno e gli stimoli concorrenziali per crescere. Sono mancate formazione, internazionalizzazione dei marchi, delle risorse umane, programmazioni di lungo periodo e politiche di sistema.
Questo è avvenuto perchè i patti territoriali (per parlare dell'ultimo provvedimento contributivo a pioggia in ordine di tempo) a livello aziendale e i contributi prima casa, allo studio e altre agevolazioni a livello privato, hanno fatto si che comunque la redistribuzione della ricchezza fosse garantita.
Per contro però la voglia di rischiare e di intraprendere si è affievolita a tal punto, che ora non si sa più da dove cominciare a strutturare le produzioni.
Allora la domanda è:
possiamo stare tutti quanti sotto l'ombrello cooperativo?
Oppure un tessuto sociale sano deve poter vantare anche una classe imprenditoriale capace, dinamica, motivata e con la voglia di mettersi in gioco e rischiare?
Ed ancora: possiamo vivere solo di turismo, vino e mele? Oppure abbiamo anche bisogno di nuove produzioni, piccole e medie, ma anche grandi, magari nell'area della green economy, che offrano lavoro a giovani laureati, ma anche a giovani periti trentini e non, e che possano alzare il livello di specificità, non solo contributiva, ma anche imprenditoriale di questa terra?
I manager pubblici trentini che hanno il compito di selezionare e supportare nuovi brevetti e nuove produzioni forse dovrebbero armarsi di valigia e cominciare ad andare a vedere un po' in giro come fanno in Olanda, in Finlandia, in Svezia, Germania, Inghilterra.
Trovo superficiale ad esempio innamorarsi di fantasie quali l'Euregio, se non siamo nemmeno capaci di competere con Bolzano in termini di produttività.
Condivido il discorso di Armando Stefani sulla necesità imparare a vivere meglio con meno e sopperire all'intervento del pubblico, che avrà sempre meno risorse, mettendoci in gioco come cittadini attivi, seguendo un sano principio di sussidiarietà, ma basterà questo come dice il nostro Presidente Dorigatti a "raggiungere un equilibrio tra la crescita economica del territorio, la coesione sociale e il benessere della comunità."?


Ringrazio il Presidente Dorigatti per questo prezioso stimolo alla riflessione.
inviato da Giovanni Galluccio il 22.03.2011 10:40
Lettera aperta a Bruno Dorigatti, Presidente Operaio?
Caro Bruno, apprezzo lo sforzo di formazione di un nucleo di "responsabili", anche in Trentino. Così come ho apprezzato, partecipandovi, l'anno scorso, l'iniziativa promossa dalle tre OO.SS. confederali, per la formazione di sindacalisti "responsabili", grazie alla TSM e al contributo di un'Università statale, e di tanti attori, istituzionali, e non, e di tante e tanti dirigenti provinciali, che si sono prodigati, nel tentativo di trasmettere le nozioni cardine e i fondamenti di base del difficile mestiere del sindacalista, declinato nella sua specificità trentina. Saluto perciò l'idea del sito, con l'auspicio che al sindacato trentino siano destinate maggiori occasioni formative, e minori incombenze "da formatori", che sono necessarie, entrambe si badi, per avviare, bilanciatamente, e nel solco delle idee riformiste, il rinnovamento di una serie di contratti obsoleti, creati nel solco di una malintesa idea dell'autonomia, che troppo spesso si è arenata sul piano del rivendicazionismo salarialista, salvaguardando un piano di arretratezza dei livelli di dignità negoziale e di alterità giuslavoristica che l'Autonomia, invece, meriterebbe. Spero perciò che la metafora di Stefano Zamagni sull'aratro romano, trainato in maniera sincronica da cavalli, che generano solchi paralleli e di eguale entità e profondità, benedetta dalla Federazione Trentina della Cooperazione, generi un tavolo concertativo, unico, per l'Ente bilaterale della cooperazione e dell'agricoltura trentina. Questo è il mio sogno riformista, anche in Trentino. Unità nelle diversità, delle componenti e delle composizioni; eterogeneità delle risorse, che non tema le contaminazioni, per un bacino d'utenza che è e rimarrebbe, comunque, dimensionalmente modesto; quello della cooperazione e dell'agricoltura trentina, tutta e tutte, senza sterili contrapposizioni fra coltivatori diretti, soci conferitori, operaie cernitrici e quanti altri, a diverso titolo, siano essi attori, diversamente cooperativi o non cooperativi, siano in grado di riproporre, anche in Trentino, il tema dell'alleanza cooperativa, che salvaguardi la specificità del sistema Italia, in Europa, ed, in esso, l'unicità del sistema Trentino, in Trentino Sud Tirolo, in Italia, nell'Euregio, ed, a partire dalla Svizzera, ed oltre, se ne saremo capaci, tutte e tutti; rinunciando tutte e tutti ad un po' delle nostre prerogative professorali, con la modestia necessaria a tradurre l'idea cardine della cooperazione in ideale cooperativo.Un solo Trentino in un sistema paese coeso, di fronte alle scelte che il ridisegno della Politica Agricola Comune, col 2013, dovrà comportare.Con i sacrifici derivanti dalla probabile ingerenza montante, in un sistema Italia indebolito, delle egemoniche specificità europee, prime fra tutte quella francese e tedesca, che potrebbero rivendicare competenze d'indirizzo e di governo, rispetto a un Nord Est ed ad un Nord Ovest italiani, destinati al declino; ma minoranze anch'esse, che, nell'ambito del diritto diseguale, salvaguardano, nella loro capacità di action lobbing attuale, prerogative diverse dall'italietta di questi giorni.Quella che dopo aver tributato onori imperiali, a Roma, al Presidente della Libia, mette oggi a disposizione le proprie basi, contro di esso; immemore Governo in un paese d'immemori. Fraterni Saluti. Giovanni
inviato da Armando Stefani il 20.03.2011 17:53
Mi ritrovo pienamente con l’intervento del Presidente del Consiglio Bruno Dorigatti e in particolare in due suoi passaggi: “se le comunità locali si devono assumere nuove responsabilità, è il caso che siano le comunità nel loro insieme a farsene carico” e “il ruolo delle parti sociali si fa centrale. Non più marginalizzate come elementi accessori, in un ruolo di ascolto e consultazione ma attori protagonisti nella definizione delle strategie di governo locale”.
Le comunità locali, congiuntamente a una cittadinanza più attiva e responsabile, saranno necessariamente i soggetti chiamati, nei prossimi decenni, ad attuare l’art. 118 della Costituzione laddove afferma che “Stato, regioni, province e comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. Dove sussidiarietà viene estesa fino al contributo personale del singolo cittadino al concorrere del bene comune. Se ciò non avverrà andremo inesorabilmente incontro al degrado economico, ambientale, sociale e culturale.
Edmondo Berselli nel suo ultimo libro "L'economia giusta" ci invita, ad abituarci "ad avere meno risorse, meno soldi in tasca. Ad Essere piú poveri". Dentro questa banale realtà siamo tutti chiamati a riscoprire molteplici forme per riuscire a fare meglio con meno. E’ per questo motivo che tra le priorità del mio agire c’è il convinto sostegno all’attivazione di forme di cittadinanza attiva.
Inserisci commento...