I.N.R.I.

INRII passi della Scrittura che vengono letti, pregati, meditati nella Settimana Santa sono - anche - testi di pedagogia politica. Può essere un'ovvietà, ma perché non ritornarci? Gli ingredienti ci sono tutti: una città e un impero, una nazione occupata e una lotta di liberazione, intrighi di palazzi civili e religiosi, alleanze e tradimenti, azioni collettive di movimenti e partiti, e la "folla", soprusi e processi, torture e pene capitali. E, immancabili, a muovere gli attori, il potere e il denaro.
autore Ilaria Pedrini - inserito lunedì, 18 aprile 2011

La figura che irrompe sulla scena risulta - oggi come allora - misteriosa, quasi un alieno, o un idiota direbbe Dostoevskij, e lo si capisce dai travisamenti, dalla domanda ricorrente "chi è?" e dalla varietà delle risposte: figlio del carpentiere, nazareno, profeta, rabbì ... Persino riguardo all'accusa che lo trascina da un tribunale all'altro non c'è accordo: "che ha fatto di male?" e anche quando bisogna scrivere l'atto di condanna a morte - a giustificazione e ammonizione del popolo - si questiona.

"Gesù di Nazareth, Re dei Giudei (I.N.R.I.)" fa scrivere Pilato[1], sancendo per verità e sentenza la presunta autoproclamazione che i capi dei sacerdoti avevano abilmente costruito affinché il "braccio armato" dei romani eseguisse ciò che essi volevano.

Nell'interrogatorio, quando il governatore chiede all'imputato: "Sei un re, tu?" si sente rispondere: "Sono nato e venuto nel mondo per essere un testimone della verità, chi appartiene alla verità ascolta la mia voce" e, all'insistere di Pilato, "il mio regno non appartiene a questo mondo"[2]. Nelle due risposte consecutive c'è una contraddizione solo apparente; nella predicazione del Nazareno, nei tre brevi anni che coincidono con un viaggio da nord a sud della Palestina, da Nazareth a Gerusalemme, è costantemente presente questo binomio: verità e regalità. Qui sta l'attrito con la storia politica di "questo mondo", in cui potere e verità divergono.

Già in Galilea il dire di Gesù stupiva perché "insegnava come uno che ha autorità"[3]. E' sintomatico l'uso del termine. L'autorità è un potere di qualità particolare. Regge e guida, ma senza bisogno di spaventare e opprimere, di violenze e manipolazioni. Non conosce il "divide et impera", né maneggia quel divisore pervasivo che è il denaro. E' amore politico perchè crea unità senza togliere la libertà, porta la pace senza bombardamenti. Agisce ragionevolmente e motiva dall'interno le persone, si fa capire anzitutto dai bambini per la consonanza profonda fra il dire e l'essere.

Gesù di questa politica autorevole rimane un modello, lui che é arrivato a dire: "Io sono la verità"[4], a chiamare "suoi" coloro che "appartengono alla verità"[5], a farli pieni di speranza e di coraggio: "Il regno di Dio è in mezzo a voi"[6].

Questo tipo di autorità/verità è - oggi più che mai - segno di contraddizione e smaschera le ipocrisie e l'arroganza del potere, come la luce il buio. Così, nel prologo del suo Vangelo[7], Giovanni coglie il senso dell'irrompere della Parola nella storia e la reazione rabbiosa delle tenebre che arriva al parossismo, alla passione. "Se il mio regno fosse di questo mondo i miei servi avrebbero combattuto"[8]: l'urto con la logica della violenza è totale e totale allora si fa la  testimonianza alla verità. La sua regalità cresce, cresce. Rimane solo. Quando è l'"ora" anche i "suoi" - non la Madre - lo rinnegano e fuggono.

Poi lassù, inchiodato, va oltre. Tutto si fa buio. Anche la verità scompare. Grida: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"[9].

Il venerdì tramonta e l'iscrizione "re" sovrasta un corpo senza vita.

Ci vuole coraggio.

Penso ci sia in tutti quelli che agiscono con purezza d'amore per l'interesse collettivo - ossia che agiscono politicamente - una scintilla, forse una fiamma di questo coraggio che tiene insieme regalità e verità.

Ma i tempi sono bui e la nebbia è fitta. Occorre tenersi per mano.

Fratello, come ti va? Come riesci - da cittadino, democraticamente "sovrano" - a testimoniare la verità e l'autorità che l'accompagna? E la vedi brillare qua e là, e la alimenti, anche nel tempo delle fiction, dei trasformismi, delle convenienze di gruppo e di apparato? Come ci stai alla corte dei "pilati" che nulla decidono davvero, intenti ad occuparsi del vuoto consenso? Come ci stai alla corte degli "erode" che, circondati da giullari, recitano la parodia delle istituzioni?

Dimmi, dicci. Aspettiamo risposta ... e la domenica di Pasqua.



[1]    Gv. 19,19

[2]    Gv. 18,36-37

[3]    Mc. 1,22

[4]    Gv. 14,6

[5]    Gv. 18,37

[6]    Lc. 17,21

[7]    Gv. 1,1-18

[8]    Gv. 18,36

[9]    Mc. 15,34

inviato da stefano fait il 05.05.2011 16:38
Una precisazione per Mario Chieregato.
Quando scrivo che non considero Gesù più figlio di Dio di me o di Ilaria o di Mario, ecc. non intendo negare che lui lo sia, intendo negare che lui lo sia più di noi.
Pur con tutta la sua evidentissima e macroscopica specialità, Gesù è il nuovo Adamo e, nella mia lettura di Paolo e delle parole di Gesù, il fine dell'umanità (o di una aprte di essa) dovrebbe essere quello di farsi a sua volta nuovo Adamo/Eva, cioé di far sì che via e destinazione finiscano per coincidere.
Trovo sconvolgente che la Chiesa sia riuscita nei secoli a gerarchizzare un messaggio che era espressamente egualitario.
Gesù cercava pescatori, non pastori e invece siamo ricaduti nella condizione di inerzia morale ed asservimento spirituale contro cui lui si era scagliato a più riprese.
Il risultato è sotto gli occhi di tutto: "democrazie" oligarchiche e plutocratiche, guerre umanitarie, sementi brevettate e non reimpiegabili, eugenetica, dogmi e tabù inventati di sana pianta, arrivismo, egoismo, violenza, sperequazioni angoscianti, ecc.
Eppure non tutto è perduto.
inviato da Ilaria Pedrini il 01.05.2011 11:09
E' con molta gioia e gratitudine che scrivo qualche riga, non per commentare i pensieri - tutti importanti e completi - di chi ha scritto sul blog in questi 15 giorni, ma proprio per dir loro grazie di averlo fatto accogliendo la sollecitazione.
Meriterebbe continuare, seduti al tavolino di un bar all'aperto, in questa bella domenica di festa ...
Grazie allora anzitutto a Ilenia che ci ha ricordato il grande tema del "carisma": nelle sue accezioni sociologiche o in quelle teologiche il termine rimanda ad una eccezionalità fondante che certamente possiamo collegare alla figura del Cristo. Tuttavia il percorso del Nazareno di "testimonianza alla verità" fino alla morte scandalosa e senza fascino alcuno, ha pure il senso - a mio parere - di condurci nella libertà anche dal "trovare/possedere" qualità straordinarie e di accompagnarci in una fatica che non risparmia nessuno e perciò non delega a nessuno questo compito "politico" di responsabilità per il bene.
Grazie ad Alessandro e auguri per la personale ricerca: il potere dà la forza, è l'amore che dà autorità.
Grazie alla fine ironia di Fabio! La testimonianza alla verità talvolta è fatta col silenzio (vedi Gesù davanti ad Erode).
A tutti, e a Fabio in particolare, penso sarà piaciuto il toccante commento di Mario, che accosta la testimonianza di Cristo e quella di Vik, Vittorio Annigoni. Grazie tantissime, Mario.
Grazie dal cuore a Stefano per la sua lunga e approfondita riflessione. Grazie per aver introdotto il termine "visione". Sì, l' "alieno" Gesù ha portato con sè lo sguardo di un mondo "altro", sconsacrando "questo" mondo ... hai ragione. E tuttavia, mi permetto di aggiungere, non ha fretta di separarli. Non è manicheismo il suo. E' un dinamismo che coinvolge la coscienza e la storia insieme. Forse per questo, oltre a ricordare che ha detto "sono la verità" occorrerebbe ricordare che ha detto anche "sono la via": una verità che sta insieme con la via. Abbasso tutte le presunzioni, viva quelli che camminano e vivono!
Grazie a tutti quanti!
inviato da Mario Chieregato il 30.04.2011 11:19
L’articolo di Ilaria è molto bello e interessanti sono i termini usati di autorità, potere, verità, amore politico. Stefano poi, pur definendosi non credente in Gesù Figlio di Dio, cita tutta una serie di brani del Nuovo testamento e altri. Anch’io vorrei contribuire al bel dialogo sul blog partendo dal “misterioso e difficile” rapporto tra la Carità o Amore e la Verità, tra questi due termini che ogni uomo, credente o meno, sente nel proprio intimo.
Il dilemma tra il Potere come Servizio ovvero l’amore politico e la Verità lo viviamo tutti, anche perché tutti credenti e non siamo in ricerca di capire bene cosa essi siano veramente e di come vivere concretamente questi termini, apparentemente inconciliabili.
Vorrei contribuire alla nostra comune ricerca portando un “corpo”, l’esempio di una persona come tanti di noi che ha “dato la vita” per i fratelli : Vittorio Arrigoni “di Gaza”.
Non conoscevo Vittorio prima e non so ancora oggi quali fossero le sue convinzioni in fatto di religione, ma se anche fossero diverse dalla mie, mi domando se siano proprio “diverse” queste sue convinzioni? Non siamo, forse, piuttosto noi, credenti, che vediamo “diversamente” da lui, che ha avuto il dono di dare la vita e di testimoniare, come Gesù, tre anni di vita a Gaza, un arresto, una tortura, un processo, una esecuzione a morte, svoltasi in pochissimo tempo, come per Gesù, il tentativo di salvarlo scambiandolo con un Barabba Salafita e la Sua Glorificazione nei Mass Media di tutto il mondo.
Che cosa separa Vik, così amava firmarsi Vittorio, da Gesù? Forse la Fede? Fede in che cosa o in chi? Non è forse Vik che parla di unica famiglia umana e di uomini come fratelli? E Vik lo ha testimoniato molto più di me! Forse che Vik non credeva in Dio? Io non so, ma di certo avrà gridato mille volte, ogni giorno dell’Operazione Piombo Fuso, ognuno dei mille giorni in cui ha deciso di condividere la vita con gli abitanti di Gaza, avrà gridato con le urla della sua anima: “Dio mio, Dio nostro, dove sei? Perché ci hai abbandonati?” “Fratelli che dite di credere in Gesù, nell’Amore, perché ci state abbandonando?” E Gesù morto in croce gli ha risposto e gli ha dato la forza per condividere i dolori dei fratelli e per donare la vita per essi.
Qualcuno afferma che “gridava” contro Israele ed il suo esercito? Ma anche un certo Gesù nei Vangeli gridava “Guai a voi ipocriti …” “Razza di vipere …” ed ha rovesciato i tavoli dei cambiavalute. La Carità, il vero Amore Politico, non può prescindere dalla Verità e dalla Giustizia, altrimenti non è vera Carità, vero Amore Politico, vera Politica Nuova.
Restiamo uomini! Era il motto con cui amava chiudere i suoi reportage da Gaza. Non so bene se Vik stesso abbia dato una interpretazione a questo suo motto. A me piace interpretarlo così: “Rimaniamo uomini e, come dice Ilaria, teniamoci per mano” e riconoscendoci gli uni gli altri nei desideri più segreti e profondi del nostro intimo promuoviamo l’unità tra tutti i pacifisti e gli operatori di pace del mondo, superando le finte divisioni ideologiche che ci separano e ci impediscono, a volte, di sentire che dentro tutti noi c’è lo stesso bisogno di Pace costruita nella Verità, nella Giustizia, nella Fratellanza universale.
Mario
inviato da Alessandro Rognoni il 20.04.2011 20:10
E' proprio questa forte contrapposizione tra autorità ed autorevolezza a mettere in luce i tratti salienti del leader. L'autorità, nascendo a livello gerarchico, non presuppone il consenso delle parti: genera quindi un problema di stabilità. L'autorevolezza di Gesù invece porta ad un riconoscimento naturale, trasmettendo agli altri fiducia e credibilità. Spesso succede che colui che detiene un minimo di autorità non la usa in modo giusto e corretto: l'autorità porta a decidere senza un leale confronto tra le parti. Solo l'autorevole ha la capacità di creare una condivisione nelle azioni e decisioni. Gesù è il saggio: la saggezza è infatti una qualità insita nell'autorevolezza. Ma quest'ultima non si compra: il ricco e stolto non la potrà mai detenere. L'autorità ha un termine temporale, l'autorevolezza tende all'infinito. Solo il leader autorevole vivrà per sempre nel cuore della gente.
inviato da stefano fait il 20.04.2011 11:48
Sono molto lieto che Ilaria Pedrini abbia condiviso le sue importanti riflessioni.
Io non sono cristiano e non posso dire con certezza che Gesù sia il più grande maestro spirituale mai apparso sulla Terra. Certamente non lo considero più figlio di Dio di me o di Ilaria. Eppure credo che il messaggio di Gesù vada preso sul serio. Credo che lui (e qualche altro/a) abbia Visto quel che a noi sfugge. Ma le implicazioni di questa sua Visione sono catastrofiche per tutte le nostre capricciose predilezioni – incluso il riformismo sociale – e per le pretese mondane della stessa Chiesa.
“Vi ho dato l'esempio perché come ho fatto io, facciate anche voi” [Giovanni 13,15].
“Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” [Giovanni 8, 31-32].
“Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi” [Giacomo, 1: 22].
Partiamo dal messaggio, dunque. Gesù ci dice che per essere suoi discepoli non lo si può accettare solo in parte, la parte che ci piace. Trovo stupefacente che così tante persone si dicano cristiane pur avendo trascurato l’essenza dell’insegnamento di Gesù. Ci può piacere in particolar modo il Discorso della Montagna (le Beatitudini), ma nel “pacchetto-regalo” ci dobbiamo sorbire anche quelle spiacevolezze che sono la resistenza alle tentazioni e l’Apocalisse.
Satana, come Mara, il tentatore di Gautama Siddharta, è forse un simbolo archetipico, ma resta il fatto che egli si proclama signore di questo mondo. Gesù non lo contraddice, non lo smentisce. Anzi, resiste fattivamente alle tentazioni del Signore del Mondo: non le considera illusorie o ludiche. Prendere sul serio Gesù significa concludere che ogni potere terreno è in qualche misura “satanico”, con tutto quel che ne consegue per chi intende prendere il potere per sistemare le cose. Il potere corrompe e sono solo la nostra presunzione ed il nostro egocentrismo che ci fanno credere che la cosa riguarda qualcun altro.
Ilaria Pedrini fa molto bene a distinguere tra potere ed autorità. Gesù non è interessato al potere politico ed alla sua ferocia…
“il mio regno non è di qui” [Giovanni 18, 36].
“E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccider l’anima; temete piuttosto colui che può far perire e l’anima e il corpo nella geenna” [Matteo 10, 28].
…o al potere dei detentori del “sapere”:
Gesù disse, "I Farisei e gli accademici hanno preso le chiavi della conoscenza e le hanno nascoste. Non sono entrati, e non hanno permesso a quelli che volevano entrare di farlo. Quanto a voi, siate furbi come serpenti e semplici come colombe" [Tommaso, 39].
Per questa stessa ragione ripudia la tentazione del Serpente (il frutto dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male):
“E mentre usciva per mettersi in cammino, un uomo corse e cadde in ginocchio davanti a lui e gli fece la domanda: “Maestro buono, che devo fare per ereditare la vita eterna?” Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, Dio” [Marco 10: 17-18].
Non è una rivelazione sconvolgente? Il bene lo si compie, non lo si desume. Proviene dalla coscienza (dall’anima, da Dio), non dalla speculazione etica. Chi lo vuole dimostrare logicamente si sta già allontanando da esso. Nessuno può pensarsi buono. Buono è chi fa il bene e nessuno può dirsi certo di farlo.
Invece di scegliere la via della dominazione o della rivoluzione (come gli zeloti), sceglie la via del servizio:
“E Gesù, chiamatili a sé, disse: “Voi sapete che i sovrani delle nazioni le signoreggiano e che i grandi esercitano il potere su di esse, ma tra di voi non sarà così; anzi chiunque tra di voi vorrà diventare grande sia vostro servo; e chiunque tra di voi vorrà essere primo sia vostro schiavo. Poiché anche il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire” [Matteo 20: 25-28].
“Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti” [Marco, 10, 43-44].
Resiste a tutte le tentazioni: quelle diaboliche, quelle del popolo che lo acclama re, quella della fuga di fronte alla prospettiva di una morte certa.
Come il Buddha, al posto dei piaceri edonistici preferisce la vita dello spirito:
“Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” [Matteo 4, 4].
“Poi disse ai suoi discepoli: Perciò vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vita vostra di quel che mangerete; né per il corpo di che vi vestirete” [Luca 12:22].
“Badate e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall’abbondanza de’ beni che uno possiede, ch’egli ha la sua vita” [Luca 12, 15].
“Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per me, esso la salverà. Infatti, che giova egli all’uomo l’aver guadagnato tutto il mondo, se poi ha perduto o rovinato se stesso?” [Luca 9:24-25].
Sconsacra il mondo e consacra la coscienza. Insegna che sopravvivere non basta, bisogna esserne degni. Vivere senza una coscienza integra è peggio che morire. La vita del corpo non è il valore precipuo. Gesù ci rammenta che c’è un confine che i giusti non osano oltrepassare, ci sono azioni che non commetterebbero mai, indipendentemente dagli ordini che vengono loro impartiti o da quanto disperata sia la loro situazione. Questo perché sentono, istintivamente, che varcata quella linea, non potrebbero più tornare indietro, non ci sarebbe più un’ulteriore occasione per marcare il confine del nec plus ultra (non oltre). L’integrità morale è più preziosa della vita. Infatti:
“Gesù disse, "Se esprimerete quanto avete dentro di voi, quello che avete vi salverà. Se non lo avete dentro di voi, quello che non avete vi perderà." [Tommaso, 70]
Si rivolge agli storpi, ai malati, ai poveri, agli eretici, ai marginalizzati, ai peccatori, alle donne ed ai bambini, a tutti quelli che non vengono mai ascoltati, la cui voce non conta nulla. Non disprezza però i ricchi, domanda solo più condivisione ed onestà.
“Ed egli rispose loro: Non riscotete nulla di più di quello che v’è ordinato” [Luca 3:13].
Pone l’enfasi sul libero arbitrio. Chi lo segue si vedrà garantito il libero arbitrio. Potrà andare per la sua strada come il Figliol Prodigo, ma sarà sempre ben accolto al suo ritorno. Per questo denuncia il clero della sua epoca (scribi, farisei, preti) e la loro ipocrisia, formalismo, dogmatismo, moralismo.
Contrasta il potere della tradizione e del familismo:
“Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato" [Marco 2:27].
“Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figliuolo o figliuola più di me, non è degno di me” [Matteo 10, 37]
Ma Gesù è anche apocalittico. Anzi l’intero suo messaggio ha senso SOLO in questa prospettiva:
“Or voi udirete parlar di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, perché bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine. Poiché si leverà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo non sarà che principio di dolori. Allora vi getteranno in tribolazione e v’uccideranno, e sarete odiati da tutte le genti a cagion del mio nome. E allora molti si scandalizzeranno, e si tradiranno e si odieranno a vicenda. E molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti. E perché l'iniquità sarà moltiplicata, la carità dei più si raffredderà. Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato” [Matteo 24:6-14].
inviato da Fabio Pipinato il 18.04.2011 10:00
Forse avrebbe fatto bene Gesù difendersi dal processo e non nel processo? Forse avrebbe fatto bene portarsi la "propria folla" in Corte d'Appello in modo che alla richiesta Gesù o Barabba vi sia sommovimento di folla? La magistratura giudea di allora (Erode)non era forse un'associazione sovversiva dell'ordine precostituito di Roma?
Una preghiera. Non pubblicizziamo troppo questa tesi altrimenti riappariranno ad gentes gli "unti del signore".
inviato da ilenia il 18.04.2011 09:07
Ho letto questo post con grande curiosità e interesse, ma mi permetto però di aggiungere che, secondo me, al termine "autorità" andrebe anche aggiunto, o forse addirittura sostituito, quello di "carisma", quella qualità straordinaria capace di affascinare le genti e chiamare a sé la folla, che prescinde dall'autorità che chi detiene quel tipo di potere può avere. Una capacità che è più unica che rara.
Sinceramente di questi tempi, nella mia quotidianità, di persone carismatiche capaci di affascinare con la propria arte oratoria e con contenuti profondi ne incontro davvero poche. Ci vuole coraggio, sì, concordo assolutamente, e non è da tutti mettersi in gioco davvero, fino in fondo, per difendere e portare avanti la propria verità. In fondo "fare i Pilato, lavandosene le mani" è più semplice, e mi ci sento anch'io tutte le volte che non mi metto in gioco con le mie idee e i miei progetti.. è più semplice e mette al riparo dai tanti rischi in cui si potrebbe incorrere. Ma spero ci siano tanti giovani talenti, nella nostra società, semplicemente ancora troppo giovani per essere stati scoperti, che presto potranno farsi conoscere e apprezzare.
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