Committee of the Regions (CoR)
The Committee of the Regions (CoR) is the political assembly that
provides the regional and local levels with a voice in EU policy
development and EU legislation.
Vai al sito ufficiale
Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT)
Il GECT è volto ad agevolare e a promuovere la cooperazione
transfrontaliera, transnazionale e interregionale. Contrariamente alle
precedenti strutture preposte alla gestione di questo tipo di
cooperazione sino al 2007, il GECT dispone di personalità e capacità
giuridica e può pertanto acquistare e vendere beni o impiegare
personale.
Vai al sito Europa.eu
Macro-regional strategies in the European Union
Scarica il documento PDF dal sito Europa.eu
Alpi regione d'Europa. Da area geografica a sistema politico
di Marcella Morandini e Sergio Reolon
Il libro conduce il lettore attraverso cause e
concause del declino delle Alpi in senso economico, politico, culturale
per arrivare a formulare una proposta concreta per invertire la
situazione di marginalità politica e istituzionale con il pieno
riconoscimento della funzione sociale, economica e ambientale dei
territori alpini.
Le Alpi nella storia d’Europa
di Luigi Zanzi
Ambienti, popoli, istituzioni e forme di civiltà del mondo 'alpino' dal passato al futuro.
Vai al sito Stella Alpina
Il tramonto delle identità tradizionali. Spaesamento e disagio esistenziale nelle Alpi
di Annibale Salsa
Vai al sito IBS.it
La nuova vita delle Alpi
di Enrico Camanni
Una convincente
analisi delle possibilità per le Alpi di diventare teatro di un
diverso modello di sviluppo in grado di conciliare la difesa
dell'ambiente con le ragioni dell'economia, la specificità
alpina con il turismo, la tradizione con la modernità ed
impedire che il territorio alpino si trasformi in una provincia
della pianura o in un parco-museo a uso dei cittadini.
Vai al sito Infolibro.it
Il rancore. Alle radici del malessere del Nord
di Aldo Bonomi
Vai al sito Feltrinelli
- • Un progetto politico per le Alpi
- » Fine dell’UE?
- » La Comunità Autonoma del Trentino
- » Dalla Val di Susa al Brennero
- » Frontiere
- » Dietro ai Forconi
- » L’integrazione mite
- » La memoria fragile
- » Verso il declino Usa?
- » La crisi europea
- » Stili di vita e giustizia globale
- » Democrazia, mercati, leadership
- » Figli del nostro tempo
- » Indignados
- » Costi della democrazia
- » Partiti da rigenerare
- » Costi della politica
- » Ripensare gli incentivi
- » Professione insegnante
- » Economia e politica per la sostenibilità
- » I confini della libertà economica
- » Social network per cosa
- » I.N.R.I.
- » La diversità dei Sinti
- » Un’Autonomia più condivisa
- » È possibile il ricambio generazionale?
- » Sollevazioni Arabe
- » Storia del futuro
- » Il nuovo orizzonte del benessere
- » Dopo Berlusconi
- » Rien ne va plus?
- » Una nuova Cooperazione
- » Cittadinanza euromediterranea
- » Fango
- » Memoria, istruzioni per l’uso
- » Manifesti
- » Montagne
- » Lento profondo soave
- » Comunità di valle
- » Partiti e società liquida
- » Crisi
- » Identità
- » Disincanto e post-disincanto
- » Welfare-Lavori
- » Immunitas
- » Democrazia senza qualità
Un progetto politico per le Alpi
Dalla
cooperazione transfrontaliera allo sviluppo condiviso e alle strategie
macroregionali. La frammentazione e la variabilità delle competenze
amministrative inducono a un ripensamento generale della gestione dei territori
alpini. Un passo ulteriore, forse indispensabile, è quello di creare le condizioni per un progetto
politico condiviso per le aree montane nella regione alpina.
Le Alpi: 190.000 km2 con-divisi da 8 Paesi, 14 milioni di abitanti, quasi 6000 comuni.
Una continuità, quella alpina, mai formalizzata ma storicamente estremamente forte nella percezione e nelle relazioni delle popolazioni residenti. Lo esprime benissimo il Tönle di Mario Rigoni Stern, per cui "i confini non erano mai esistiti se non come guardie da pagare o gendarmi da evitare".
Il processo di formazione degli attuali Stati nazionali, con la spartizione territoriale lungo i crinali spartiacque, ha contribuito alla frantumazione di quella continuità e limitato in misura considerevole i diritti di autonomia e autogoverno di cui godevano molte vallate alpine, alcune delle quali sono state relegate a zone periferiche.
Oggi, nonostante il contesto europeo abbia contribuito ad affievolire la portata dei confini nazionali, le differenze socio-economiche all'interno dell'arco alpino, anche e soprattutto all'interno degli stessi Stati nazionali sono ancora macroscopiche. E questo vale soprattutto in Italia, il Paese su cui si affaccia tutto il versante meridionale delle Alpi.
Lo dimostrano due dati: 0,4% e -26,7% si riferiscono all'andamento della popolazione dei comuni della media montagna tra il 2000 e il 2006 rispettivamente in Provincia di Trento e nella confinante Provincia di Belluno. Da una parte dei passi dolomitici su cui si corre sistematicamente il Giro d'Italia una montagna che mantiene la sua popolazione, dall'altra parte territori che ne perdono oltre un quarto in pochi anni.
Fatte salve le eccezioni delle Province Autonome di Trento e Bolzano e della Regione Autonoma della Valle d'Aosta, in Italia le Alpi sono oggi governate dalla pianura. E questo avviene anche in regioni a statuto speciale, come nel caso del Friuli-Venezia Giulia. La montagna, al di fuori di queste eccezioni, è periferia ed è spesso considerata un peso, un fardello, un'area marginale. Le politiche territoriali sembrano limitarsi a fare in modo che essa gravi il meno possibile sulle risorse globali.
Laddove esistono invece forme più marcate di autonomia amministrativa, invece, la marginalizzazione rispetto ai centri di potere situati in pianura appare assumere contorni molto meno marcati. Sarà un caso che in Italia le politiche più efficaci per la montagna siano state realizzate dalle Province Autonome di Trento e Bolzano? Sicuramente dobbiamo interrogarci su questo. Territori interamente montani ai quali sono state attribuite svariate e vitali competenze e che hanno quindi la possibilità, e gli strumenti per trattare e cooperare con i territori limitrofi e le aree di pianura in un rapporto orizzontale e non verticale, sviluppando una cultura politica di cui beneficia la montagna.
È dunque necessario e urgente un ripensamento generale della gestione dei territori alpini, soprattutto in Italia. Un passo ulteriore, quello di creare le condizioni per un progetto politico condiviso per le aree montane nelle regioni alpine, sembra altresì indispensabile.
Nonostante anche a livello comunitario continui a mancare una politica complessiva per la montagna, si assiste tuttavia ad un intensificarsi del dibattito e all'attuazione di nuove forme di cooperazione transfrontaliera di alcuni territori (anche in zone alpine) che, a prescindere dalla forma di organizzazione interna, possono contribuire ad attuare politiche di sviluppo condivise delle aree di confine. I GECT (Gruppi Europei di Cooperazione Territoriale) e la recente istituzione del GECT Euregio Tirolo-Alto-Adige-Trentino, ne sono probabilmente l'esempio più lampante.
Il dibattito prosegue ora sulla possibilità di elaborare una cosidetta "strategia macroregionale". Dopo quelle relative al Baltico e al Danubio, di recente istituzione, la prossima sarà dedicata alle Alpi? E se sì, con quale ambito di applicazione? L'area montana in senso stretto, delimitata dalla Convenzione delle Alpi, o un'area molto più vasta che comprenda anche le grandi metropoli circostanti, da Milano a Monaco passando per Lione? La questione è tutt'altro che accademica ed è attualmente oggetto di dibattito in più sedi (Convenzione delle Alpi, Arge Alp, Spazio Alpino).
Ma, a prescindere da questi sviluppi, il punto fondamentale rimane un altro: alla costruzione delle cornici istituzionali deve necessariamente seguire un'effettiva volontà di cooperazione a livello economico e politico, per superare le tante barriere ancora presenti e trasferire anche nella vita quotidiana di chi abita le Alpi l'effettiva sensazione di essere cittadini di un'unica regione.Questa comunità chiede non solo attenzione: richiama a gran voce - anche se spesso silenziosamente - un progetto politico.
Le Alpi «ordinarie» vivono, oggi più che mai, la paura e l’incertezza che derivano dal contare poco o nulla nel mercato della politica. È percepita chiaramente la distanza (non solo fisica ma anche culturale) dei livelli di governo. Una distanza che produce sfiducia, smarrimento, spopolamento, rassegnazione. E in questo contesto le derive populiste, le tentazioni di rinchiudersi nei miti delle piccole patrie, come osservano Roberto Bombarda e Luca Zeni, sono latenti e quanto mai pericolose.
La montagna è fuori moda come sostiene Roberto Bombarda nel commento al suo post?
Di certo è lontana, estranea e soprattutto poco o per nulla interessante sulla scena politica. Quintino Sella portava i colleghi parlamentari in vetta al Monviso. Molto difficile immaginarsi oggi qualcosa di analogo.
Mi scuserà Saverio ma non ritengo, tuttavia, che l’obiettivo sia utopico. Complicato di certo. L’ostacolo maggiore non sta a mio avviso nella difformità istituzionale dei territori alpini: la sfida è definire una progettualità politica coerente per le Alpi, e immaginare e costruire ambiti istituzionali sempre più comprensivi e sempre più omogenei in termini di strumenti e competenze.
Al legittimo “e quindi?” di Maddalena di Tolla Deflorian rimando – e mi associo al volo - alla proposta di Michele Nardelli: proviamo a definire un’agenda.
Come già lo scorso anno, in occasione della presentazione a Trento del libro “Alpi Regione d’Europa”, Marcella pone un tema che investe a pieno titolo la progettualità politica e che trovo di particolarmente stimolante. E’ la questione di un nuovo assetto politico istituzionale per la regione alpina. E, di conseguenza, di una diversa idea di Europa.
Mentre in Italia ci si attarda a celebrare il 150° dell’unità in un mare di retorica, il disegno europeo sembra sfarinarsi. E con esso il progetto federalista del Manifesto di Ventotene: «… Il problema che in primo luogo va risolto e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza – scrivevano Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni nella primavera del 1941 – è la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali sovrani …».
L’Europa come proposta sovranazionale e le regioni come territori transnazionali, nei quali ridisegnare geografie, identità e temi da affrontare. Credo potrebbe essere questa una diversa prospettiva politica su cui lavorare e nella quale inquadrare anche il progetto di Regione Alpina. Utopia? Non lo so. Certo è che oggi ogni questione è insieme sovranazionale e territoriale, anche se la politica fatica ad accorgersene. Ed è altrettanto certo che il tema di una politica capace di andare oltre i confini delle attuali autonomie diventerà ineludibile. E’ questa, del resto, la vera sfida del terzo statuto.
Proviamo a definirne un’agenda?
Quale sarebbe il primo passo concreto, oltre le belle parole? Le belle idee non ci bastano, serve azione. Cosa facciamo per conseguire questo risultato?
Poi, diciamoci la verità... per tutti, tranne che per gli ambientalisti, la
Convenzione è solo un pezzo di carta. Il primo passo dunque sarebbe dare
un valore concreto alla Convenzione, ovvero, ad esempio, usarne i
contenuti in ogni dibattito politico. Se non partiamo almeno da questo, di
strada non se ne fa. Che ne dite?
Lo ritroviamo nelle diverse forme di gestione dei beni collettivi, nei tanti comuni, nell’associazionismo e nel volontariato, in quelle articolazioni capillari che consentono conoscenza e controllo del territorio.
Questi richiami non vanno dimenticati perché anche nel XXI secolo riscoprire queste radici può aiutarci a trovare forme peculiari di convivenza e di vita nei comuni di montagna, consentendoci di non essere omologati al resto del mondo, e di raggiungere una miglior qualità della vita.
Ma l’editoriale di Marcella Morandini va ben oltre.
Oggi sta finalmente diventando patrimonio comune la consapevolezza delle contraddizioni insite nel concetto di Stato nazione, e si sono aperte le strade di nuove forme di collaborazione tra livelli di governo. Occorre però trovare il giusto equilibrio, per evitare di cadere in quel mito delle piccole patrie che riproduce su scala minore le stesse contraddizioni che troviamo negli Stati.
Le diverse aree alpine vivono condizioni socio-economiche molto diverse; le rivendicazioni bellunesi - che arrivano al provocatorio referendum per entrare a far parte della Regione Trentino Alto Adige Sudtirol – sono comprensibili, perché lo spopolamento sta raggiungendo livelli quasi irreversibili, a fronte di un tessuto industriale storicamente solido e di montagne tra le più belle di tutto l’arco alpino.
Sfruttare gli strumenti giuridici esistenti sarà sempre più importante per il futuro delle comunità alpine, ma dobbiamo essere consapevoli che proprio questo essere “ponte” tra culture e popoli è la forza ma anche la difficoltà delle Alpi. Lo vediamo con l’Euregio: ci uniscono storia e asse dei trasporti, in parte collaborazione economica, ma rimane una sostanziale scarsità di conoscenza reciproca delle popolazioni, anche perché gli organi di informazione (giornali e televisioni) sono impostati su base nazionale e non territoriale.
Per questo la sfida della macroregione Alpina è affascinante e può essere vincente anche rispetto ad accordi transfrontalieri più delimitati, utili in chiave locale, ma meno capaci di essere risposta ai problemi e alle potenzialità del territorio alpino.
In attesa di un ritorno - o almeno di uno scampato sfascio definitivo - delle istituzioni europee, ben vengano anche le ArgeAlp i GECT e via discorrendo. Ma a mio modo di vedere, per uscire da certe logiche ristrette forse sarebbe molto meglio una "strategia macroregionale" alpina come quella prospettata nell'editoriale da Marcella Morandini. O, meglio ancora, una Regiona Alpina tout court. Per darle dei confini precisi, l'idea del Bätzing nel suo libro "Le Alpi" di considerare prioritaria a questo proposito "la conservazione delle Alpi come spazio economico autonomo e territorio in cui vivere" (p. 36, ed. italiana, Boringhieri) potrebbe essere già sufficiente: è fin troppo logico che limitare eccessivamente il territrorio preso in considerazione ne lacererebbe troppo i rapporti di unitarietà, così come allargarlo fino ai grandi agglomerati urbani periferici (Lione Milano Marsiglia ecc.) ne snaturerebbe l'identità.
Una Regione Alpina dal Delfinato e le Alpi Graie, via via fin dopo le Giulie e la Mur, un'istituzione con le sue competenze, bilanci e sedi decisionali. Ma ve l'immaginate i trasporti, i rifiuti, il turismo, le scelte di sviluppo economico, gestiti ANCHE su base alpina?
Convenzione delle Alpi
La Convenzione quadro, entrata in vigore nel marzo 1995, stabilisce i principi fondamentali e contiene misure generali a favore dello sviluppo sostenibile nell'arco alpino.
Vai al sito ufficiale