Agenzia provinciale per l’incentivazione delle attività economiche (APIAE)
L'APIAE è un organo dell'amministrazione creato per rendere più efficace l'attività di concessione ed erogazione di aiuti, contributi e agevolazioni finanziarie comunque denominati a favore degli imprenditori e degli altri soggetti operanti in tutti i settori economici ad eccezione di quello agricolo. Sul sito la normativa attualmente in vigore in materia.
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Ripensare gli incentivi
Al centro dell'attenzione del Consiglio
provinciale, in questi giorni, vi è un disegno di legge della Giunta che intende
modificare la disciplina degli incentivi alle imprese, anche a seguito della crisi
globale. Il nuovo testo introduce criteri per una maggiore selettività degli
aiuti, con particolare attenzione all'innovazione, all'internazionalizzazione
del sistema trentino, al trasferimento tecnologico, all'imprenditoria femminile
e giovanile, al riequilibrio territoriale.
Da ormai quasi tre anni lo scenario economico-sociale internazionale è rappresentato dalla crisi insidiosa che ha impattato anche sul Trentino: per contrastarne gli effetti la Provincia ha già impiegato una robusta manovra finanziaria orientando la propria azione alla salvaguardia del tessuto delle imprese, al sostegno dell'occupazione e delle fasce deboli.
Ora si sta operando anche sugli aspetti strutturali che condizioneranno la "ripartenza" del sistema locale. Un sistema caratterizzato da consolidati punti di forza, come la sostanziale «tenuta» degli equilibri socio-economici fondati su un ricco capitale sociale e umano, ma anche da rilevanti elementi di debolezza, che la crisi ha contribuito a far emergere, come, ad esempio, le ridotte dimensioni delle aziende, la tendenziale loro scarsa patrimonializzazione, la scarsa presenza sui mercati esteri, le debolezze nei processi innovativi e il deficit sul versante della produttività. Numerosi analisti economici, inoltre, individuano nella debolezza dei settori legati all'economia della conoscenza uno dei principali fattori di criticità del nostro Paese e in qualche modo questo riguarda anche il Trentino.
Il sistema dell'Autonomia, anche su questi temi, dovrà avere sempre più la capacità di essere laboratorio per sperimentare nuovi modelli e nuove vie: è infatti illusorio pensare che la struttura economica esistente possa essere sostenibile senza una profonda rigenerazione orientata all'innovazione. Oggi è quanto mai necessario attuare politiche orientate al rafforzamento strutturale e allo sviluppo della competitività della piattaforma economica locale: con il nuovo disegno di legge in materia di incentivi alle imprese la giunta provinciale si propone l'obiettivo, in un contesto di maggiore selettività dell'intervento pubblico, di stimolare gli investimenti a maggior valore aggiunto puntando sull'innovazione e sulla ricerca, sull'internazionalizzazione, sulle aggregazioni e contratti di rete e sul sostegno alla nascita di nuove imprese con particolare riferimento ai giovani e alle donne.
Le politiche d'incentivo devono suscitare processi innovativi compatibili con le peculiarità del nostro tessuto imprenditoriale, facendo emergere attitudini potenziali ma effettive, evitando dannose imposizioni dirigistiche: l'azione pubblica deve cioè stimolare gli investimenti e i comportamenti innovativi, selezionando le imprese dinamiche rispetto a quelle «dormienti», ma non imporre scelte di campo che non le competono.
Coerentemente con quest'analisi per le imprese innovative sono previsti nuovi aiuti per ridurre gli oneri relativi all'assunzione di laureati e a progetti di ingegnerizzazione o di innovazione, per l'imprenditoria femminile e giovanile si agisce abbattendo i costi per l'avvio dell'impresa (rispettivamente particolarmente significativi risultano essere i contributi in conto capitale per sostenere i costi inerenti ai contributi previdenziali per figli e familiari e le borse di studio rivolte a studenti o ricercatori per promuovere nuove idee imprenditoriali).
Un ulteriore tema molto importante è quello delle reti e delle alleanze tra imprese: siamo infatti una Provincia di piccole e medie imprese, che faticano a colmare il deficit di accesso alle informazioni, al credito, ai mercati, rispetto a realtà più strutturate. È quindi strategico rafforzare le alleanze tra imprese sostenendo sia le azioni tradizionali, come i consorzi tra imprese, sia le azioni più innovative quali il contratto di rete, la nuova figura giuridica introdotta dal legislatore nel 2009 e che intende favorire la collaborazione e la cooperazione economica delle imprese. A questo proposito è bene ricordare che il Trentino è la prima provincia in Italia che sostiene costi di costituzione e anche di attuazione del progetto del contratto di rete tra le imprese.
La promozione di uno sviluppo innovativo e sostenibile deve porsi come obiettivo primario anche la coesione sociale: a questo fine vengono sostenute le soluzioni organizzative aziendali premianti rispetto al coinvolgimento dei lavoratori in alcune decisioni che riguardano la gestione delle aziende industriali.
Occorre infine essere consapevoli che per perseguire con successo il riposizionamento strategico del nostro sistema produttivo è necessaria un'azione sistemica che si sviluppa su più livelli: educazione, ricerca di base e applicata, trasferimento tecnologico, il tutto con l'obiettivo di trasformare il sapere in valore economico, investendo quindi sempre di più nell'istruzione, nella ricerca, nella formazione permanente, nell'irrobustimento dei poli tecnologici e scientifici. Qualsiasi politica di sviluppo infatti non può essere coronata dal successo senza una adeguata disponibilità di capitale umano qualificatoUn ulteriore differenziazione evidente tra le posizioni è quella intorno al concetto di innovazione e quindi al suo sostegno; strumentalmente le opposizioni tendono a collocarla esclusivamente all’interno della grande impresa. Per la prima volta invece, con questo DDL, si fa riferimento all’innovazione diffusa, quella presente anche nella piccola media impresa. Per le imprese innovative infatti, che ad oggi non hanno i requisiti per accedere ai contributi alla ricerca disciplinati dall’attuale normativa, sono previsti nuovi aiuti per ridurre gli oneri (fino all’80%) relativi all’assunzione di laureati e a progetti di ingegnerizzazione o di innovazione, anche realizzati dal titolare o dai soci dell’impresa, affinché il piccolo imprenditore “creativo” possa remunerare anche il proprio lavoro.
Fatta questa premessa, raccolgo alcuni spunti dai commenti precedenti, spunti che inevitabilmente non toccano solo il DDL in discussione in senso stretto, ma che riguardano tutta la politica economica (e non solo) della Provincia: la valorizzazione del capitale umano, la sostenibilità, la filiera dell’edilizia...
I nuovi indirizzi impartiti a Trentino Sviluppo, e approvati recentemente dalla Giunta provinciale, incidono proprio su questi temi particolarmente significativi. Per quanto riguarda infatti il sostegno alle attività produttive, l’intervento provinciale si concentrerà in particolare su alcuni ambiti tematici: l’edilizia sostenibile, le energie rinnovabili e le tecnologie ambientali; il manifatturiero innovativo e il polo meccatronico; i poli tecnologici e le filiere.
Si pensi poi ad alcuni progetti strategici: quali il Progetto Manifattura e il Polo della meccatronica, con i quali ci si propone di rafforzare il modello trentino attraverso una «ristrutturazione produttiva» guidata dall’economia della conoscenza, dal bisogno di nuove fonti energetiche e da una più stretta integrazione fra produzione e ricerca.
Per quanto riguarda il settore dell’edilizia è inoltre fondamentale che il pubblico attui azioni stimolatrici che mirino a rendere più competitiva la sua struttura. Ad oggi infatti la ridotta dimensione delle aziende e l’assenza di “aziende locomotiva” creano seri ostacoli alle imprese trentine nell’aggiudicazione delle opere di maggior valore. Si deve quindi cominciare a ragionare, insieme alle categorie, intorno all’opportunità di costruire una filiera dell’edilizia trentina. Si tratta infatti di stabilire con quali nuovi approcci, di tipo industriale, le aziende possano vedere aumentata la loro competitività, proprio attraverso politiche di filiera vera e propria, valorizzandone le specialità. Particolare attenzione viene quindi riservata all’edilizia sostenibile: l’impegno della Provincia è infatti quello di puntare sulla riqualificazione energetica degli edifici.
Ciò che invece non comprendo sono le previsioni di investimento strutturali che riguardano la nostra Provincia. Rincorrere progetti faraonici come Metroland, nuovi centri commerciali, nuovi impianti e piste, spostamenti di edifici scolastici che non necessitano di essere ricollocati, è di nuovo una visuale strabica del concetto di sviluppo.
Si permette all'edilizia e all'indotto di sopravvivere, certamente, ma per quanto potremo sostenere le imprese di costruzione trentine che si sono moltiplicate a dismisura e che ormai sono numericamete strabordanti? Quanto territorio dovremo sacrificare a questa visuale miope e di breve periodo dell'idea di sviluppo?
Lo abbiamo sperimentato con l'area Michelin, dove molta parte della cubatura è rimasta invenduta e l'ente pubblico dovrà ancora una volta intervenire. Quante volte l'avremo pagata alla fine quest'opera? Non è più tempo di speculazioni, ma è tempo di rimettere al centro il lavoro se vorremo affrontare la sfida del terzo millennio.
La maggior parte delle nostre risorse dovrebbero essere destinate a questo, alla formazione, continua, qualificata, professionalizzante, non solo delle maestranze, ma anche degli stessi imprenditori. Dovremmo favorire, come ebbi a ribadire in una precedente discussione, progetti nella green economy, in produzioni eco sostenibili. Casa Legno Trentino può essere un inizio ed un primo settore di riferimento, ma non basterà. E soprattutto occorrerà riportare le aziende trentine verso la cultura di impresa, contrapposta alla cultura del contributo tout court, degli investimenti nelle aziende piuttosto che in beni improduttivi, come il mattone, che magari daranno una rendita a chi li acquista, ma se la nostra terra si impoverirà avremo dell'altro invenduto. Insomma un gatto che si morde la coda, distogliendo dal lavoro. Chi vive di rendita solitamete non ha bisogno di lavorare e toglie nuova linfa allo sviluppo perchè i giovani, quelli capaci, ambiziosi, che cercano esperienze qualificanti, se ne andranno.
Personalmente proporrei un patto di reciproca responsabilità tra pubblico e privato, con il concorso delle parti sociali, perchè questa nostra piccola provincia possa fare quel balzo di qualità che altre regioni, senza risorse, senza Autonomia, possono soltanto sognare.
Non sarà una sfida facile, ma se i nostri amministratori sapranno trasmettere quell'impegno e quell'attaccamento alla nostra terra che ci contraddistingue, probabilmente ci riusciremo.
Anche Bruno Dorigatti tocca due punti cruciali: primo, sugli incentivi, oltre alle modifiche legislative, la partita la dobbiamo giocare sulle misure attuative concrete e sulla capacità di fare sistema nella pratica quotidiana; secondo, una politica industriale innovativa deve coinvolgere i lavoratori (e direi anche i cittadini) in nuove forme di partecipazione e di protagonismo, perché solo così riusciremo veramente a far sì che innovazione e cambiamento diventino un tratto forte dell'identità del Trentino.
In altre parole, l'innovazione fa breccia solo se non è "calata dall'alto", ma vissuta ogni giorno da tutti nelle proprie pratiche di vita e di lavoro.
Condivido quanto scritto da Alessandro Olivi: internazionalizzazione, qualificazione del lavoro, collaborazione tra imprese, sostenibilità ambientale, sviluppo tecnologico devono essere le coordinate delle politiche economiche in Trentino. Non un ritornello da ripetere, ma obiettivi concreti da mettere al servizio di imprese e lavoratori. Questo ddl va nella direzione giusta, anche se poi saranno regolamenti e stanziamenti di adeguate risorse a determinare la qualità degli interventi.
Io mi permetto di aggiungere un pezzo di ragionamento, che riguarda la democrazia economica e la partecipazione dei lavoratori alla vita di impresa. Penso essenzialmente alla “Codecisione” tedesca (Mitbestimmung), che sta alla base di un sistema di relazioni industriali che caratterizza la Germania da più di mezzo secolo e le ha permesso di riprendersi dalla crisi prima e meglio di tutte le altre nazioni europee.
Questo modello è importabile nella nostra realtà? Se ne discute da tempo, spesso anche a sproposito, confondendo la “cogestione” con la partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa. Io ho provato a dare il mio contributo, proponendo un disegno di legge che prendeva le mosse dalle esperienze nordeuropee. Il senso di questa proposta è stato integrato nella riforma della legge sugli incentivi alle imprese: un piccolo passo avanti che quantomeno mette nero su bianco un impegno, pur generico e ancora vago, nella promozione della partecipazione dei lavoratori alla vita d’impresa. La palla ora passa alle parti sociali: la legge non può garantire un modello standardizzato, uguale per tutti, a fronte di una pluralità di situazioni e di contesti estremamente diversificati. E’ dal basso dell’esperienza aziendale che deve nascere la spinta alla diffusione di forme di democrazia economica: nel vivo dei luoghi di lavoro si possono infatti riconoscere e affrontare i problemi legati all’organizzazione del lavoro, all’impiego delle risorse, alla valorizzazione del capitale umano.
Non è solo una questione di etica: sono le necessità della produzione, l’instabilità dei mercati, il peso della concorrenza ad imporre nuovi sistemi di organizzazione del lavoro e di gestione della vita d’impresa. Le strade sono due: una, superata e inefficace, procede sulla via dell’unilateralità; l’altra, adeguata alle pressioni del presente, va alla ricerca di forme partecipative di relazioni tra le parti. Quando Olivi dice che bisogna evitare tentazioni dirigistiche, credo intenda proprio questo.
Il disegno di legge
Dal sito del Consiglio provinciale: la storia del provvedimento, il testo del disegno di legge licenziato dalla Commissione. Vai al sito