L'eredità di Marco Biagi oltre i conformismi vecchi e nuovi
di Pietro Ichino (Corriere della Sera, 19 marzo 2010)
Scarica il PDFRegole chiare per i salvataggi
di Lorenzo Bini Smaghi (Il Sole 24 Ore, 17 marzo 2010)
Le lezioni sbagliate della formica tedesca
di Martin Wolf (Il Sole 24 Ore, 17 marzo 2010)
Bobbio, chi ha tradito quei giovani eroi?
di Franco Sbarberi (la Stampa, 15 marzo 2010)
Non esiste libertà senza regole
di Claudio Magris (Corriere della Sera, 15 marzo 2010)
Quelle inutili nostalgie (la prima repubblica va rimpianta?)
di Angelo Panebianco (Corriere della Sera, 15 marzo 2010)
Da cittadini a clienti globali
Federico Rampini intervista Benjamin Barber (la Repubblica, 15 marzo 2010)
Unire le forze per affrontare le sfide del Mediterraneo
di Mario Mauro e Gianni Pittella (Europa, 26.02.2010)
Solo online i dieci film sulla democrazia che le tv italiane hanno ignorato
Da: Corriere della Sera, 7 maggio 2008, pp. 45
A più voci
Amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni e cittadini nei processi decisionali inclusivi
a cura di Luigi Bobbio (2004)
La qualità della democrazia in Italia. Capitale sociale e politica
di Marco Almagisti (Carocci, Roma, 2009)
Democrazia senza qualità
Una
democrazia che funziona deve essere in grado di imparare dai suoi errori e di aggiornare
e riformare le istituzioni e le pratiche decisionali in modo tempestivo e
concertato.
Oggi
il problema non è solo quello di quanta democrazia vi è nelle nostre
istituzioni rappresentative. Il problema è anche quella della sua qualità.
"Democrazia è la parola per qualcosa che non esiste", diceva Karl Popper. Per essere qualcosa che non esiste, essa ha fatto (e farà ancora) discutere molto. La democrazia è un obiettivo per molti paesi (si pensi a ciò che è avvenuto a cavallo degli anni Ottanta e Novanta nell'Europa dell'Est), ma, anche per i paesi stabilmente democratici, è fonte di sfide e opportunità. La globalizzazione, l'integrazione europea, il rafforzamento dei poteri delle regioni e delle istituzioni locali pongono nuovi problemi alla democrazia. Sono cambiati i luoghi della decisione, gli attori, i vincoli istituzionali, il contesto e quindi il rendiconto. Dove vengono prese le decisioni? Chi è responsabile di cosa? Come si può fare (democraticamente) sintesi delle diverse proposte e dei diversi interessi? Quali strumenti hanno oggi i cittadini per premiare o sanzionare le scelte pubbliche? Queste sono domande a cui urge trovare una risposta a livello nazionale, sovranazionale (l'Unione europea) e locale. Una democrazia che funziona deve essere in grado di imparare dai suoi errori e di aggiornare e riformare le istituzioni e le pratiche decisionali in modo tempestivo e concertato. Per questo, Robert Dahl scriveva che "Qualsiasi forma assuma, la democrazia dei nostri successori non sarà e non potrà essere la democrazia dei nostri predecessori". Il futuro della democrazia, quindi, non dipende tanto dalla capacità di rafforzare e perpetuare le istituzioni formali e le pratiche informali esistenti ma dalla capacità di cambiarle. Non è la prima volta che la democrazia si trova ad affrontare nuove sfide: è sempre stato così. Le "vecchie" sfide hanno prodotto ciò che oggi ci pare inevitabile e necessario: la sovranità dei cittadini è una conquista relativamente recente, così come il diritto di voto garantito a tutti gli uomini e donne indipendentemente dal salario, da diritti ascritti e dalla posizione sociale ricoperta. Allo stesso tempo, l'ampio ventaglio delle politiche associate allo stato sociale è diventato solo recentemente ambito di azione della democrazia. Oggi il problema non è solo quello di quanta democrazia vi è nelle nostre istituzioni rappresentative. Il problema è anche quella della sua qualità. In una qualche misura, insomma, possiamo dare per scontata la lezione di Norberto Bobbio e Giovanni Sartori, secondo i quali la democrazia è prima di tutto un insieme di regole che consentono la libera scelta dei governanti da parte dei governati. Oggi dobbiamo anche guardare al rispetto e alla bontà delle procedure decisionali, al contenuto delle decisioni (ovvero all'ambito di riferimento delle politiche pubbliche) e al risultato delle decisioni prese (espressa in termini di soddisfazione dell'elettore/cittadino). Se questo è vero, come aumentare la qualità di una democrazia? Quali raccomandazioni si possono fare? Delineare una mappa delle soluzioni adottate nelle diverse democrazie consolidate è cosa difficile, soprattutto perché è stata adottata una amplissima varietà di strumenti. Essi vanno dal conferimento del diritto di voto a tutti i legittimi detentori dello status giuridico di cittadino fin dalla nascita, alle "lotterie" per gli elettori; dall'istituzione di organismi rappresentativi volti a fornire consulenza alle autorità in merito a questioni specifiche, all'attivazione di sportelli democratici; dall'istituzione di commissioni consiliari dei residenti, al sostegno elettronico a candidati e parlamenti (smart voting). La lista potrebbe continuare. Solo se le democrazie sapranno autoriformarsi e si sapranno dare un nuovo contenuto qualitativo riusciranno a ritrovare la fiducia dei cittadini e incrementare la legittimità delle loro istituzioni e processi decisionali. Perché, come dice Maurice Duverger, le sorti della democrazia si fondano (anche) sulle credenze radicate nel cuore delle persone.
SEMIALTERNO the how to play democracy tomorrow!?
Proprio perché la democrazia per funzionare al meglio dovrebbe sempre più dimostrarsi in grado di imparare dai suoi errori aggiornandosi grazie a quanto le nuove tecnologie ed internet (G. E. More) permettono poter contestualmente disporre di una vivida estesa memoria storica e velocemente effettuare quel just in time benchmark comparativo per incrementarsi ed implementarsi e, conseguentemente potersi strutturare emulando per analogia quanto già sta accadendo nell’ambito informatico con la “cloud, la nuvola” di “Google & Co” immateriale del web in cui tutto possa essere disponibili sempre e ovunque, le logiche della connessione alla “nuvola” è un dato di fatto in progressiva adozione. Allora ci si potrebbe chiedere a quando un siffatto potenziale potrà mai esordire anche nell’ambito elettoral-istituzionale!? Il SEMIALTERNO si vanta s’essere un passo cruciale riscontrato dal fatto d’esser ormai giunti per effetto dell’accelerazione in corso imposta dalle nuove tecnologie e da internet ad un “epocale” collo di bottiglia! Oltretutto, anche la più lunga marcia inizia con un primo passo riscontrando che nel compendio mondiale, molti vari e diversificati sono i meccanismi delle leggi elettorali ne dovrebbe conseguire le loro intrinseche perfettibilità del poter addivenire a miglioramenti affinché si possano rendere più fisiologiche come quanto già “accade” su molti fronti e versanti essendo la democrazia ed il mercato facce della medesima medaglia i miglioramenti dovrebbero vicendevolmente implementarsi!? Ma, poiché come assodato: alcun potere si autolimita ed alcun potere costituito può essere costituente… mai si indiranno G7 – G8 o G20 al riguardo!? Pertanto, tutto non potrà che essere lasciato alla libera digressione iniziata quella che é iniziata con A. Ljphart, ecc. e, che sembra lasciare ai croupier di casta esperti nelle architetture elettoral-istituzionali il come si debbano strutturare e ritagliare il gioco!? The how to play democracy tomorrow!?
Pertanto, si riscontra la sostanziale mancanza di coraggio, di volontà d’un vero salto di qualità giacché sin qui la politica, come la retorica dei sofisti di un tempo, continua ad anacronisticamente voler offrire solo vecchie ideologie (giochi dell’oca) per meglio continuare a specularci e come casta proporre le solite ricette televisive giocate sull’emozionale, buone solo a persuadere irrazionalmente i telespettatori e a fornire appartenenza per familisticamente continuare come casta a sempre più infeudarsi nello spazio tempo: soprassedendo ad ogni merito e sacrificio senza minimamente rendersi conto che una nuova epoca si sta schiudendo: quella della tecnica!? Che pretenderebbe un ben diverso approccio ed atteggiamento in quanto tutto e sempre più come in un meanstream sta sempre più convergendo iniziando appunto con quei gadget tecnologici, mass mediali, ecc!? Pertanto l’ecatombe che vien lasciata sul campo su tutti i fronti dall’economico, al finanziario, all’elettoral-istituzionale (GB & California) dall’incombente crisi implacabilmente demarca gli effetti dell’inesorabile suo passaggio e transito quella della tecnica che sta nuovamente intaccando e sovvertendo la struttura del potere, perché la politica di fronte ad essa tramonta, divenendo luogo di mediazione e non più di decisione, ancella dell’economia e a sua volta delle risorse tecnologiche… con un incedere che sta diventando sempre iperbolicamente accelerata che ci proietta verso quella singolarità (de Kerkhoven) che stanno “partorendo” una nuova epoca!?
Pertanto, gli schioppettani rimbombi echeggeranno sempre più ovunque, ad ogni latitudine, indiscriminatamente, su tutti i fronti e livelli delle front line dovrebbero risuonare come campanelli d’allarme ai soliti faccendieri ed agli incalliti masnadieri che, il processo che si è attivato ad ogni latitudine sta mettendo sempre più a nudo un siffatto mantenuto obsoleto anacronismo che dovrà essere cambiato al di là delle volubilità del tenutario - feudatario di casta che con supponenza vorrebbe permettersi di mantenere inevasa la propria deterrenza ed eterna: una siffatta mediocrità mantenuta col semplice proposito di continuare a specularci occultando od insinuandosi in quelle cricche e pieghe che ancora inesorabilmente un siffatto anacronismo mantiene occultato ed adombrato nell’opacità. Interstizi ove, poter ciucciare “oziosi vitalizi”; molti l’hanno già fatta franca ed altrettanti or ora, speculano per sempre più cinicamente poterselo permettere del farlo e rifarlo per così continuare a nuotare nei soliti privilegi dandosi da fare per deterrenza di voler ostacolare ogni innovazione, ogni aggiornamento o riorganizzazione d’adeguamento. Una casta che non demorde e che appare sempre più viziata e sorda a far partire quelle strutturali riforme necessarie a rendere competitivo il nostro sistema paese, pensando così di placidamente potersi cullare in continuazione come categoria esclusiva ed anacronisticamente innalzarsi la posta in gioco attingendo con la massima disinvoltura a quella loro solita sbilanciata prerogativa mantenuta tale e rafforzata anche da quell’art. 68 che recita …senza vincolo di mandato! Uno sbilanciamento che solo infondendo concorrenza sin dai meccanismi elettorali si potrà riequilibrarne ed allineare a “check & balance” criteri introducendo l’idealtipo sistema elettorale SEMIALTERNO!
Diversamente, in un siffatto modo la casta potrà sempre più permettersi di continuare camuffarsi e gingillarsi esercitando quella facilmente esigibile supponenza di poter continuare a sempre più gattopardescamente far intendere di voler cambiare tutto ma, praticamente poi, non cambiare mai niente! Giocando sull’esclusiva agevolata prerogativa del poter attingere a quel solito famigerato gioco dell’oca strutturato e mantenuto con quei canonici ciclici speculativi “pitstops” fatti d’inutili referendum e/o sempre nuove infruttuose bicamerali per mantenere sempre gli stessi meccanismi elettorali transitivi: dal proporzionale al misto Mattarellum, Porcellum al prossimo Maggioritario oppure ad un Presidenziale o Semipresidenziale, ecc. ed in ultima analisi, per rendersi appunto, come casta politica sempre più intransitiva! Camaleontica dinamica del continuare a cambiare tutto per non cambiare mai niente al sotteso criterio di mai acquisirne un più completo quanto il SEMIALTERNO! Un gattopardesco criterio che ormai sta invadendo ogni campo dimostrato dalla facilità con la quale sia possibile sempre più cambiare nome agli stessi partiti del farli o rifarlo o manipolarli come un “pongo” allo stile ed al modo del “just in time” ovunque e comunque addirittura dal predellino! Questo ulteriormente conferma il grado di liquefazione in atto sempre in maggiore amplificazione dove, oltre alle ideologie il crollo del muro s’è trascinato appresso ogni distinguo fra prima e dopo, pubblico e privato…. Un autentico ambaradam, tant’è che sempre più melodrammi e commedie si rincorrono e susseguono lasciando spazio alla libera speculazione! Quella che reclama che tutto ancor più dovrà rendersi ancor più liquido… e quando appunto, tutto sarà deprivato d’ogni valore e d’ogni etica… reso ad autentica “suburra”… le grandinate di leggi “ad personam!” lo stanno sempre più a confermare! Che il rischio d’auto avvitamento autoreferenziale autoritario diventa sempre più concreto ed imminente, specialmente quando il politico di turno resta sempre più (auto)folgorato dalla miopia d’onnipotenza del “ghe pensi mi!” Pertanto, conseguentemente, niente ci potrà mai più scandalizzare! Anche il nominare di punto in bianco un ministro, dalla sera alla mattina …quel Brancher… per metterlo subito sotto il preservativo del “legittimo impedimento” all’uopo precedentemente confezionato e legiferato al multiuso bisogno personale ed estendibile a tutta la casta. Ma dove sarà mai finita la dignità d’italica “Cittadinanza”!? Se, tutto questo non ci dimostra palesemente che la coerenza filogenetica democratica è andata a farsi benedire… avendo ormai superato in cavalleria perfino Caligola che nominò senatore il proprio “passivo” cavallo!? Prossimamente, le trote non potranno che accodarsi! A dimostrazione che noi, nuovi Italici, possiamo esagerare e permetterci molto di più: le cronache quotidianamente lo dimostrano che stiamo sempre più (sprofondando e) forzando in continuazione i tempi …per glissare le vere responsabilità….
Rispetto a quanto il momento inesorabilmente reclamerebbe… applicare sistemi completi a soluzioni concorrenziali a bipolarismo aperto che in modo elastico, flessibili, adattivo, quanto il SEMIALTERNO propugna, obblighino chi intendesse scendere in competizione elettorale, vincendole ad assumerne la responsabilità di governo e conseguentemente per ”accountability” doverne rispondere, senza potersi mai permettere di cambiare ogniqualvolta le regole del gioco per rendersi immunizzato ed intransitivo! Urge il coraggio di cambiare pagina ed adottare nuovi spartiti, paradigmi… coerenti a quanto la tecno-scienza pretende non altro scopo che non sia il suo massimo auto-potenziamento per far sì che anche la democrazia possa rendersi strutturalmente autocorrettiva – auto-poietica! Questo è quanto attraverso una coerente sensibilità urgerebbe rendersi conto di dover applicar e mettere a sistema facendo sì che la discontinuità divenga per indotta concorrenza permanente! Giacché noi or ora, ci muoviamo ancora nell'ambiente-tecnica con i tratti tipici dell'uomo pre-tecnologico che agiva in vista di scopi, con un bagaglio di idee proprie e di sentimenti in cui si riconosceva ma, la tecnica non tende a uno scopo, non apre scenari di salvezza, non svela verità, la tecnica "funziona". Il punto cruciale sta nel fatto che tutto ciò che finora ci ha guidato nella storia - sensazioni, percezioni, sentimenti - risulta inadeguato nel nuovo scenario. Come "analfabeti emotivi" ci agitiamo senza renderci conto che oggi, la tecnica è diventata la condizione universale per realizzare qualsiasi scopo ed il primo fine da raggiungere. Tutto ciò ha delle conseguenze enormi sul piano antropologico. (Galimberti)
E’pertanto, che si reclamano adeguamenti anche per i meccanismi dei sistemi elettorali che risultino strutturalmente completi che si rendano “intransitivi” – neutri –avalutativi e tali da riportarci alla cocente concreta realtà delle cose! I Britannici ed i Californiani hanno iniziato ad aprire il Pandora Box iniettando concorrenza nell’articolazione elettoral-istituzionale sin dai meccanismi. Queste epocali innovazioni vengono pretese affinché non ci si lasci manipolare dalla libera creatività del politico/partito di turno che essendo già a bipartisan deterrenza non possa rendersi ancor più intransitivo adottando quel famigerato gioco dell’oca di facile accessibilità sempre pronto a poter essere montato ma, in modo parziale dal politico/partito di turno. Politico che oggigiorno, si ritrova ancor più agevolato dal farlo anteponendo come giustificante il ricatto del non dover rischiare di cadere “in default” come per la Grecia! Pertanto, quanto in corso ci sta effettivamente dimostrando che la nostra società alla Bauman si sta sempre più liquefando tanto che ormai di integro non sembra essere rimasto alcunché o tanto da non poter essere ulteriormente innacquato!? Segno che siamo giunti al fondo e che i pochi fermenti che s’intravedono ad ogni latitudine dimostrano la necessità di dover diversamente risalire la china per addivenire a nuovi e più completi adeguamenti per tutte le front line! Finora l’effetto domino sembra aver esaurita la sua spinta propulsiva ora, per risalire si devono trovare convergenze e, come in un mainstream si dipartire acquisendo quei semplici contributi messi in atto anche dai Britannici e dai Californiani per successivamente intensificarne i processi e rendere più fisiologici i meccanismi dei sistemi organizzativi migliorandoli: impostandoli ed improntandoli nella propria strutturale articolazione in modo concorrenziale aperto all’implementazione ricorsiva! E, che il tutto questo criterio incrementale possa impregnare e riverberarsi in modo pervasivo per tutta la galassia di cui si compone politics, policy and polity: per rivitalizzarne sempre più per intensità e tempestività i flussi che le previste metodologie e prassi vi possano far scorrere nello stesso ambito istituzionale. Tutto questo si rende indispensabile per governare ed attuare quelle pratiche decisionali che si rendono necessarie per essere sempre più pronti e tempestivi e potersi coerentemente sintonizzate in funzione incrementale e rendere in qualità. Qualità intesa come democraticità, massimizzazione del potenziale per pervasiva inclusiva interattività e espandibilità diventando in modo asintote sempre più auspicabilmente auto poietica! Autocorrettiva! Assumendo quindi, per esteso alla K Popper & R. Dahl che la democrazia sia un processo in continua progressione pertanto, implicito diventa dover lavorare sulla strutturale articolazione; del come si sviluppano i processi per accrescerne e migliorare le performance. Quelle del rendere sempre più fluidi ed efficaci questi processi ed il più possibile in tangibile asintote sviluppo evolutivo espansivo, interattivo quanto per analogia sta sempre più accadendo in informatica dove le migliori performance non possono che essere frutto a chi le sappia utilizzare ma, in altrettanto modo non si potrà mai prescindere dalla prestazione che l’insieme di “rete-macchina-software” debba strutturalmente enucleare!
Si potrebbe appunto, far riferimento quale massima parodia della democrazia a quella “nuvola” di Google emulata sia per qualità e facilità d’attingervi -“easy & reliable” in performance agli Apple –iPad ma, non certamente da imitare per il monopolio tipo “Politburo” di Cupertino in cui ricadono a tutti i prodotti iPhone/iPad/iTunes!
Pertanto, solo quanto più si alleggerirà di apparati e burocrati e di livelli l’insieme di politics, policy and polity (una stratificazione che oggigiorno presenta ben 6 livelli di pressione considerandoli dalla circoscrizione all’Europeo) tanto più potrà elevarsi in qualità in modo tale da poter qualificare ogni cittadino (utente, consumatore, ecc) un autentico “civil-citizen prosumer” vera prassi del ridurre sempre più il gap che divarica il cittadino elettore attivo da quello passivo e viceversa! Per accender quel perenne acceso processo ad asintote incrementale miglioramento ricorsivo!
Pertanto, quanto più i suoi meccanismi saranno impostati in modo da permetterne la più pervasiva possibile massimizzazione del loro potenziale di percorrenza nel più plasmo elastico possibile dinamismo, tanto più potrà rendere in efficienza permettendone ai suoi utilizzatori cittadini elettori (attivi/passivi) da esserne in altrettanto modo ancor più efficaci nel saper prontamente (accendere o liberamente non farlo purché ve ne sia sempre pronto il potenziale) dare le opportune più efficaci risposte alle prossimità del contingente!
Allora ben vengano quanto possibile di supporto a check & balance criterio ovvero anche i referendum propositivi, confermativi, abrogativi, ecc.. Questo è quanto, a mio avviso, si rende sempre più indispensabili addivenire per potersi incamminare verso una dinamica incrementale democraticità intesa come qualità implementare adattiva, senza rischiare di venirne travolti, spodestati dall’auto avvitamento autoreferenziale d’autoritarismo indotto dallo’intrinseco squilibrio del sistema elettoral-istituzionale in dotazione (e quant’altro da perfezionare) che consegna al politico/partito di turno che folgorato dalla miopia d’onnipotenza del “ghe pensi mi!” può assurgere a massimo conductor!
Quindi, per superare l’attuale fallimentare ghettizzazione indotta dagli attuali modelli in dotazione per l’incompiutezza espressa sia dai maggioritari e dai proporzionali quanto dai modelli misti (MMM MMP) così come il nostro precedente Mattarellum e l’attuale Porcellum urge abbandonarli per acquisirne d’inediti ed migliori prendendo spunto da quanto in quanto evluzione:
Dai Californiani che con la Proposition 14 - TOP TWO - hanno dimostrato di sapersi emancipare e, col referendum, hanno buttando in avanti la palla della democrazia per definitivamente stappare quel anacronistico bipartisan inciucio che li manteneva blindati ed impacchettati dentro un anacronistico autoreferenziale zoo politico concepito per una fauna ridotta a soli elefanti e somari: appunto, a bipartisan autoreferenzialità! Pertanto, con la Top Two i Californiani (conseguenti al default?) sono riusciti ad abbattere una delle tante anacronistiche assurdità iniettato concorrenza politico nei meccanismi elettorali; in quanto assurdo sarebbe concepire un mercato ristretto ad un’unica bipartisan concorrenza!…
Così in altrettanto modo i Britannici varando la coalizione governativa a Tory e LibDem hanno dimostrato di voler cambiare registro ed aprire una nuova era per la democrazia. Anche a quella latitudine le cose stanno evolvendosi. Giacché la coalizione nasce con l’implicito proposito che dopo un referendum si possa abbandonare quel considerato classico Maggioritario all’uninominale per un Proporzionale - quello magari che abbiamo abbandonato noi, con la Prima Repubblica!?
Questi cambiamenti diventeranno sempre più maggiori in conseguenza dell’accelerazione impressa dalle nuove tecnologie e da internet che affastella sempre più in un collo di bottiglia i cicli per riduzione del passo tanto da sempre poter rilevare che il Maggioritario non può che essere complementare al Proporzionale e viceversa reciproco. Questo viene ulteriormente confermato dal fatto che noi Italiani siamo prossimi a scambiarci il Proporzionale (della Prima ns Repubblica) con il Maggioritario dei Britannici che scegliendo la soluzione contraria ne dichiarano implicitamente la loro limitatezza, allo stesso tempo, ne dimostrano la loro complementarietà che troverebbe il suo “naturale” compimento nel sistema SEMIALTERNO! Quale latente implicito sottotraccia understatement!!!
Ovviamente, molto sono i livelli ove dover agire per poter migliorare la democrazia, ineludibili risultano esserlo i meccanismi elettorali dai quali non si potrà derogare! Così come da considerare saranno i referendum giacché non passiamo lasciare ai soli Californiani, Britannici od agli Svuizzeri l’esclusiva prerogativa di sapere a cosa questi servano, come funzionano e quando e come richiederli?!.
Interventi che risiedono appunto sia nella capacità di rafforzare e perpetuare le istituzioni formali e le pratiche informali esistenti ed anche principalmente dalla capacità di cambiarle, aggiornarle acquisendo meccanismi procedurali più completi volti a meglio poter dissipare rischi d’autoavvitamento autoreferenziale della casta. Specialmente quando si continuano ad adottare gli attuali limitati e limitanti modelli elettorali frutto di statuizioni formalmente corrette (Weber) e che stanno diventando sempre più corrotte! Pertanto, urge abbandonare siffatti modelli rigido-lineari, pedissequo-ripetitivi ed inflessibili dai quali sempre più difficile sarà pretendere risultati apprezzabili appunto in quanto ripropongono stereotipate continuative votazioni sempre del medesimo pedissequo verso:
• centrifugo adottando un PROPORZIONALE o pseudo tale, o
• centripeto acquisendo con un MAGGIORITARIO o filo Maggioritario
oppure
• quelli del tipo misto: MMP oppure MMM malamente articolati rispetto alla chiara e distinta maniera del SEMIALTERNO risultando pertanto questi a passo azzoppato (del’anatra ancor più azzoppata).
Giacché
• il PROPORZIONALE si presenta con un’intrinseca induzione centrifuga (polipolare-multiartisan) essendo incardinato sulla rappresentatività;
• il MAGGIORITARIA incentrato sulla governabilità enuclea quella centripeta (bipolare chiusa - blindata)
Pertnato, sarebbe opportuno portare il sistema elettorale ad una sua più equilibrata e naturale fisiologia facendo in modo che si possano mettere a ciclo compiuto entrambe quelle palesi due latenti induzioni: centripetacentrifughe che solo quando correttamente distintamente assemblate in un più appropriato e consono articolato modo potrebbero ingenerare efficienza. Quindi, non servirebbe tanta ingegneria istituzionale per saper raccogliere e montare in modo articolato ed organico quanto lì, tuttora giace e vi rimane disorganico e disarticolato sottotraccia per rendere il meccanismo completo quanto il SEMIALTERNO esprime. Sistema che enucleando entrambe queste due induzione (PROPORZIONALE) centrifuga centripeta (MAGGIORITARIA) a reciproca complementarietà ed implementazione permetterebbe d’ingenerare, accendere ed infondere all’insieme di tutta la galassia di cui si compone: politics, policy and polity riverberandone virtuosi effetti concorrenziali a bipolarismo aperto tale da poter meglio implementare virtuose, efficienza ed efficaci tutte quelle procedure e processi d’interazioni che vi si potrebbero far scorrere.
Pertanto quel idealtipo SEMIALTERNO si sviluppa come di seguito:
1) Il SEMIALTERNO è un sistema a leader implicito in quanto non necessariamente richiede di essere direttamente eletto giacché
2) la sua peculiarità consiste nel fatto che su una base a “mandata elettorale” (consultazione a turno unico) al PROPORZIONALE PURA, la cui purezza dipende da come si ritagliano i collegi; ovviamente più ampia sarà la circoscrizione maggiore risulterà la proporzionalità e, più piccola diventerà la circoscrizione, più grande sarà lo spreco dei voti, agendo indirettamente così a mo’ di fattore di soglia;
3) Ma, quando la “situazione” si rendesse priva di governo od andasse in stallo ovvero, la legislatura chiudesse prima dei suoi fisiologici tempi, ad esempio prima degli attuali cinque anni (come all’art. 60) il SEMIALTERNO richiama una consultazione elettorale a turno unico a PREMIO di MAGGIORANZA (MAGGIORITARIA) anche questa “mandata con premio” risulterà tanto più efficace quanto numericamente ridotti sarà il numero dei collegi elettorali in cui sarà ritagliato il territorio;
4) Durante queste legislature “a mandata-votazione a Premio di Maggioranza” per evitare rischi di derive autoritarie essendo questa legislatura “a Premio” ovvero, incardinate prevalentemente sull’induzione della governabilità, sarebbe opportuno inserire un emendamento equilibratore volto ad “inibire l’art. 138″ per evitare ogni possibilità di revisionare la Costituzione. Basterebbe inserire un semplice “lodo” che inibisca l’art. 138 durante lo svolgersi di legislature “a premio di maggioranza” ed ovviamente, non per quelle mandate con votazione al proporzionale;
5) Comunque, dopo ogni elezione (mandata) a Premio di MAGGIORANZA (o MAGGIORITARIO), si ritornerà alla votazione-mandata a “base PROPORZIONALE”;
6) Il termine SEMIALTERNO deriva semplicemente dal fatto che pur diventando automatico “alterno” il passaggio dalla modalità maggioritaria a quella proporzionale dove quest’ultimo viene inteso come livello di riferimento di base. Comunque, lo stesso automatismo a richiamo alterno non si attiverebbe in senso contrario essendo le mandate al proporzionale ad induzione centrifuga, da considerarsi pertanto, più in sintonia al “logaritmo pervasivo del mercato”!? Quindi, ogni legislature che “fisiologicamente” termina con un governo attivo e si concluda secondo i suoi canonici 5 (cinque o diversamente) anni come attesta l’art. 60 della nostra Costituzione, ci si rimette ad una nuova legislatura della stessa induzione - mandata al Proporzionale. Quindi, teoricamente la modalità al Proporzionale potrebbero sempre continuare a ripetersi per lo stesso verso ininterrottamente!
7) Il SEMIALTERNO comunque, aumenta la sua efficacia quanto più l’induzione centrifuga del livello a base “proporzionale” (centrifugo - imperniato sulla rappresentatività) si manterrà specificatamente distinto rispetto a quello suo contrario ma, complementare rappresentato dall’induzione - centripeta delle mandate al “MAGGIORITARIO od a Premio di Maggioranza” che incardina sulla governabilità!
Inoltre, il SEMIALTERNO non prevede alcuna soglia d’accesso in quanto si rimette all’insito strutturale suo auto correttivo automatismo competitivamente ingenerato ed indotto da quei complementari passaggi dal proporzionale al maggioritario e viceversa. Articolazione che permette d’ingenerare quel necessario virtuoso effetto rigenerativo di rettifica, quale meccanismo indispensabile a potersi così pragmaticamente ritagliare ogniqualvolta nel modo più appropriato ed adattivo possibile l’effettiva necessaria soglia autocorrettiva. Tutto questo si rende indispensabile a qualificare il SEMIALTERNO come idealtipo sistema completo, elastico flessibile, adattivo e coerente a quanto l’attuale cangiante realtà contestuale pretende dai sistemi, per così poterci meglio sintonizzare a quanto una siffatta cangiante società pretende poterli accreditare e qualificarli per tali: sistemi completi!?
E proprio perché il sistema deve sempre più poter incrementare la legittimità delle loro istituzioni e processi decisionali deve saper riprodurre e mantenere costante il senso s’appartenenza il più possibile. In egual modo pertanto, dare poter dare voce in rappresentatività a tutte le sue poliedriche componenti quelle sfaccettature della cittadinanza quali prerequisiti fermenti concorrenziali rispecchiandola il più possibile in rappresentatività. Ineludibile risultano le mandate al proporzionale per poter far mettere i piedi a terra per rispecchiare il più possibile e coerente l’elettorato rispetto all’insito rischio d’eccessiva autoreferenziale verticalizzazione che si configura l’insieme se si protrasse sempre per le stesse mandate: centripeta e centrifuga. Così come in altrettanto compensativo sistematico modo il meccanismo elettorale dovrebbe saper al meglio rispondere all’esigenza della governabilità – decisionalità richiamandola con la mandata al maggioritario (con premio di maggioranza)!
Appunto serve a più livelli un sistema completo che non si lasci manipolare o strumentalizzare ogniqualvolta dal politico/partito di turno o quello in deterrenza, per farsi cambiare ogniqualvolta:
• i parametri ai meccanismi delle leggi elettorali del passare volubilmente dal proporzionale al maggioritario o viceversa od ad altri modelli misti (ibridi-zoppi tipo: Mattarllum, Porcellum!)
• oppure da come sempre più si stanno ulteriormente sofisticando le cose, poiché non si è ancora provveduto ad istituzionalizzare il metodo con una legge ad hoc,. Norme che colleghino il finanziamento pubblico all’effettiva (riscontrabile) democraticità interna ai partiti affinché meglio calzi quanto già attesta l’articolo 49 della ns Costituzione nel riconoscere a tutti i cittadini il diritto di associarsi per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale – regolamentazione - statuti d’autoregolamentazione dei partiti che si stanno tuttora attendendo rimessi all’indeterminazione di Godot?!
Urgono acquisizioni di regolamentazioni giacché l’invasione dei campi sta sempre più propagandosi dalle (im)pertinenze del partito (tuttora senza codificati in statuti) si sta generalizzando permettendo agli stessi partiti di diventare sempre più camaleonti nel cambiare velocemente: il nome, la configurazione e l’assetto per’assorbirsi l’uno o l’atro partito a seconda della convenienza e così rendersi sempre più transitivi. Come quanto già accade ai meccanismi elettorali al gioco del “renderli” sempre più transitivi in altrettanto modo si sta strumentalizzando i partiti dove ci gioca il politico/partito di turno per meglio infeudarsi sempre più comodamente nello spazio tempo. Specialmente questo può essere ulteriormente enfatizzato dal fatto che lo stesso politico mantiene la prerogative di andare a svolgere contemporaneamente ruoli a più livelli es. quello di Parlamentare e contestualmente poter fare il Sindaco, ecc..
Pertanto, dopo aver provveduto a dare opportuna regolamentazione all’art. 49 affinché il tutto non continui ad avvitarsi su se stesso diventano sempre più autoreferenziale, urge rendere simmetriche le cose sul versante dei meccanismi delle leggi elettorali provvedendo innanzitutto a renderli completi quanto il SEMIALTERNO enuclea!
Elias Canetti diceva che “Il segreto sta nel nucleo più interno del potere”: il potere, in altre parole, ha una tendenza irresistibile a nascondersi. E’ compito della democrazia rovesciare questa (innata) tendenza del potere, impedendo che si vada verso una autocrazia. “La rappresentanza può svolgersi solo nella sfera della pubblicità. – diceva Carl Smith – Non c’è nessuna rappresentanza che si svolga in segreto e quattr’occhi”. Ovviamente, ciò non significa che alcuni elementi di segretezza non siano indispensabili. Ma c’è una tensione forte tra la dinamica tipica del potere a nascondersi e l’esigenza che tutto sia pubblico. Come risolverla? Difficile dirlo in poche righe. Solo alcune indicazioni di massima: favorire la circolazione delle élite, risolvere i problemi di conflitto di interesse, favorire la capacitazione degli elettori attraverso la partecipazione ai processi decisionali, creare istituzioni che si controllano l’un l’altra … Potrei continuare, ma mi fermo qui. Ne discuteremo ancora a lungo, qui o in altre sedi.
Mi colpì allora la complessità della valutazione finale che ci faceva accorti di alcuni problemi, tipici di una democrazia "in transizione" ma anche di una terra particolare, connotata da una fitta rete di presenze associative e quindi da una società civile potenzialmente ricca, e tuttavia infiacchita da corporativismi e commistioni con il potere politico.
Prendo una frase di quel rapporto:
"Invece di essere uno strumento dell’auto-governo, l’associazionismo può diventare uno strumento del governo (in carica)".
Una frase fortissima, che avrebbe meritato uno stop e un serio esame di coscienza collettivo e personale. Forse qualcuno l'ha fatto ... Non so se l'abbiamo socializzato abbastanza. Ma c'è sempre il tempo per farlo, anche attraverso questo nostro bel sito.
E del resto sono trascorsi due anni, due anni importanti.
Saremo cresciuti nella capacità di autogoverno? Nella capacità di sovranità, che implica un sapere dove si vuole andare insieme?
Talvolta ho timore che la nostra capacità di autonomia inizi e si fermi alle porte dell'ente autonomo provincia, alla quale siamo bravi nel chiedere di difenderci, meno nell'offrirci ad aprire nuove frontiere.
Cito ancora il Rapporto
"... la qualità della democrazia trentina dipenderà da un insieme di fattori e di ambiti, sarà il risultato di buone regole e di una buona classe politica. Ma soprattutto dovrà aiutare i suoi cittadini ad individuare il loro interesse comune".
Se abbiamo alle spalle il tempo in cui l'interesse comune era legato ai bisogni della propria sopravvivenza, potrà cominciare il tempo il cui lo sguardo si alza ad un ulteriore interesse comune, forse legato al vivere - semplicemente e umanamente, ossia fraternamente, e in dimensione planetaria.
Due giorni fa ero a Napoli. Nel centro storico neanche un manifesto elettorale del PD, solo PDL e UDC. Ho incontrato un piccolo imprenditore e gli ho chiesto un parere sulla situazione politica alla vigilia delle elezioni regionali. Mi ha detto che Bassolino ha creato un sistema clientelare formidabile. "Se non sei dei suoi non lavori", ha concluso.
Si tratta di due voci raccolte dal basso. Non sono evidentemente un campione statisticamente rilevante, ma la coincidenza di opinioni fa riflettere. Sembrerebbe che chiunque sia al governo adotti lo stesso metodo. La questione quindi non è quale schieramento, bensì quale etica e prassi politica.
Quanto ha pesato la FIAT sulle decisioni del parlamento italiano, prima ancora che arrivasse Berlusconi (e l'ENI?)? Quanto la Toyota e la Sony in Giappone? Quanto la Nokia in Finlandia (es. leggi sulla privacy)? Quanto la GlaxoSmithKline in UK, produttrice di farmaci e vaccini che assume nel direttivo (a 116.000 sterline all'anno) Sir Roy Anderson, consulente del governo britannico per le emergenze epidemiologiche?
Quanto peso esercita l'industria bellica sulla politica internazionale americana? Chi decide chi sarà il prossimo presidente degli USA? Obama ha speso oltre mezzo miliardo di dollari per essere eletto. Non deve niente a nessuno? Non ci sono legami particolari tra parte del suo staff e i lobbisti delle multinazionali?
Nel Trentino le cose vanno sensibilmente meglio? E in Alto Adige? Non scopriamo ogni 3-4 mesi sulle pagine dei giornali locali di qualche "liaison dangereuse" tra politici ed imprese, senza che il bene pubblico sia al primo posto?
Ha senso parlare di democrazia? O qualcuno è così "più uguale" degli altri che il suo voto vale migliaia di volte il mio?
Chi ha letto "Shock economy" di Naomi Klein è ancora convinto di poter usare il termine "democrazia" senza il virgolettato?
La priorità, mi pare, dovrebbe essere quella di separare il grande capitale (industriale e finanziario-assicurativo) dal potere politico. Solo allora si potrà cominciare a pensare di stabilire dei regimi di democrazia sostanziale e non solo formale/nominale. In un secondo momento si parlerà di migliorarli secondo le validissime indicazioni di Marco Brunazzo.
Scusate i toni perentori ma sono enormemente preoccupato di come stanno andando le cose in Italia ed all'estero.
Risulta molto diffusa, oggi, l’idea che a questa crisi si debba rimediare soprattutto con una maggiore partecipazione, la quale è vista come fattore di incremento tanto quantitativo che qualitativo della democraticità dell’assetto politico ed istituzionale. A mio modesto avviso, dipende.
Se per maggiore partecipazione si intende un maggiore coinvolgimento, nel senso che i partiti giustifichino le proprie scelte di fronte all’elettorato – rectius, forse, di fronte ai cittadini –, credo di poter essere d’accordo: talvolta, anzi, mi sembra auspicabile. Il che peraltro, pone attualmente in Italia il problema, non unico ma sicuramente di primaria rilevanza, della riforma della legge elettorale.
Al contrario, mi riesce onestamente difficile avallare una visione che sostanzi la maggiore partecipazione nel fatto che i partiti debbano cercare di legittimare tutte le loro scelte più importanti, di rilevanza interna o diffusa, passando dal proprio elettorato. Mi spingono a sostenerlo diverse ragioni. Viene in primo luogo in evidenza il ragionamento di Norberto Bobbio – che chi mi conosce sarà stanco di sentire ripetere – secondo il quale ad una maggiore e progressiva complessità dei problemi da affrontare nelle società odierne, una maggiore ricorso all’opinione del quisque de populo è quantomeno paradossale. È in questo senso emblematico il caso, recente, del fallimento del referendum del 2005 sulla legge 40/2004 sulla c.d. fecondazione assistita, rispetto al quale sarebbe arduo non riconoscere che alla forte astensione abbia contribuito la notevole complessità tecnica delle questioni che i requisiti referendari ponevano. In secondo luogo, bisogna prendere atto del dato fattuale per cui l’opinione pubblica si forma oggi prendendo le mosse da un ventaglio di fonti di informazione, la cui ampiezza non si era mai riscontrata. Ebbene questo dovrebbe aumentarne il grado di consapevolezza: ma occorre prendere atto che, al contrario, questo presenta anche il concreto rischio di una manipolazione più diretta e diffusa dell’opinione pubblica stessa.
È impossibile qui approfondire ulteriormente queste opinioni, ed impossibile risulta anche analizzare compiutamente le diverse soluzioni ipotizzabili. Sinteticamente, dovrò limitarmi a dire che probabilmente, invece che ricorrere (spesso fittiziamente, peraltro) all’opinione del «popolo» prima di assumere decisioni, sarebbe opportuno che i partiti riacquistassero un ruolo di guida, e non solo di raccolta di interessi diversi – se non addirittura configgenti. Questo aumenterebbe l’efficienza dei partiti stessi e la loro responsabilizzazione (che però deve essere supportata anche esternamente: ad esempio in Italia, dicevo, con una diversa legge elettorale). Sarebbe un cambiamento importante, in funzione antipopulista, che presupporrebbe la formazione di una classe politica competente. Ciò, a sua volta, rimanda ad un complesso mutamento culturale, sia a livello politico (inteso come partitico), sia, forse, dell’elettorato. Ma sembra un mutamento per nulla semplice da attuare.
Quindi i problemi da affrontare - scartata, per noi democratici, la soluzione di ricorrere ad un sovrano illuminato - sono due: uno strategico, e riguarda la conoscenza (e la strada Gelmini non mi sembra la migliore per aspirare ad una società dove la conoscenza sia talmente diffusa fra i cittadini da consentire una reale democrazia e togliere terreno al populismo becero); l'altro tattico, e riguarda la comunicazione, da un lato inventando norme di garanzia sulla gestione dei mass media, dall'altro riappropriandoci di strumenti di comunicazione più diretti (e meno alienanti dei reality televisivi) per i quali, purtroppo, non posseggo il copyright, ma che sostanzialmente, anche attingendo alle nostre memorie passate, possono richiamarsi al concetto di partecipazione e di responsabilità collettiva. Più facile a dirsi che a farsi, lo so: ma proviamoci!
E’ una grande soddisfazione, una grande speranza e una sicurezza avere amici che stanno lavorando per una politica vera e cioè pulita e competente e partecipata (chè ci devono ancora dimostrare che l’altra porta a risultati…)
Politicareresponsabile è un tassello importante, sono con voi!
Ho indicato alcune di queste sfide nella mia tesi. Più in generale, occorre ricordare che perfino Aristotele si chiedeva cosa fosse il buon governo, scrivendo una frase che Maestro Daniele potrebbe condividere: “Quando uno solo, pochi o i più esercitano il potere in vista dell’interesse comune, allora si hanno necessariamente le costituzioni rette; mentre quando l’uno o i pochi o i più esercitano il potere nel loro privato interesse, allora si hanno le deviazioni”. Ora: cosa è l’interesse comune? Chi lo definisce? Lo definisce la politica in un dialogo costante con i cittadini. E’ chiaro che i cittadini devono poter partecipare. Anzi: la loro partecipazione è fondamentale per avere una buona politica. Ma è la politica che poi deve decidere. Alex sostiene che forse pongo l’accento troppo sulla democrazia diretta. Forse ha ragione. D’altro canto, una tesi deve essere anche provocatoria. Ritengo però che occorra anche immaginare nuove strade da percorrere per la democrazia. Il mondo cambia, i problemi cambiano, e la tecnica e la scienza ci danno nuove possibilità. Perché non pensare di integrare le forme tradizionali di democrazia affiancandole (e non sostituendole) e quelle tradizionali? Sono convinto che una riflessione vada aperta. Ma sono anche convinto che la politica sia la vera responsabile dell’azione pubblica. E la responsabilità (nel senso di accountability), ovvero la possibilità di identificare il responsabile delle azioni, è una delle dimensioni essenziali per avere una buona qualità della democrazia.
C’è un’ultima questione che vorrei affrontare. Come si fa ad avere una classe dirigente adeguata alle sfide? Non ho risposte. Non le ha nessuno, ed è per questo che questa domanda rimane centrale nel dibattito politico fin dall’antichità. Direi che una democrazia è tale se la classe politica è relativamente aperta; vi deve essere, in altre parole, una continua (almeno potenzialmente) circolazione delle élite alla guida del governo operata attraverso le elezioni. In una democrazia funzionante, però, questo ricambio deve essere costante, deve avvenire all’interno delle élite partitiche e dirigenziali e deve essere presente a tutti i livelli.
La grafica valorizza con la chiarezza e la semplicità lo spazio del pensiero e del confronto. In questo momento posso garantire diffusione all'iniziativa e qualche incursione per raccogiere idee e contributi per stare in contatto critico e costruttivo con la realtà.
Già, cos'è, in parole semplici, la politica, e come essa dovrebbe funzionare in una democrazia.
Gli ho risposto che la politica è quella cosa che alcune persone fanno in nome di altre per risolvere le questioni che riguardano la vita di tutti.
E a pensarci adesso, quella risposta non è poi così banale.
Se la politica è la gestione della "res pubblica", e se la cosa pubblica comprende questioni quali la scuola e la salute, la sicurezza e le tasse, insomma, l'insieme delle regole sociali che permettono a un popolo di conciliare la natura egoistica che si esprime nelle pulsioni individuali con la razionalità della tutela degli interessi generali, la qualità della politica esprime lo stato di salute della democrazia, così come la qualità dell'acqua o dell'aria indica la qualità o il degrado di un'ambiente naturale.
Noi viviamo in una democrazia inquinata, e che continua ad essere tale, perchè in primo luogo i motori della politica, che sono i partiti, utilizzano materiale umano dannoso per l'ambiente. Il personale politico dovrebbe provenire da fonti rinnovabili, essere cioè reclutato per merito e non per cooptazione, dovrebbero fare politica solo i capaci e meritevoli anche se privi di mezzi(voti). Al contrario, i partiti fanno ricorso ancora ai combustibili fossili, reclutano figure opache, frutto di accordi tra le parti, prive di slanci ideali, di capacità di suscitare passione, che ricorrono al carbone del compromesso, esperte nell'arte della trivellazione, nel rinviare sine die tempo la presa delle decisioni, preoccupate come sono di non scontentare nessuno.
Servirebbero invece persone solari, trasparenti, coerenti, che con il vento del rigore facessero piazza pulita degli inutili do ut des e andassero fino in fondo alle cose, dimostrando in tempi ragionevole che i problemi si possono risolvere.
I tempi di questa democrazia malata sono insopportabilmente lunghi, le procedure sono inutilmente farraginose, in totale distonia con i tempi di vita delle persone.
Equità, efficacia ed efficienza: sono questi in fondo i principi che dovrebbero ispirare una democrazia.
Quando alle tasse pagate non corrispondono servizi efficaci, quando la giustizia è resa inefficiente dalla lentezza dello svolgimento dei processi, quando i più deboli si rendono conto che i più forti possono eludere le regole in virtù del loro potere, quando domina l'ingiustizia, è chiaro che la democrazia è tradita.
La democrazia è sostanza e non apparenza: dare sostanza alla democrazia, dare credibilità alla politica, facendo politica per passione e non per professione, è il presupposto per ritornare a respirare l'aria pulita della libertà, per ridare a chi ne ha sete l'acqua pura della giustizia.
Se la politica tornerà ad essere un azione del singolo a favore dei molti, se tornerà ad essere un esercizio nobile e disinteressato la democrazia rinascerà. Viceversa il declino porterà alle dimissioni di massa dalla cittadinanza attiva della popolazione. Quando l'astensione diverrà maggioritaria e la partecipazione politica spontanea sarà scompamrsa, allora si instaurerà un inedito governo del denaro, un neofeudalesimo su base economica e non più militare, con una società neocastale, su basi di status ascrittivo, teleguidata dai guru della manipolazione dei bisogni primari. L'unico ascensore sociale sarà affidato ai quiz televisi o alle lotterie di stato, nuovo sogno del cittadino postdemocratico. Perchè ciò non avvenga bisogna attivarsi perchè la politica diventi ecosostenibile, avviando una fase di riconversione verso le energie rinnovabili.
E' pur vero però che chi ci sta governando, nel modo che vediamo, lo fa in virtù del consenso che ha raccolto. Uno degli snodi decisivi per la qualità della democrazia è dunque, secondo me, quello che riguarda la modalità di formazione del consenso. Se il consenso perde troppo sfacciatamente il rapporto con l'esercizio della razionalità, con il confronto delle idee, con la maturazione di giudizi nel merito delle questioni, per divenire una merce acquistabile con il denaro, con gli specchietti per le allodole, con le clientele o con ricatti più o meno espliciti, la qualità della democrazia si guasterà al punto da rischiare di non essere più veramente tale.
Non posso che concordare con la visione di Brunazzo e auspicare che la politica risorga e diventi sempre più il motore delle scelte delle persone. Spesso non si parla di politica ma di potere, che non sono sinonimi. Mi piace pensare che presto, grazie anche alle associazioni e al web, la politica ritorni ad essere messa come cemento della società, per non far morire la democrazia.
Riguardo Lilliput il papabile presidente di Banca Etica Ugo Biggeri è categorico: la scelta di unire in un’unica rete associazioni e singoli ove il parere di un singolo aveva lo stesso peso di chi rappresentava strutture molto importanti ha di fatto contribuito a chiudere “la rete delle reti”. Sembrerebbe un paradosso ma la “troppa partecipazione ” ha depotenziato la rete stessa.
Servirebbe, quindi, più leadership? Non ne sono convinto. Associazioni importanti e focose come Emergency o Libera hanno leader indiscussi. Vanno a gonfie vele. Sono disseminate ovunque ma, con il venire meno dei loro condottieri, si rischia l’implosione interna, la mancanza di riferimenti certi. Meglio, quindi e forse, organizzazioni “più tiepide e con più dubbi” ma più popolari ed un po’ meno populiste che vedono rinnovare ogni due mandati il loro presidente. Queste hanno regole chiare. La novità è che vengono rispettate.
OTTIMA LA PRIMA!
Bellissima la semplicità dell’impaginato, la fruizione dei contenuti e la navigabilità.
Tutto molto bello.
Spero che l’iniziativa possa decollare…
C’è un grande bisogno di politica responsabile e, ancor più, di una nuova etica nel fare politica…
I tempi in cui stiamo viviamo sono davvero un delirio delle coscienze.
Vi sono vicino e vi abbraccio con affetto.
Israele ascolti la voce dell'America
di Avraham B. Yehoshua (la Stampa, 19 marzo 2010)
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